Il report IoEquivalgo segnala conoscenze in calo tra Gen Z, uso crescente di Internet e AI per i piccoli disturbi e forti divari tra Nord e Sud
Il report IoEquivalgo di Cittadinanzattiva, presentato al Ministero della Salute, segnala una fiducia ancora debole nei farmaci equivalenti. Gli italiani spendono ogni anno oltre un miliardo di euro per scegliere medicinali di marca più costosi, pur avendo a disposizione prodotti con lo stesso principio attivo, stessa dose e stessa via di somministrazione. Il divario cresce soprattutto al Centro-Sud, mentre il Nord usa più equivalenti. La ricerca SWG su 2.500 cittadini mostra anche un problema generazionale.
La conoscenza degli equivalenti cala di 5 punti in cinque anni e nella Gen Z si ferma al 50%, contro il 70% della media nazionale. Intanto aumentano i piccoli disturbi quotidiani, come dolori osteoarticolari, stanchezza e insonnia, e cresce il ricorso a Internet, chatbot AI e farmaci da banco per cercare soluzioni rapide. Cittadinanzattiva propone campagne istituzionali sui canali digitali, educazione sanitaria nelle scuole e nelle università, formazione per farmacisti e medici, monitoraggio nelle Regioni dove gli equivalenti restano meno utilizzati e politiche per garantire disponibilità continua dei prodotti.
Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito il nostro approfondimento:
Gli italiani spendono ogni anno oltre un miliardo di euro in più per ritirare un farmaco di marca quando potrebbero scegliere un equivalente con lo stesso principio attivo. Il dato arriva dal report della campagna IoEquivalgo di Cittadinanzattiva, presentato al Ministero della Salute durante l’evento “Si chiama equivalente, tu chiamalo una scelta”. SWG ha realizzato l’indagine su 2.500 cittadini maggiorenni, rappresentativi della popolazione italiana.
La spesa aggiuntiva nasce dal differenziale di prezzo, cioè dalla quota che il cittadino versa quando preferisce il medicinale di marca più costoso rispetto all’equivalente che il Servizio sanitario nazionale rimborsa. Nel 2025 questo surplus ha superato ancora un miliardo di euro, con forti differenze territoriali. Lazio e Molise registrano gli esborsi più alti, mentre la Lombardia presenta il peso minore.
Il divario emerge anche nei consumi. Il Nord utilizza più equivalenti, con il 41,4% a unità e il 34,6% a valori. Il Centro scende al 30,1% a unità e al 27% a valori. Il Sud si ferma al 24,8% a unità e al 22,5% a valori. La media italiana raggiunge il 33,3% delle confezioni e il 29,1% dei valori. La Provincia autonoma di Trento, la Lombardia e il Piemonte guidano la classifica, mentre Campania, Calabria e Basilicata restano nelle ultime posizioni.
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Perché gli equivalenti faticano ancora?
Il farmaco equivalente contiene lo stesso principio attivo, nella stessa dose e con la stessa via di somministrazione del medicinale di riferimento. Il prezzo più basso deriva dalla scadenza del brevetto e dalla concorrenza tra aziende, eppure una parte dei cittadini continua ad associare il marchio a una maggiore sicurezza.
La conoscenza degli equivalenti cala di 5 punti in cinque anni. Il 70% degli italiani dice di conoscerli bene, ma il dato cambia molto tra le generazioni. Tra i boomers la quota sale al 79%, mentre nella Gen Z si ferma al 50%. Proprio i più giovani, abituati a cercare risposte immediate online, conoscono meno uno degli strumenti che può ridurre la spesa privata e rendere più sostenibile l’accesso alle cure.
Il problema riguarda la qualità dell’informazione sanitaria. Il nome commerciale può cambiare, mentre il valore terapeutico resta legato a principio attivo, dose, forma farmaceutica e controlli regolatori. Quando questa distinzione arriva in modo poco chiaro, il marchio conserva un vantaggio psicologico che incide direttamente sul portafoglio.
Che cosa raccontano i piccoli malesseri quotidiani?
La ricerca descrive un Paese che convive sempre più spesso con disturbi fisici e psicologici ricorrenti. Per il 56% degli italiani, fastidi come dolori osteoarticolari, stanchezza e insonnia fanno parte della routine. In otto anni i dolori osteoarticolari crescono di 20 punti, la stanchezza di 15 e l’insonnia di 14. L’indice medio di salute percepita perde altri 3 punti rispetto al 2024.
Questa pressione alimenta la ricerca di soluzioni rapide. Il medico di famiglia resta il riferimento principale, con il 32% delle risposte. Il farmacista sale al 13%, Internet arriva al 10% e l’8% degli intervistati consulta strumenti di AI, quota che raggiunge il 15% nella Gen Z. Anche il ricorso ai farmaci da banco cresce di 8 punti, segnale di una gestione autonoma sempre più frequente dei piccoli disturbi.
L’81% degli italiani si considera informato sulla salute, ma nel 56% dei casi indica Internet come fonte prioritaria. Il 12% consulta chatbot AI. Questi strumenti possono orientare, suggerire domande e facilitare l’accesso alle informazioni, mentre diagnosi, scelta del medicinale, controllo delle interazioni e corretto uso delle terapie richiedono ancora il confronto con medico e farmacista.
Quali comportamenti preoccupano di più?
Il rapporto con i medicinali mostra segnali contraddittori. Solo il 45% degli italiani ritiene che i farmaci richiedano cautela. Un cittadino su quattro li considera soprattutto uno strumento per stare meglio. Il 38% tende a fare scorta dei prodotti più usati, con una frequenza più alta tra Gen Z e Millennials.
Lo studio segnala anche abitudini rischiose. Tra i più giovani il 41% ammette di assumere farmaci scaduti, mentre il 29% smaltisce i medicinali nell’indifferenziata. Il dato riguarda salute, ambiente e responsabilità individuale. Servono messaggi più chiari su conservazione, scadenze, raccolta nei contenitori dedicati e uso appropriato dei medicinali.
La stessa educazione sanitaria può incidere anche sugli equivalenti. Un cittadino che conosce meglio principi attivi, dosaggi, scadenze e corretto smaltimento ha più strumenti per scegliere senza farsi guidare soltanto dal nome commerciale o dalla risposta trovata online.
Che ruolo possono avere i farmacisti?
Cittadinanzattiva indica il farmacista come figura decisiva nel rapporto quotidiano tra cittadini e medicinali. La VI edizione della campagna IoEquivalgo ha coinvolto Federfarma e Fofi in un percorso di formazione a distanza per i professionisti, con l’obiettivo di migliorare la comunicazione sugli equivalenti e ridurre i pregiudizi.
Valeria Fava, responsabile politiche della salute di Cittadinanzattiva, richiama il lavoro svolto sul territorio. «Nel corso degli anni abbiamo raggiunto tutte le regioni italiane attraverso villaggi itineranti in 22 città. In questa edizione abbiamo lavorato con Federfarma e Fofi per realizzare un percorso di formazione a distanza per farmacisti, con l’obiettivo di ridurre i bias e accrescere la fiducia dei cittadini negli equivalenti. Un percorso accolto molto positivamente: il 96% dei professionisti ritiene molto importante una formazione in tal senso».
Il dato sul gradimento dei farmacisti mostra una strada concreta. Davanti al dubbio tra farmaco di marca ed equivalente, una spiegazione semplice può chiarire efficacia, sicurezza, prezzo e continuità terapeutica. Questo passaggio conta ancora di più per chi usa poco i canali istituzionali e cerca informazioni quasi solo tramite smartphone, social, motori di ricerca e chatbot.
Come si può ridurre il divario?
Le proposte emerse dall’indagine puntano su informazione pubblica, formazione e monitoraggio territoriale. Cittadinanzattiva chiede una campagna istituzionale nazionale capace di parlare anche ai giovani attraverso canali digitali e social, insieme a percorsi di educazione sanitaria nelle scuole e nelle università.
Il report propone anche di inserire nei corsi di laurea contenuti sul valore clinico ed economico degli equivalenti e di rafforzare le competenze comunicative di medici e farmacisti. Il cittadino sceglie meglio quando riceve indicazioni comprensibili, coerenti e verificabili nel momento in cui ritira o utilizza un medicinale.
Un altro passaggio riguarda le Regioni del Centro-Sud, dove gli equivalenti registrano consumi più bassi. Tavoli di confronto e monitoraggi sistematici possono individuare ostacoli, carenze informative, differenze organizzative e problemi di disponibilità. La continuità nelle forniture resta essenziale, perché la fiducia cresce anche quando il cittadino trova il prodotto con regolarità.
Perché questa scelta pesa sul sistema sanitario?
La diffusione degli equivalenti può alleggerire la spesa delle famiglie e sostenere il Servizio sanitario nazionale. In un Paese che invecchia, convive con più malattie croniche e mostra una salute percepita in peggioramento, ogni risparmio ottenuto senza ridurre la qualità della cura assume un valore concreto. Il report IoEquivalgo mette in fila tre fenomeni collegati. Gli italiani cercano più informazioni sulla salute, usano sempre più strumenti digitali e ricorrono con maggiore frequenza ai farmaci da banco. Allo stesso tempo, una parte rilevante della popolazione continua a spendere di più per il marchio e i giovani conoscono meno gli equivalenti rispetto agli adulti.
Link utili:
Farmaci Equivalenti
Cittadinanzattiva – Campagna IoEquivalgo sui farmaci equivalenti
AIFA – Che cosa sono i farmaci equivalenti
Note per i lettori
Immagine realizzata con l'ausilio dell'Intelligenza Artificiale
