Chi smette mostra condizioni migliori rispetto a chi continua. Per e-cig e tabacco riscaldato, invece, le prove restano incomplete
LA NOTIZIA IN BREVE – Il legame tra tabacco e difficoltà riproduttive non riguarda soltanto il concepimento naturale. La nuova sintesi dell’Organizzazione mondiale della sanità, costruita su oltre venticinque anni di ricerche, segnala effetti sulla riserva ovarica, sulla qualità degli spermatozoi e sugli esiti della procreazione medicalmente assistita. L’esposizione al fumo passivo aggiunge un ulteriore elemento di rischio, mentre per sigarette elettroniche, tabacco riscaldato e prodotti senza combustione le prove disponibili non consentono ancora di formulare stime affidabili. Il documento contiene anche un’indicazione concreta: abbandonare le sigarette è associato a condizioni migliori rispetto al proseguimento del consumo, anche se il recupero dipende da età, durata dell’esposizione e quadro clinico. In Italia la questione assume particolare rilievo perché il calo delle sigarette tradizionali è stato in parte compensato dalla diffusione di nuovi prodotti alla nicotina, soprattutto tra donne e giovani adulti. La prevenzione, dunque, dovrebbe cominciare prima della gravidanza e coinvolgere entrambi i partner.
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L’APPROFONDIMENTO – Una donna che fuma presenta un rischio di infertilità superiore del 40% rispetto a una non fumatrice. È il dato diffuso nel nuovo documento dell’Organizzazione mondiale della sanità sul rapporto tra tabacco e salute riproduttiva. Ma il prezzo delle sigarette emerge lungo tutto il percorso verso una possibile gravidanza: negli uomini peggiorano più spesso la qualità dello sperma e la funzione sessuale, mentre alcuni studi sulla procreazione assistita indicano probabilità di successo sensibilmente inferiori. Smettere, però, conta. Tra le ex fumatrici il rischio risulta più basso del 25% rispetto a chi continua.
Tabacco e infertilità femminile, l’allarme dell’OMS
L’OMS ha condensato in nove pagine le principali evidenze scientifiche raccolte in oltre venticinque anni. Tobacco and infertility, pubblicato l’8 settembre 2026, non è un nuovo studio clinico e non segue direttamente un gruppo di donne nel tempo: è una sintesi preparata per medici, autorità sanitarie e responsabili delle politiche contro il tabagismo, con l’obiettivo di portare la salute riproduttiva dentro le strategie di prevenzione.
La stima del 40% deriva da una revisione delle ricerche pubblicate dall’inizio degli anni Duemila. C’è però un dettaglio che nel comunicato dell’Organizzazione rimane sullo sfondo e che aiuta a capire il peso effettivo della cifra. L’allegato metodologico spiega che la ricerca nelle banche dati Medline ed Embase è arrivata fino a novembre 2025, mentre la nuova elaborazione viene citata come unpublished data del 2026, dunque come materiale che non è ancora confluito in una pubblicazione scientifica autonoma, completa di tutti gli elementi necessari per verificare quali studi abbiano inciso maggiormente sul risultato e quanto fossero diverse le popolazioni analizzate.
Quel 40%, inoltre, non corrisponde a quaranta casi ogni cento donne. Nell’esempio dell’OMS, un rischio iniziale del 15% sale al 21% tra le fumatrici: sei casi in più, non quaranta. Una differenza tutt’altro che marginale, soprattutto quando al fumo si sommano età, patologie o altri fattori capaci di ridurre le possibilità di concepire.
Il limite metodologico non rovescia il quadro già emerso in letteratura. Una precedente revisione di dodici studi aveva calcolato per le fumatrici un aumento medio del rischio vicino al 60%; altre ricerche hanno riscontrato tempi di concepimento più lunghi, soprattutto tra chi fuma di più, e un andamento compatibile con un effetto legato alla quantità consumata.
La percentuale, naturalmente, non pronuncia una sentenza sulla singola persona. Ci sono fumatrici che rimangono incinte rapidamente e non fumatrici che affrontano anni di tentativi, perché età, peso, endometriosi, infezioni, alterazioni ormonali, condizioni dello sperma e caratteristiche genetiche possono modificare profondamente il quadro. Il tabacco aggiunge però un ostacolo evitabile a un equilibrio che, in molte coppie, è già fragile.
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Che cosa può accadere alla fertilità femminile
Ridurre tutto alla nicotina sarebbe comodo, ma impreciso. Il fumo di sigaretta porta nell’organismo cadmio, monossido di carbonio, idrocarburi policiclici aromatici e numerose sostanze ossidanti, alcune delle quali riescono a raggiungere anche l’apparato riproduttivo: cadmio e cotinina, il principale prodotto della trasformazione della nicotina, sono stati individuati perfino nel liquido che circonda gli ovociti.
Le ricerche hanno collegato il consumo di sigarette a una perdita più rapida della riserva ovarica e a modificazioni nella produzione degli estrogeni. Nelle fumatrici sono stati osservati anche livelli inferiori dell’ormone antimülleriano, uno degli indicatori utilizzati per stimare il patrimonio follicolare, mentre altre analisi suggeriscono possibili alterazioni delle ciglia presenti nelle tube di Falloppio, che aiutano l’ovocita a muoversi verso l’utero. Meccanismi diversi, quindi, che possono intervenire nello stesso percorso.
C’è poi il fattore tempo. Secondo l’American Society for Reproductive Medicine, nelle fumatrici la menopausa può presentarsi da uno a quattro anni prima. Il dato non equivale automaticamente a una diagnosi di infertilità, ma può restringere una finestra riproduttiva che diventa già naturalmente più breve con l’avanzare dell’età, soprattutto quando la ricerca del primo figlio comincia dopo i 35 anni.
Smettere interrompe l’assunzione quotidiana delle sostanze prodotte dalla combustione, ma non funziona come un interruttore capace di cancellare in pochi giorni gli effetti accumulati negli anni. Il grado di recupero dipende dalla durata dell’esposizione, dal numero di sigarette fumate e dall’età in cui si abbandona il consumo; i follicoli già perduti non si ricostituiscono, mentre alcune condizioni che ostacolano il concepimento possono migliorare. Per questo aspettare il test di gravidanza positivo ha poco senso: il momento utile per spegnere l’ultima sigaretta viene prima.
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E per gli uomini che cosa cambia
Per molto tempo il racconto pubblico dell’infertilità ha guardato quasi esclusivamente alle donne. I numeri raccontano una storia più complessa. Una meta-analisi del 2025, richiamata dall’OMS, ha riunito 44 studi condotti su oltre 60 mila uomini e ha rilevato tra i fumatori una maggiore frequenza di disfunzione erettile, disturbi dell’eiaculazione e alterazioni del liquido seminale.
Il problema può riguardare il numero degli spermatozoi, la loro capacità di movimento oppure la forma. In alcuni studi è comparsa più spesso anche l’azoospermia, cioè l’assenza di spermatozoi nell’eiaculato, mentre altre ricerche hanno collegato il fumo allo stress ossidativo e a possibili danni al DNA delle cellule germinali, con conseguenze che non sempre emergono da un semplice conteggio al microscopio.
Questo non trasforma ogni fumatore in un uomo sterile. Molti mantengono valori compresi negli intervalli considerati normali e riescono ad avere figli; allo stesso tempo, però, un esame apparentemente regolare non garantisce una gravidanza, perché lo spermiogramma fotografa soltanto alcuni aspetti della capacità riproduttiva. Il punto indicato dall’OMS è più concreto: il consumo di sigarette sposta mediamente le probabilità nella direzione sfavorevole.
In Italia l’Istituto superiore di sanità stima che l’infertilità interessi circa il 15% delle coppie e che, in quattro diagnosi su dieci, intervenga un fattore maschile da solo oppure insieme a quello femminile. Chiedere soltanto alla donna di cambiare abitudini significa quindi ignorare metà della coppia e una parte consistente del problema.
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La procreazione assistita compense il danno?
Non sempre, anche se quantificare l’effetto è più difficile di quanto lasci intendere l’espressione “probabilità dimezzate”. L’OMS richiama una meta-analisi di 21 studi nella quale, tra le persone esposte al fumo, si registravano meno gravidanze e meno nascite dopo i trattamenti; gli indici calcolati dai ricercatori erano vicini a 0,5 ed è da qui che nasce l’affermazione, poi ripresa in molti titoli, secondo cui le possibilità di successo potrebbero ridursi della metà.
Le ricerche riunivano tecniche diverse, pazienti di età differenti e livelli di consumo non omogenei, mentre per alcuni risultati il margine di incertezza era ampio. Uno studio più recente, condotto su circa trecento donne, non ha rilevato differenze significative nei tassi di fecondazione o gravidanza tra utilizzatrici e non utilizzatrici di sigarette, e-cig e narghilè.
Il segnale generale rimane sfavorevole al tabacco, ma non esiste una percentuale valida per ogni coppia e per ogni tentativo. Età della donna, riserva ovarica, qualità degli embrioni, caratteristiche dello sperma, patologie presenti e tecnica impiegata possono pesare più del fumo oppure sommarsi ai suoi effetti; la procreazione medicalmente assistita supera alcuni ostacoli biologici, ma non cancella automaticamente tutto ciò che è avvenuto prima del trattamento.
Anche chi non fuma direttamente può essere coinvolto. La revisione dell’OMS associa l’esposizione al fumo passivo a un rischio di infertilità femminile più alto del 20%, mentre altri studi hanno osservato una diminuzione della fecondabilità, cioè della probabilità di concepire durante il singolo ciclo mestruale.
Aprire una finestra o spostarsi in un’altra stanza riduce in parte la quantità inalata, ma non trasforma la casa in un ambiente privo di fumo: le sostanze rimangono nell’aria, si depositano su tende, divani e vestiti e continuano a essere presenti anche dopo che la sigaretta è stata spenta. Se una coppia cerca un figlio, la cessazione riguarda dunque anche il partner e gli altri conviventi.
GTnews Domande e risposte Cinque chiarimenti pratici su controlli, tempi di recupero, riduzione delle sigarette e rischi dopo il concepimento.
Dopo quanti mesi senza gravidanza è opportuno rivolgersi a uno specialista?
In genere dopo 12 mesi di rapporti regolari non protetti. Per le donne con più di 35 anni è consigliabile anticipare la valutazione dopo circa sei mesi, perché la fertilità diminuisce più rapidamente con l’età.
È opportuno chiedere assistenza prima quando uno dei partner presenta patologie note, irregolarità mestruali importanti, precedenti interventi all’apparato riproduttivo, problemi testicolari o disturbi della funzione sessuale. Il fumo, da solo, non permette di stabilire la causa dell’eventuale difficoltà.
Esiste un test capace di misurare i danni del fumo sulla fertilità?
No, non esiste un esame specifico che attribuisca al tabacco un determinato danno riproduttivo. Nelle donne, dosaggio dell’ormone antimülleriano, ecografia e conta dei follicoli aiutano a valutare la riserva ovarica, ma non prevedono da soli la possibilità di concepire naturalmente.
Negli uomini lo spermiogramma analizza concentrazione, motilità e forma degli spermatozoi. Può individuare un’alterazione, ma non dimostra che sia stata provocata esclusivamente dalle sigarette: la valutazione deve considerare età, malattie, farmaci, calore, alcol ed esposizioni professionali.
Quanto tempo dopo aver smesso possono migliorare gli spermatozoi?
I primi cambiamenti possono richiedere circa tre mesi. La produzione e la maturazione degli spermatozoi seguono un ciclo di diverse settimane; per questo un eventuale miglioramento viene normalmente valutato dopo almeno un nuovo ciclo completo di spermatogenesi.
Il recupero non è garantito né identico per tutti. Dipende dall’età, dagli anni trascorsi a fumare, dalla quantità consumata e dalla presenza di altre cause di infertilità. Un controllo andrologico può stabilire se e quando ripetere lo spermiogramma.
Ridurre il numero di sigarette può bastare per proteggere la fertilità?
Ridurre limita l’esposizione, ma l’obiettivo più protettivo resta smettere completamente. Alcuni studi indicano un rapporto tra quantità fumata e danno riproduttivo, senza però individuare una soglia sotto la quale il consumo possa essere considerato sicuro.
La semplice riduzione può inoltre essere compensata da inalazioni più profonde o da un maggiore consumo di ciascuna sigaretta. Chi incontra difficoltà può rivolgersi al medico, a un Centro Antifumo o al Telefono Verde dell’ISS per costruire un percorso adeguato.
Il fumo continua a essere pericoloso dopo il concepimento?
Sì. I rischi non terminano quando inizia la gravidanza. Il consumo di tabacco è associato a una maggiore probabilità di aborto spontaneo, gravidanza ectopica, problemi della placenta, parto prematuro e ridotta crescita del feto.
Smettere durante la gravidanza può ancora produrre benefici, anche quando non è stato possibile farlo prima. L’eventuale impiego di sostituti della nicotina o farmaci per la cessazione deve essere valutato con il medico, evitando iniziative autonome.
E-cig e tabacco riscaldato sono davvero diversi?
È il punto sul quale le certezze diminuiscono. Per le sigarette elettroniche l’OMS cita uno studio statunitense su oltre 4.500 donne, nel quale l’uso presente o passato risultava associato a una riduzione del 20% della probabilità di concepire durante ciascun ciclo. Un dato che merita attenzione, senza però essere sufficiente per dimostrare che sia stato proprio lo svapo a causare la difficoltà.
Gli aerosol possono contenere nicotina, formaldeide, metalli e altre sostanze potenzialmente dannose, ma la composizione cambia da un dispositivo all’altro e dipende dai liquidi, dalla temperatura raggiunta e dalle modalità d’uso. Attribuire alle e-cig lo stesso aumento del 40% osservato per le sigarette tradizionali sarebbe quindi una forzatura.
Narghilè e shisha comportano invece la combustione del tabacco. Alcune ricerche segnalano peggioramenti della qualità dello sperma e possibili conseguenze sulla fertilità femminile, ma gli studi capaci di isolare il solo uso della pipa ad acqua sono ancora pochi. Per il tabacco riscaldato e i prodotti senza combustione il quadro è perfino più incompleto, perché la loro diffusione su larga scala è relativamente recente e molte conseguenze riproduttive richiedono anni di osservazione.
L’allarme riguarda da vicino l’Italia
Le sigarette tradizionali perdono terreno, mentre la nicotina cambia contenitore e continua a raggiungere una quota ampia della popolazione. Secondo i dati diffusi dall’ISS nel 2026, tra il 2008 e il 2025 il consumo esclusivo di sigarette nelle donne tra 18 e 69 anni è sceso dal 25 al 15%; aggiungendo e-cig e prodotti a tabacco riscaldato, però, la riduzione complessiva diventa assai più piccola, dal 25 al 23%.
Il fenomeno appare particolarmente evidente tra ragazze e giovani adulte, proprio nelle fasce di età nelle quali può nascere una dipendenza destinata a durare per anni. Gli effetti sull’apparato riproduttivo, intanto, rimangono quasi sempre fuori dal racconto pubblico, oscurati dai danni più conosciuti a polmoni e cuore e dal rischio di tumori.
L’OMS chiede che la questione entri normalmente nei colloqui con chi programma una gravidanza o comincia un percorso contro l’infertilità. Bastano anche pochi minuti per suggerire un tentativo di cessazione, ma l’informazione da sola spesso non regge contro una dipendenza consolidata: servono sostegno psicologico, controlli, servizi facilmente raggiungibili e, quando il medico li ritiene appropriati, trattamenti farmacologici.
In Italia il Telefono Verde contro il Fumo dell’ISS, 800 554088, offre gratuitamente e in forma anonima consulenza e orientamento dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 16. La piattaforma Smetto di fumare consente inoltre di trovare il Centro Antifumo più vicino, anche se la rete si è ristretta: a maggio 2026 ne risultavano attivi 209, quattordici in meno rispetto alla rilevazione precedente.
Link utili e fonti
Documenti ufficiali, studi e servizi per approfondire il rapporto tra fumo, fertilità e procreazione assistita.
Tobacco and infertility
La sintesi tecnica dell’OMS sulle associazioni tra tabacco, infertilità femminile e maschile, fumo passivo e trattamenti.
Organizzazione mondiale della sanità ApprofondimentoIl fumo può ridurre le possibilità di avere un figlio
Il quadro divulgativo dell’OMS con i dati principali su donne, uomini, fumo passivo e procreazione medicalmente assistita.
Organizzazione mondiale della sanità Medicina riproduttivaTabacco, fertilità e gravidanza
La valutazione scientifica dell’ASRM sugli effetti del fumo sulla riserva ovarica, sugli spermatozoi e sui risultati della PMA.
American Society for Reproductive Medicine PrevenzioneInfertilità maschile e fattori di rischio
L’analisi dell’ISS sul ruolo degli stili di vita, della prevenzione andrologica e delle campagne rivolte agli uomini.
Istituto superiore di sanità Servizi in ItaliaTrova il Centro Antifumo più vicino
La mappa nazionale dei servizi che offrono percorsi integrati, sostegno psicologico e trattamenti per smettere di fumare.
Piattaforma Smetto di fumare – ISSNote per i lettori
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