Trump, la Groenlandia e i miliardari dietro l’idea di Freedom City

Dalle terre rare all’intelligenza artificiale, una rete di investimenti privati converge sull’Artico tra tecnologia, risorse strategiche e nuovi modelli urbani sperimentali

Fino a poco tempo fa la Groenlandia era ai margini dei grandi flussi economici internazionali, percepita come un territorio remoto, scarsamente popolato e difficilmente integrabile nei modelli di sviluppo tradizionali. Negli ultimi anni, però, quella stessa isola artica è diventata il punto di convergenza di interessi strategici, investimenti privati e visioni geopolitiche di lungo periodo. Il mutamento climatico, la crescente competizione sulle materie prime critiche e la ridefinizione degli equilibri globali hanno trasformato la Groenlandia in un nodo chiave, non solo militare ma anche economico e tecnologico.

In questo contesto si inserisce il rinnovato interesse degli Stati Uniti, più volte espresso pubblicamente dal presidente Donald Trump, che ha indicato la Groenlandia come area strategica per la sicurezza nazionale e per il controllo delle rotte artiche. Parallelamente, una parte significativa del capitale privato globale, in particolare quello legato alla tecnologia e alla finanza, ha iniziato a muoversi verso l’isola attraverso investimenti mirati, apparentemente scollegati tra loro ma riconducibili a una stessa traiettoria.

Non si tratta di un unico progetto dichiarato, né di una cabina di regia ufficiale. Il filo conduttore è piuttosto la costruzione di un ecosistema economico che rende plausibile l’idea di una Freedom City: una città altamente tecnologica, a regolamentazione ridotta, concepita come laboratorio per nuovi modelli di sviluppo e governance.

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KoBold Metals e la corsa alle terre rare

Uno dei pilastri economici di questo ecosistema è KoBold Metals, società statunitense specializzata nell’esplorazione mineraria avanzata tramite intelligenza artificiale. KoBold non opera come una compagnia estrattiva tradizionale: il suo core business consiste nello sviluppare modelli predittivi che combinano dati geologici, geofisici e chimici per individuare con maggiore precisione depositi di minerali strategici.

Dal 2019, KoBold ha attratto investimenti da alcuni dei nomi più influenti del capitalismo tecnologico globale. Tra questi figurano Bill Gates, Jeff Bezos e Michael Bloomberg. La partecipazione di Gates è avvenuta anche attraverso il fondo Breakthrough Energy, che ha preso parte al round di finanziamento Series C del dicembre 2024, rafforzando il posizionamento dell’azienda nel settore delle risorse critiche.

Il valore strategico di questi investimenti è evidente. Le terre rare e i metalli critici sono indispensabili per la transizione energetica, l’industria high-tech e i sistemi di difesa. Controllarne l’esplorazione significa acquisire un vantaggio competitivo in un contesto di crescente rivalità tra Stati Uniti, Cina ed Europa. La Groenlandia, per estensione e potenziale geologico, rappresenta uno dei pochi territori ancora relativamente inesplorati su larga scala.

Sam Altman e l’intreccio tra intelligenza artificiale e risorse

Nel 2022 anche Sam Altman, CEO di OpenAI, ha partecipato al finanziamento di KoBold Metals entrando nel round Series B, che ha raccolto complessivamente 192,5 milioni di dollari. L’operazione è avvenuta tramite veicoli di venture capital riconducibili allo stesso Altman, rafforzando il legame tra intelligenza artificiale, infrastrutture materiali e risorse naturali.

L’interesse di Altman non si limita all’aspetto minerario. Da tempo il manager statunitense sostiene la necessità di ripensare gli spazi fisici e giuridici in cui l’innovazione tecnologica può svilupparsi senza i vincoli degli Stati nazionali tradizionali. In questo senso, la Groenlandia rappresenta un caso limite: un territorio vasto, poco popolato, con margini di autonomia politica e una collocazione geopolitica strategica.

Il capitale investito in KoBold non finanzia direttamente una città o un insediamento urbano, ma contribuisce a creare le condizioni materiali senza le quali qualsiasi progetto di nuova città tecnologica sarebbe irrealizzabile. Energia, metalli, infrastrutture: sono questi gli elementi che precedono la costruzione di qualunque modello urbano avanzato.

Praxis e l’ideologia delle Freedom City

Accanto al filone minerario si sviluppa quello più esplicitamente ideologico e urbanistico, incarnato da Praxis, una startup che si definisce un’“internet-native nation”. L’obiettivo dichiarato di Praxis è la creazione di città progettate da zero, con una popolazione fino a 10.000 persone, caratterizzate da alta densità tecnologica, governance sperimentale e regolamentazione ridotta.

Praxis ha ricevuto il sostegno di figure centrali dell’ecosistema tecnologico globale, tra cui Peter Thiel, Sam Altman e altri investitori legati al mondo delle criptovalute e della finanza decentralizzata. La startup ha esplorato diverse possibili localizzazioni, dal Mediterraneo fino alla Groenlandia, considerata uno dei siti più radicali e simbolici.

Nel 2023, il cofondatore Dryden Brown ha dichiarato pubblicamente di aver valutato la possibilità di insediare un progetto Praxis in Groenlandia, alimentando il dibattito sull’idea di una Freedom City artica. Dichiarazioni che hanno suscitato forti reazioni nel mondo accademico e politico locale.

Ronald Lauder e il livello politico-strategico

Sul piano geopolitico emerge la figura di Ronald Lauder, erede dell’impero Estée Lauder e finanziatore di lungo corso dell’area conservatrice statunitense. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, Lauder avrebbe avuto un ruolo nel portare l’attenzione politica americana sulla Groenlandia, sottolineandone il valore strategico in chiave economica e di sicurezza.

In un editoriale pubblicato nel febbraio 2025, Lauder ha proposto la creazione di «un nuovo accordo trilaterale tra Groenlandia, Danimarca e Stati Uniti per formalizzare la cooperazione artica», prendendo le distanze dall’ipotesi di un’acquisizione diretta dell’isola ma sostenendo una maggiore presenza economica americana. Un approccio che, pur non parlando esplicitamente di Freedom City, contribuisce a creare una cornice favorevole agli investimenti privati.

Ma la Groenlandia non è una terra vuota

Le reazioni critiche non sono mancate. In un’intervista a New Scientist, la professoressa Anne Merrild dell’Università di Aalborg ha avvertito che «la Groenlandia non è uno spazio vuoto in attesa di essere sperimentato», ricordando l’esistenza di comunità locali, istituzioni democratiche e un forte senso di autodeterminazione. Secondo Merrild, «qualsiasi proposta di network city o Freedom City dovrebbe allinearsi alle leggi, ai valori e agli obiettivi sociali di lungo periodo della Groenlandia». Un monito che mette in luce il rischio di trasformare l’isola in un laboratorio per élite globali, scollegato dai bisogni reali della popolazione locale.

Un ecosistema più che un progetto

Nessuno dei soggetti citati finanzia ufficialmente una “Freedom City” in Groenlandia. Non esistono documenti societari, piani urbanistici approvati o accordi istituzionali che lo dimostrino. Eppure, osservando i flussi di capitale, le società coinvolte e le dichiarazioni pubbliche, emerge un quadro coerente: gli elementi che renderebbero possibile una Freedom City vengono finanziati uno a uno. Dalle risorse minerarie all’intelligenza artificiale, dalle infrastrutture energetiche alle visioni politiche, la Groenlandia si sta trasformando in un terreno di convergenza per alcune delle figure più potenti del capitalismo globale.

A cura della Redazione GTNews

Link utili:
Greenland’s Billionaire Investors: Bezos, Gates, Altman And More Followed Trump’s Lead

“Freedom City”, un’utopia tecnologica in Groenlandia? – Osservatorio Artico
Bill Gates, Jeff Bezos and Sam Altman among billionaires investing in ‘Freedom City’ to be built on Greenland

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