Niente stop ai motori termici, l’Europa ingrana la retromarcia

Decisione ribaltata e cambio di direzione “epocale”: ora i motori termici potrebbero restare “per sempre”

Il 10 dicembre avrebbe dovuto segnare il ritorno al tavolo dei negoziati sullo stop alle auto benzina e diesel dal 2035, una scadenza che da mesi genera tensioni tra governi, industria e Commissione. C’era chi ipotizzava un rinvio al 2040, chi prevedeva una riscrittura totale del calendario, chi ancora giurava che nulla sarebbe cambiato. Poi il silenzio: appuntamento saltato, nessuna spiegazione ufficiale, solo indiscrezioni. Ed è proprio da queste indiscrezioni che oggi arriva il colpo di scena. Secondo Bild, la Commissione Europea avrebbe scelto la soluzione più inattesa: cancellare del tutto il divieto ai motori termici previsto per il 2035. Un rovesciamento che sembrava impensabile fino a poche settimane fa e che potrebbe ridisegnare la strategia climatica dell’Unione. Le anticipazioni del quotidiano tedesco parlano di una linea più morbida sulle emissioni, una flessibilità che apre scenari completamente nuovi per l’industria e per milioni di automobilisti europei.

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Il “90%” che cambia tutto

La soglia sulle emissioni non sarà più del 100%: è qui che, secondo Bild, si nasconde la chiave del nuovo quadro politico.

Manfred Weber, membro del Parlamento Europeo, conferma alla testata tedesca una revisione destinata a far discutere: “Per le nuove immatricolazioni di veicoli dal 2035 in poi sarà obbligatoria una riduzione del 90% delle emissioni di CO₂ di flotta delle Case automobilistiche, non più del 100%. Inoltre non ci sarà più un obiettivo del 100% a partire dal 2040. Ciò significa che il divieto sui motori a combustione interna è da escludere”.

Weber prosegue sottolineando un doppio impegno: “Tutti i motori attualmente costruiti in Germania potranno quindi continuare a essere prodotti e venduti. Così manteniamo le nostre due promesse più importanti: restiamo impegnati per la neutralità climatica. Ma garantiamo anche la neutralità tecnologica. Ciò invia un segnale importante all’intera industria automobilistica e garantisce decine di migliaia di posti di lavoro industriali”. Una posizione che evidenzia come il compromesso tra obiettivi ambientali e tutela dell’economia sia tornato al centro della discussione politica.

Germania, Italia e Polonia cambiano l’asse europeo

Dietro la possibile retromarcia della Commissione ci sarebbe un fronte compatto di governi contrari al divieto totale dei motori termici. Bild cita apertamente il cancelliere tedesco Friedrich Merz, la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni e il Primo Ministro polacco Donald Tusk. Tre paesi decisivi per peso industriale, demografico e politico, che da mesi spingono per un approccio più “realista” alla transizione ecologica. La revisione del target 2035, dunque, non sarebbe solo un aggiustamento tecnico, ma un vero spostamento dell’equilibrio europeo, accelerato dal rallentamento del mercato elettrico e dalle difficoltà dell’industria automobilistica nel Vecchio Continente.

Verso il 16 dicembre: cosa aspettarsi ora

Per ora siamo ancora nel campo delle indiscrezioni: nulla è stato confermato dai canali ufficiali della Commissione.

Secondo Bild, però, la data da cerchiare in rosso è martedì 16 dicembre, quando l’Unione potrebbe pubblicare il documento ufficiale che sancisce la fine del divieto ai motori termici. Un atto che cambierebbe radicalmente la traiettoria europea e che consentirebbe ai costruttori di rivedere strategie, investimenti e linee produttive.

Il tutto avviene mentre l’industria automotive affronta uno dei peggiori momenti degli ultimi decenni: calo della domanda, costi elevati dell’elettrico, concorrenza cinese, difficoltà nel reperimento di componenti. In questo scenario, l’Europa avrebbe scelto di “tendere la mano” ai costruttori, riconoscendo la necessità di mantenere aperta la strada ai motori a combustione, anche affiancati da carburanti sintetici e tecnologie a basse emissioni.

Perché il dibattito non finirà qui

Il possibile stop allo stop divide ambientalisti, governi, aziende e cittadini. C’è chi parla di scelta pragmatica e chi la considera una resa culturale. La transizione ecologica non si ferma, ma cambia ritmo: non più una corsa obbligata verso l’elettrico puro, bensì un percorso multi-tecnologico dove ibridi, termici ottimizzati ed e-fuel continuano a giocare un ruolo. Se il 16 dicembre arriverà davvero la conferma, l’Europa riscriverà una delle sue decisioni più discusse degli ultimi anni.

Il mondo non segue l’Europa: chi punta sull’elettrico

Mentre Bruxelles discute retromarce e nuovi obiettivi, il resto del pianeta si muove in direzioni molto diverse. L’Europa rappresenta appena 400 milioni di abitanti, una frazione di un mercato globale dominato da paesi in piena espansione economica e con priorità spesso lontane dalla transizione elettrica.

In Africa, per esempio, l’elettrificazione dei trasporti resta un miraggio: le infrastrutture di ricarica sono quasi inesistenti, i costi dei veicoli elettrici rimangono proibitivi e la maggior parte dei governi considera i motori termici l’unica soluzione realisticamente adottabile nel breve periodo. In molte nazioni africane la priorità resta la mobilità di massa a basso costo, non la neutralità climatica.

Anche in India il quadro è molto meno lineare di quanto spesso raccontato. Nuova Delhi investe sì nell’elettrico, ma lo fa in modo selettivo e fortemente legato al trasporto urbano. Il mercato generale, però, continua a preferire auto economiche a benzina e diesel, mentre il governo vede nei carburanti alternativi (biometano, etanolo e combustibili sintetici), una via più accessibile e immediata rispetto alla conversione totale all’elettrico. Nei prossimi dieci anni il paese continuerà a produrre milioni di motori termici, considerati indispensabili per sostenere la crescita economica e la domanda interna.

Asia e Americhe: strategie divergenti e nessun divieto totale

Il panorama dell’Asia orientale racconta un’altra storia. La Cina guida la produzione mondiale di auto elettriche, ma allo stesso tempo continua a fabbricare e vendere quantità enormi di veicoli termici, soprattutto nei segmenti low cost che alimentano l’export globale. Anche il Giappone mantiene una linea indipendente: investe sugli ibridi, sulle celle a combustibile e sugli e-fuel, evitando qualsiasi posizione radicale sul divieto di motori a combustione. Corea del Sud e Sud-Est asiatico seguono percorsi misti, con una crescita dell’elettrico ma senza piani per una messa al bando totale.

Le Americhe mostrano un mosaico ancora più eterogeneo. Gli Stati Uniti procedono a strappi: alcuni Stati, come California e New York, puntano all’elettrico integrale, mentre altri mantengono un approccio moderato, legato ai costi, alle infrastrutture e alle pressioni politiche locali. In America Latina, invece, il motore termico rimane dominante e difficilmente verrà sostituito nel breve termine, anche per ragioni economiche e sociali. Brasile, Messico, Argentina e Colombia continuano a produrre e acquistare veicoli benzina e diesel, ritenuti ancora oggi la soluzione più sostenibile per milioni di cittadini. In questo scenario frammentato, l’Europa non rappresenta più il modello universale della transizione, ma una delle molte strategie possibili.

In sintesi, su una popolazione globale che sfiora i 9 miliardi di persone, almeno 7 miliardi continueranno a usare in modo massiccio i motori a combustione ancora per decenni. Asia, Africa e Americhe non dispongono delle infrastrutture per un passaggio rapido all’elettrico, né di mercati capaci di assorbire i costi elevati dei veicoli a batteria. L’Europa, con i suoi 400 milioni di cittadini, resta l’unico blocco ad aver tentato di imporre una scadenza definitiva, mentre il resto del pianeta procede in direzione opposta.

A cura di Roberto Zonca

Link utili:
Cars and vans – Climate Action – European Commission

Trends in electric cars – Global EV Outlook 2024 – Analysis – IEA
BILD exklusiv: Aus für das Verbrenner-Aus beschlossen! | Politik | BILD.de
Bild, ‘Ue verso passo indietro su stop motori termici dal 2035’ | ANSA.it

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