Indice
- 1 Resiste ai farmaci e infetta gli ospedali: oltre 700 i casi registrati soltanto in Italia. A rischio i pazienti fragili
- 2 Italia tra i Paesi più colpiti: numeri che fanno tremare
- 3 Perché questo fungo fa così paura
- 4 Il problema della sorveglianza e delle linee guida mancanti
- 5 Epidemie locali e la corsa contro il tempo
Resiste ai farmaci e infetta gli ospedali: oltre 700 i casi registrati soltanto in Italia. A rischio i pazienti fragili
Un tempo era un nome relegato alle riviste scientifiche, oggi è diventato sinonimo di emergenza sanitaria. Si chiama Candidozyma auris (conosciuta fino a poco tempo fa come Candida auris) ed è il fungo che i medici non vorrebbero mai incontrare. Non perché sia sconosciuto, ma perché è quasi impossibile da eliminare. Resiste a molti antimicotici, sopravvive per giorni su superfici e strumenti medici e ha un’abilità micidiale: si insedia dove i pazienti sono più fragili. Terapie intensive, reparti oncologici e strutture per immunodepressi sono il suo terreno preferito.
L’allarme non arriva da fonti generiche, ma dall’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. L’agenzia ha pubblicato un rapporto che parla chiaro: in dieci anni, dal 2013 al 2023, oltre 4.000 casi in Europa e nello Spazio economico europeo. Un numero già alto, ma che nel 2023 ha avuto un’impennata: 1.346 infezioni in 18 Paesi, il dato più alto mai registrato. L’Italia, purtroppo, è protagonista in negativo.
Italia tra i Paesi più colpiti: numeri che fanno tremare
Nel ranking europeo delle infezioni, l’Italia non può sorridere: con 712 casi, è al terzo posto dietro a Spagna e Grecia. La Spagna ha contato 1.807 episodi, la Grecia 852, mentre dietro di noi compaiono Romania (404) e Germania (120).
Ma i numeri, da soli, non bastano a spiegare la gravità della situazione italiana. Qui il fungo non si limita a comparire in focolai isolati, come avvenuto in altri Paesi, ma sembra essersi ormai diffuso su scala regionale e nazionale. In pratica, non è più possibile tracciare ogni catena di contagio: C. auris è entrata stabilmente nei nostri ospedali. Un dato che mette a dura prova il sistema sanitario e obbliga a pensare a protocolli di controllo molto più rigidi.
Perché questo fungo fa così paura
Se fosse solo una questione di resistenza ai farmaci, sarebbe già grave. Ma Candidozyma auris ha un’altra caratteristica che lo rende un incubo: la capacità di restare vivo sulle superfici. Non parliamo di minuti o ore, ma di giorni, con il rischio costante di passare da un letto a un altro, da uno strumento chirurgico a un catetere.
Nei pazienti sani la minaccia è ridotta, ma in chi ha un sistema immunitario compromesso l’infezione può diventare fatale. Proprio per questo i reparti di terapia intensiva sono i più esposti. A confermarlo è Diamantis Plachouras, responsabile della sezione resistenza antimicrobica dell’Ecdc: “C. auris si è diffusa nel giro di pochi anni, passando da casi isolati a una diffusione capillare in alcuni Paesi. Questo dimostra la rapidità con cui può insediarsi negli ospedali”.
Nonostante l’allarme, Plachouras aggiunge una nota di fiducia: “Ma questo non è inevitabile: la diagnosi precoce e un controllo rapido e coordinato delle infezioni possono prevenire un’ulteriore trasmissione”.
Il problema della sorveglianza e delle linee guida mancanti
Il punto debole della battaglia non è solo il fungo, ma la lentezza delle strutture sanitarie europee nel riconoscerlo. Secondo l’indagine Ecdc, solo 17 Paesi su 36 hanno attivato una sorveglianza nazionale dedicata. Ancora meno, 15 Stati, dispongono di linee guida specifiche per contenere l’infezione.
Va un po’ meglio sul fronte dei laboratori: 29 Paesi hanno centri di riferimento in micologia e 23 possono offrire test diagnostici agli ospedali. Ma non basta. L’Ecdc mette in guardia: i numeri ufficiali sono probabilmente inferiori alla realtà, perché senza sistemi di monitoraggio sistematico molte infezioni non vengono segnalate. In pratica, potremmo trovarci di fronte a una diffusione ben più ampia di quanto dicano le statistiche.
Epidemie locali e la corsa contro il tempo
Negli ultimi mesi focolai importanti sono stati registrati in Cipro, Francia e Germania, segnale che il problema non riguarda più solo i soliti Paesi mediterranei. In Grecia, Italia, Romania e Spagna la presenza del fungo è già strutturale. Per questo l’Ecdc non parla di semplice allerta ma di vera e propria emergenza.
Il messaggio rivolto ai governi è netto: rafforzare le capacità di risposta immediata, investire in sorveglianza e formare personale dedicato. Solo così si potrà evitare che Candidozyma auris diventi una presenza inevitabile negli ospedali europei. La finestra temporale è stretta: ogni ritardo aumenta il rischio di nuove epidemie difficili da contenere.
