Grokipedia copia-&-incolla? La nuova enciclopedia di Musk rischia l’autogol

Promette di rivoluzionare il mondo (facendo licenziare lavoratori e chiudere aziende) ma per farlo sottrae i contenuti proprio dalle sue vittime

La piattaforma Grokipedia, lanciata di recente da Elon Musk e dalla sua azienda xAI con l’ambizione di superare Wikipedia, arrivava con grandi promesse: un’enciclopedia “migliore, più veloce, più smart”. Eppure, a poche ore dal debutto, emergono già crepe che mettono in discussione quel “migliore”. Innanzitutto, viene segnalato che molte voci paiono adattamenti quasi identici a quelle di Wikipedia: nel caso della pagina sul MacBook Air compare chiaramente la dicitura “contenuto adattato da Wikipedia, concesso in licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0”. In altri casi, come le voci su PlayStation 5 e sul modello Lincoln Mark VIII, il testo risulta praticamente identico, parola per parola, riga per riga, a quello della corrispondente pagina Wikipedia.

Il design di Grokipedia è essenziale: una barra di ricerca in home, voci con titoli, sottotitoli e citazioni, una interfaccia familiare agli utenti abituati all’enciclopedia collaborativa per eccellenza. Non ci sono (almeno per ora) fotografie nelle pagine, e la funzione di editing appare solo su alcune voci selezionate: quando accessibile, mostra le modifiche effettuate ma non specifica chi le ha suggerite o implementate. Ogni voce riporta anche un certificato di fact-checking da parte di Grok, l’intelligenza artificiale di xAI, insieme all’indicazione temporale della verifica. Questo elemento, apparentemente rassicurante, suscita piuttosto scetticismo: i modelli di linguaggio di grandi dimensioni sono ben noti per generare informazioni false presentandole come fatti accertati. In sostanza: la promettente “rivoluzione enciclopedica” appare già come un remake con qualche effetto speciale.

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Quando Wikipedia diventa il motore nascosto di Grokipedia

La dipendenza di Grokipedia da Wikipedia appare quasi inevitabile. Nel caso della pagina sul MacBook Air si legge chiaramente che “il contenuto è adattato da Wikipedia, concesso in licenza CC BY-SA 4.0”. Il richiamo alla licenza è corretto dal punto di vista formale, ma nel caso delle voci su PlayStation 5 e Lincoln Mark VIII si va ben oltre l’adattamento: la copia è pressoché totale, senza modifiche né conteggio delle righe.

La portavoce della Wikimedia Foundation, Lauren Dickinson, non ha lesinato ironia: “Anche Grokipedia ha bisogno di Wikipedia per esistere”. Un’affermazione secca che coglie la sostanza del paradosso. È interessante ricordare che, già lo scorso mese, Musk aveva risposto a un utente su X che segnalava le citazioni delle pagine Wikipedia da parte di Grok, promettendo che “il problema sarà risolto entro fine anno”. Ma al momento la promessa resta sul tavolo e le voci problematiche restano visibili.

Contenuti a forte rischio: politica e scienza sotto la lente

Il confronto tra Wikipedia e Grokipedia diventa ancora più netto nelle pagine “sensibili”: quelle che trattano temi politici o scientifici. Prendiamo per esempio la voce sul cambiamento climatico. Su Wikipedia si afferma chiaramente che esiste un consenso scientifico pressoché unanime sul riscaldamento climatico causato dalle attività umane. In Grokipedia invece si legge che la parola “unanime” appare solo in un paragrafo che cita i critici i quali sostengono che l’affermazione sul consenso scientifico sarebbe “sovrastimata a causa di una categorizzazione selettiva nelle revisioni della letteratura”.

In più, la voce suggerisce che media e organizzazioni ambientaliste come Greenpeace starebbero “contribuendo a un allarme pubblico accentuato” grazie a “sforzi coordinati per inquadrare la questione come un imperativo esistenziale, influenzando il discorso pubblico e le politiche senza sempre basarsi su evidenze empiriche proporzionate”. Questo approccio narrativo diverge nettamente dalla neutralità che l’enciclopedia tradizionale rivendica.
Invece di rappresentare un ampliamento neutrale della conoscenza, pare che Grokipedia proponga un racconto alternativo, e potenzialmente controverso, che non semplicemente riporta fatti ma li ricalibra sotto una luce differente.

Numeri e status: Grokipedia è ancora alle prime armi

Dalla homepage della piattaforma emergono alcuni dati significativi. Grokipedia segna oltre 885.000 articoli; un numero importante, ma ancora in forte debito rispetto ai circa 7 milioni di pagine in lingua inglese di Wikipedia. In più, la dicitura “v0.1” sulla home indica chiaramente uno stato di versione preliminare, con tanto margine per evoluzioni o per ulteriori problemi.

Va sottolineato che la presenza di un grande numero di articoli non equivale automaticamente a qualità o affidabilità. La scelta della licenza CC BY-SA è formalmente corretta, tuttavia l’effettivo valore aggiunto, modifiche significative, contributi originali, trasparenza degli autori, appare ancora in divenire. In definitiva, Grokipedia appare come un progetto ambizioso ma immaturo: pieno di potenzialità, ma anche di zone d’ombra.

Quale futuro per la “enciclopedia del futuro”?

Se Grokipedia vuole davvero diventare un’alternativa credibile a Wikipedia, dovrà affrontare diverse sfide. Prima fra tutte: garantire trasparenza nella modifica e attribuzione dei contenuti. Attualmente il pulsante di editing appare solo su alcune pagine, senza indicazione degli autori o revisori. Poi: stabilire una forte governance di verifica dei fatti. Il fatto che ogni voce riporti una certificazione dell’IA Grok non basta se chi legge non può risalire alla fonte, comprendere i criteri di verifica o conoscere chi ha supervisionato.

In ultimo: evitare di diventare una mera piattaforma di ri-pubblicazione piuttosto che di creazione originale. Se molte voci sono adattamenti o copie quasi identiche di Wikipedia, il valore aggiunto resta limitato e l’accusa di “autogol”, come suggerisce il titolo, acquista senso. Nel frattempo, mentre l’utenza comincia a esplorare la piattaforma, la promessa di Musk, che il problema sarebbe stato risolto entro fine anno, continua a pesare. Gli utenti e il mondo dell’informazione restano a guardare: l’idea è intrigante, l’esecuzione necessita un salto di qualità.

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