Indice
- 1 Scoperte in Antartico carote di ghiaccio di 1,5 milioni di anni al Dome C: nei laboratori europei si cercano indizi su CO₂, mari e “punti di svolta” del clima
- 2 Dalla trivella ai laboratori: il viaggio dei campioni
- 3 Cosa cercano gli scienziati nelle bolle d’aria
- 4 Perché guardare così indietro nel tempo (e cosa cambia per noi)
- 5 Dome C: il laboratorio naturale perfetto
- 6 Come si legge una carota di ghiaccio (metodo in 4 passi)
- 7 Il valore strategico dei risultati attesi
Scoperte in Antartico carote di ghiaccio di 1,5 milioni di anni al Dome C: nei laboratori europei si cercano indizi su CO₂, mari e “punti di svolta” del clima
Sull’altopiano polare del Dome C, oltre 3.200 metri di quota e circa 40 km dalla stazione italo-francese Concordia, un team internazionale ha estratto alcuni dei blocchi di ghiaccio più antichi mai studiati. Quelle carote, frutto di perforazioni verticali che hanno raccolto complessivamente 2,8 chilometri di materiale, arrivano fino a 1,5 milioni di anni fa. In quell’ambiente estremo l’inverno porta – 80 °C, e la base resta isolata per nove mesi, senza possibilità di evacuazione: è il prezzo per accedere a un archivio climatico naturale unico. Nel ghiaccio si stratificano, anno dopo anno, bolle d’aria, polveri, cenere vulcanica, perfino microalghe: minuscole tracce che raccontano venti, temperature, precipitazioni e livelli del mare del passato remoto. Come spiega Liz Thomas, responsabile per i carotaggi del British Antarctic Survey (BAS), questi campioni potrebbero offrire informazioni che “potrebbero trasformare la nostra comprensione del cambiamento climatico”. Perché qui i fiocchi di neve non si sciolgono: il freddo eterno permette agli strati di accumularsi e sovrapporsi per milioni di anni, sigillando una cronaca continua dell’atmosfera terrestre.
Dalla trivella ai laboratori: il viaggio dei campioni
Una volta estratti, i cilindri di ghiaccio seguono una catena del freddo rigorosa. Germania, Svizzera e Regno Unito sono le tappe principali dove avverranno le analisi di dettaglio.
Nel Regno Unito, il BAS conserva le carote a –25 °C; i ricercatori lavorano con indumenti termici e protocolli di sicurezza che evitano contaminazioni. In sette settimane il ghiaccio viene sciolto in modo controllato, così da liberare gradualmente gas e particolato, e misurare le variazioni di CO₂, polveri e isotopi che fanno da proxy climatici.
Cosa cercano gli scienziati nelle bolle d’aria
L’obiettivo è chiaro: capire come e quanto il sistema Terra sia cambiato nei cicli glaciali più antichi. “Siamo molto interessati a comprendere tutti i processi fondamentali che regolano lo scambio di CO₂ tra l’atmosfera e l’oceano”, ha dichiarato Liz Thomas, citata da Deutsche Welle. Quei segnali, letti insieme, possono dire se i ghiacci erano più sottili, se i mari erano più alti e quali concentrazioni di CO₂ circolavano in atmosfera oltre un milione di anni fa. Secondo i primi riscontri citati da BBC, i livelli di anidride carbonica in certi periodi antichi risultavano paragonabili a quelli odierni, mentre le calotte sembrano aver avuto spessori inferiori: una combinazione che offre un analogo naturale per interpretare gli scenari del futuro.
Perché guardare così indietro nel tempo (e cosa cambia per noi)
“Il nostro sistema climatico ha subito così tanti cambiamenti diversi che abbiamo bisogno di tornare indietro nel tempo per comprendere questi diversi processi e punti di svolta”, ha spiegato Thomas alla BBC. Capire quando un sistema supera una soglia e cambia stato aiuta a leggere meglio i rischi di oggi.
La ricercatrice sottolinea la novità dell’orizzonte temporale esplorato: “Questo è un periodo completamente sconosciuto della storia della Terra”. A quelle scale si osservano il ritmo dei cicli glaciali, le risonanze tra orbita terrestre, oceani e atmosfera, e il ruolo delle polveri come regolatore della produttività marina. Confrontare quei segnali con la forzante antropica odierna può offrire paletti fisici per la pianificazione di adattamento e mitigazione.
Dome C: il laboratorio naturale perfetto
Dome C è un altopiano remoto, battuto da venti catabatici e precipitazioni minime. Qui la neve non fonde, ma si compatta lentamente in firn e poi in ghiaccio, intrappolando bolle che conservano l’aria dell’epoca in cui si è depositata. L’assenza di fusione rende nitida la stratigrafia; la quota elevata riduce contaminazioni superficiali; la distanza (circa 40 km) dalla stazione Concordia limita i disturbi locali. Non è un caso se molti progetti internazionali hanno puntato questa cupola antartica per inseguire il “ghiaccio più antico”. Le carote estratte qui sono per gli scienziati ciò che i manoscritti sono per gli storici: testimonianze primarie.
Come si legge una carota di ghiaccio (metodo in 4 passi)
- Selezione e datazione: si sceglie il segmento, si misura la profondità, si stimano età e tasso di accumulo.
- Analisi dei gas: le bolle vengono liberate per quantificare CO₂ e altri gas serra.
- Isotopi stabili: rapporti δ¹⁸O/δD indicano temperature e ciclo dell’acqua.
- Particolato e biologia: polveri, cenere vulcanica, microalghe aiutano a ricostruire venti e eruzioni.
Il valore strategico dei risultati attesi
La speranza è duplice: validare i modelli climatici con dati osservativi di lungo periodo e migliorare le proiezioni su innalzamento del mare e stabilità delle calotte. Con un analogo naturale in mano, i decisori possono tarare politiche e infrastrutture con margini d’errore più stretti. Non è una promessa di certezze assolute, ma un salto di qualità nella diagnostica del sistema climatico.
