In Ucraina i primi droni che inseguono ed eliminano il bersaglio anche senza il controllo di un pilota

La commessa da 50mila velivoli integra la tecnologia statunitense di Auterion: l’operatore indica l’obiettivo, poi il software completa l’attacco anche sotto disturbo elettronico

LA NOTIZIA IN BREVE – L’Ucraina ha iniziato a ricevere i primi esemplari di una commessa da 50mila droni kamikaze Shrike equipaggiati con tecnologia statunitense di guida autonoma. I velivoli, prodotti dalla società ucraina SkyFall, integrano il sistema Skynode S di Auterion, che consente di agganciare un bersaglio e seguirlo anche dopo la perdita del collegamento radio o del segnale GPS.

Il pilota continua a scegliere l’obiettivo e può interrompere l’attacco finché mantiene il controllo del drone. Nell’ultima fase, però, il software può correggere autonomamente la traiettoria fino all’impatto, utilizzando soltanto le immagini della telecamera di bordo. La fornitura, finanziata dalla Germania, vale circa 90 milioni di euro.

Il salto tecnologico riguarda soprattutto il costo: ogni Shrike con guida AI vale circa 2mila dollari, molto meno delle tradizionali munizioni di precisione. Auterion lavora inoltre a sistemi capaci di coordinare sciami di droni, aprendo un confronto sempre più urgente sui limiti dell’autonomia militare e sul controllo umano nelle decisioni di attacco.

Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento

L’APPROFONDIMENTO – E alla fine l’Intelligenza artificiale ha trovato spazio anche nel settore più controverso del momento, quello dei droni da guerra. L’Ucraina ha ricevuto i primi esemplari di una commessa da 50mila droni Shrike, capaci di seguire autonomamente un bersaglio anche dopo aver perso il collegamento con il pilota. I velivoli, prodotti dall’azienda ucraina SkyFall, integrano l’hardware Skynode S e il software di guida terminale sviluppati dalla società statunitense Auterion. L’operatore continua a scegliere l’obiettivo, ma nell’ultima fase del volo può affidare al sistema il compito di mantenerlo inquadrato e dirigere il drone fino all’impatto, senza dipendere dal GPS o da una trasmissione radio continua.

Che cosa prevede la commessa dei 50mila Shrike?

Auterion e SkyFall hanno annunciato l’accordo il 13 luglio 2026, spiegando che le consegne sarebbero iniziate nella stessa settimana e sarebbero proseguite nei mesi successivi. Secondo Reuters, gli ultimi esemplari dovrebbero arrivare in Ucraina entro la fine dell’anno.

La fornitura vale circa 90 milioni di euro, poco più di 100 milioni di dollari al cambio indicato al momento dell’intesa. Auterion aveva parlato inizialmente di un Paese europeo della NATO senza rivelarne il nome. Una fonte citata da Reuters ha poi indicato la Germania come finanziatore dell’operazione. SkyFall ha confermato il coinvolgimento tedesco, mentre i ministeri della Difesa di Berlino e Kyiv non hanno fornito ulteriori dettagli, richiamando ragioni di sicurezza.

Dividendo il valore del contratto per il numero dei velivoli si ottiene una media vicina a 1.800 euro per unità. È però un calcolo puramente indicativo: nella cifra possono rientrare anche i moduli Skynode S, il software, l’integrazione sui droni, l’assistenza tecnica e gli aggiornamenti.

La vera novità, del resto, sta nelle dimensioni dell’ordine. La guida automatica non viene sperimentata su qualche prototipo costoso, ma applicata a decine di migliaia di piccoli droni destinati all’impiego quotidiano sul fronte.

Leggi di più

Come funziona la guida terminale?

Gli Shrike appartengono alla categoria dei droni FPV, sigla di first person view. Il pilota osserva su uno schermo le immagini trasmesse dalla telecamera anteriore e conduce il velivolo verso l’area in cui si trova l’obiettivo.

Nei modelli tradizionali il collegamento radio deve restare attivo fino agli ultimi secondi. Se il segnale viene disturbato, schermato da un edificio o interrotto dal terreno, il pilota può perdere il controllo proprio nella fase decisiva.

Il modulo Skynode S cambia questo passaggio. Una volta individuato il bersaglio, l’operatore lo seleziona sullo schermo e attiva la guida terminale. Il software analizza le immagini della telecamera, segue gli spostamenti dell’oggetto e corregge la traiettoria del drone.

Secondo Lorenz Meier, fondatore e amministratore delegato di Auterion, l’aggancio può avvenire da una distanza che arriva a circa mezzo miglio, poco più di 800 metri. Finché il collegamento radio rimane disponibile, il pilota può interrompere l’attacco o scegliere un altro obiettivo. Se il segnale viene perso, il velivolo continua invece verso il bersaglio già selezionato, basandosi sulle immagini raccolte dalla propria telecamera.

L’espressione “drone guidato dall’AI” va quindi letta con precisione. Lo Shrike non decide una strategia e non interpreta il campo di battaglia come farebbe una persona. Utilizza algoritmi di visione artificiale per riconoscere un oggetto già indicato e mantenerlo inquadrato durante la manovra finale.

Perché volare senza GPS cambia le regole?

La guerra in Ucraina ha trasformato lo spettro elettromagnetico in un secondo fronte. Russia e Ucraina cercano continuamente di disturbare le frequenze usate per comandare i droni, ricevere le immagini e trasmettere le coordinate.

Anche il GPS è vulnerabile. Può essere oscurato attraverso il jamming oppure ingannato con lo spoofing, che invia al ricevitore informazioni false sulla posizione. Il drone continua a volare, ma perde il riferimento corretto.

La guida visiva aggira almeno in parte il problema. Nell’ultima fase lo Shrike non deve raggiungere un punto geografico: deve seguire il mezzo indicato dal pilota. Per questo può continuare l’attacco anche quando il segnale satellitare e il collegamento radio diventano inutilizzabili.

Il vantaggio è concreto, ma non assoluto. Fumo, vegetazione, ombre, bruschi cambiamenti di direzione o la presenza di mezzi simili possono confondere il sistema. Il drone può perdere l’obiettivo oppure continuare a seguire un veicolo quando la situazione attorno è già cambiata.

Restano poi le difese fisiche: reti protettive, strutture metalliche, armi leggere, droni intercettori e sistemi automatici di tiro. Auterion riduce una delle principali vulnerabilità degli FPV, senza trasformarli in armi infallibili.

Quanto pesa il vantaggio economico?

Gli Shrike pilotati interamente a distanza sono stati indicati a un prezzo vicino ai 400 dollari, anche se il costo cambia in base alla configurazione, alla batteria, al sistema di trasmissione e al carico esplosivo. Con l’integrazione della guida Auterion, secondo Meier, il valore complessivo arriva a circa 2mila dollari per esemplare.

Il confronto con le tradizionali munizioni occidentali di precisione è immediato. Missili e bombe guidate garantiscono maggiore gittata, potenza e affidabilità, ma possono costare centinaia di migliaia o milioni di euro per singolo lancio.

Un piccolo FPV non svolge lo stesso compito. Può però essere prodotto in quantità molto maggiori e impiegato contro blindati, radar, pezzi d’artiglieria o sistemi di guerra elettronica che valgono decine di volte il prezzo del drone.

È questa asimmetria ad averne favorito la diffusione. Il problema, per gli eserciti tradizionali, non è soltanto abbattere un singolo velivolo economico, ma sostenere il costo di difendersi da migliaia di attacchi ripetuti.

SkyFall e Auterion affermano che gli Shrike abbiano già colpito mezzi russi per centinaia di milioni di dollari. I dati, tuttavia, arrivano dalle aziende coinvolte e dalle forze ucraine e risultano difficili da verificare nella loro interezza.

Lo stesso vale per alcuni episodi particolarmente spettacolari. Nel luglio 2026 l’Ucraina ha attribuito a un drone l’abbattimento di un elicottero russo Mi-28. Il Kyiv Independent ha riferito la notizia precisando di non aver potuto confermare autonomamente la distruzione del velivolo. Un filmato può mostrare l’impatto, ma non sempre consente di stabilire il danno finale.

Gli Shrike sono armi autonome?

Dipende da dove si colloca il confine. Nella configurazione annunciata per la commessa del 2026, una persona sceglie il bersaglio. Il software prende il controllo soltanto dopo questa decisione e gestisce il tracciamento nella fase terminale.

Il Comitato internazionale della Croce Rossa definisce autonomo un sistema che, dopo l’attivazione, seleziona e colpisce uno o più obiettivi senza un ulteriore intervento umano. In quel caso l’operatore può non conoscere in anticipo l’identità precisa del bersaglio, il luogo o il momento dell’attacco.

Lo Shrike equipaggiato con Auterion si colloca in una zona intermedia: la scelta iniziale resta umana, l’esecuzione finale può diventare automatica. La definizione più corretta è autonomia terminale con selezione umana del bersaglio.

La distinzione ha conseguenze molto concrete. Quando il collegamento si interrompe, il pilota perde anche la possibilità di rivedere la decisione. Il veicolo può cambiare direzione, entrare in un’area abitata o avvicinarsi a persone estranee al combattimento. Una scelta inizialmente corretta può diventare problematica pochi secondi dopo.

Le direttive statunitensi sui sistemi autonomi richiedono che comandanti e operatori mantengano un livello adeguato di giudizio umano sull’uso della forza. Prevedono inoltre prove realistiche, controlli sull’affidabilità e procedure per attivare o disattivare le funzioni automatiche. Sul campo, però, tutto questo deve funzionare sotto pressione, con comunicazioni instabili e tempi di reazione ridotti al minimo.

Il passo successivo saranno gli sciami?

L’hardware montato sugli Shrike è stato progettato per ricevere futuri aggiornamenti. Tra questi c’è Nemyx, il sistema con cui Auterion punta a coordinare più droni nella stessa missione.

Nel gennaio 2026 l’azienda ha effettuato una dimostrazione a fuoco a Camp Blanding, in Florida. Un solo operatore ha assegnato tre obiettivi ad altrettanti droni, mentre il software ha gestito la navigazione, la separazione delle traiettorie e la fase terminale.

La tecnologia è stata dunque testata, ma non risulta ancora operativa sui 50mila Shrike destinati all’Ucraina. Auterion non ha indicato una data per l’attivazione.

Nemyx dovrebbe permettere ai droni di condividere informazioni e modificare le priorità durante l’attacco. Se un obiettivo viene già distrutto, gli altri velivoli possono essere indirizzati altrove, evitando di concentrarsi tutti sullo stesso punto.

Qui il ruolo dell’operatore cambia in modo sostanziale. Non guiderebbe più ogni singolo mezzo, ma assegnerebbe un compito generale a un gruppo di macchine. Il controllo umano resterebbe all’inizio della missione e, quando le comunicazioni lo consentono, nella possibilità di interromperla. La distribuzione concreta dei bersagli potrebbe invece passare al software.

Perché l’Ucraina è diventata il laboratorio dei droni?

Dal 2022 Kyiv ha costruito un rapporto molto stretto tra produttori, programmatori, reparti militari e operatori al fronte. Un sistema può essere testato in combattimento, corretto e rimesso in produzione in tempi incompatibili con i tradizionali programmi occidentali.

Meier, che ha visitato più volte il Paese e lavora con i produttori ucraini, sostiene che le forze armate abbiano imparato ad accettare i fallimenti iniziali quando servono a migliorare il prodotto. Il suo è il punto di vista di un imprenditore direttamente coinvolto, ma descrive bene il meccanismo che ha caratterizzato questa guerra: ogni nuova contromisura russa provoca una modifica ucraina, che a sua volta costringe Mosca a reagire.

Reuters riferisce che Auterion partecipa nel 2026 a forniture complessive per circa 100mila droni destinati all’Ucraina, realizzate con produttori differenti e finanziate da diversi governi occidentali. Il totale comprende anche un precedente contratto statunitense da 50 milioni di dollari per 33mila sistemi.

Il vero elemento comune è il software. Lo stesso modulo può essere adattato a velivoli diversi, aggiornato senza ricostruire l’intero drone e collegato a una piattaforma condivisa. È un modello più vicino a quello degli smartphone e delle applicazioni che ai tradizionali sistemi d’arma, progettati per rimanere quasi invariati per anni.

Che cosa significa per l’Italia?

L’Italia sostiene in sede internazionale un approccio basato su due livelli: vietare i sistemi incompatibili con il diritto umanitario e disciplinare quelli nei quali l’autonomia può convivere con un controllo umano effettivo.

In un documento trasmesso alle Nazioni Unite, Roma ha indicato la presenza umana come elemento essenziale nell’intero ciclo di vita delle armi autonome, dalla progettazione all’impiego. La posizione italiana non punta quindi a vietare ogni automatismo, ma a impedire che le decisioni più critiche vengano trasferite integralmente alla macchina.

Nello stesso tempo, i programmi della Difesa comprendono sistemi autonomi, droni cooperanti, capacità di swarming e integrazione tra mezzi con e senza equipaggio. L’Italia, come gli altri Paesi europei, cerca dunque di sviluppare tecnologie che sta ancora tentando di regolamentare.

La commessa ucraina rende evidente il problema. Il passaggio da un drone assistito a un sistema molto più autonomo può avvenire con un aggiornamento software, senza sostituire il velivolo. Per questo i controlli non possono fermarsi all’hardware: servono verifiche sul codice, registri delle modifiche, prove operative e responsabilità definite lungo tutta la catena di comando.

Fact-checking: i droni sceglieranno autonomamente chi colpire?

Affermazione: i 50mila Shrike destinati all’Ucraina potranno cercare, identificare e scegliere da soli qualsiasi obiettivo.

Responso: Fuorviante.

Nella configurazione annunciata, il pilota raggiunge l’area dell’operazione e seleziona un bersaglio preciso. Il software può seguirlo e completare la fase terminale anche dopo la perdita del segnale. Non risulta invece che i droni vengano consegnati con la possibilità di cercare liberamente obiettivi corrispondenti a una categoria generale.

La futura integrazione di Nemyx potrebbe permettere a più velivoli di coordinarsi, distribuire i bersagli e cambiare priorità con un intervento umano ridotto. La funzione è stata sperimentata su scala limitata, ma Auterion non ha comunicato quando sarà installata sugli Shrike destinati all’Ucraina.

Ultima verifica: 5 agosto 2026

L’innovazione del drone autonomo, ammesso che di innovazione si voglia parlare, può essere presentata come “intelligente”, ma riduce il tempo e lo spazio nei quali una decisione umana può ancora essere revocata. Una volta perso il collegamento, lo Shrike continua a eseguire l’ordine ricevuto, mentre il rischio di un errore di identificazione o di un cambiamento improvviso dello scenario non può essere azzerato.

Link e fonti

Documenti, comunicati e analisi utilizzati per verificare la fornitura dei droni Shrike e il funzionamento della guida autonoma terminale.

  • Comunicato aziendale

    Auterion e SkyFall annunciano la consegna di 50mila droni Shrike

    Ente: Auterion · Data:

    L’annuncio ufficiale descrive la fornitura dei droni prodotti da SkyFall e dotati dei moduli Skynode S e del software Auterion per la guida autonoma nella fase terminale dell’attacco.

    Consulta l’annuncio
  • Verifica giornalistica

    La Germania finanzia la fornitura dei droni destinati all’Ucraina

    Fonte: Reuters · Data:

    Reuters identifica la Germania come finanziatore dell’ordine, stimato in circa 90 milioni di euro, e ricostruisce tempi, dimensioni e soggetti coinvolti nella commessa.

    Leggi la verifica
  • Approfondimento tecnico

    Come l’intelligenza artificiale segue il bersaglio senza GPS

    Autore: Jeremy Hsu, Ars Technica · Data:

    L’analisi spiega come il pilota seleziona l’obiettivo e come il sistema può mantenerlo agganciato usando le immagini della telecamera anche dopo la perdita del collegamento radio.

    Leggi l’approfondimento
  • Dimostrazione tecnologica

    Nemyx e il test a fuoco con tre droni comandati da un operatore

    Ente: Auterion · Pubblicazione:

    Il comunicato documenta la prova svolta a Camp Blanding, in Florida, durante la quale un solo operatore ha assegnato tre diversi obiettivi a tre droni coordinati dal sistema Nemyx.

    Consulta il test
  • Diritto umanitario

    Che cosa si intende per sistema d’arma autonomo

    Ente: Comitato internazionale della Croce Rossa · Data:

    La scheda definisce autonomi i sistemi che selezionano e applicano la forza contro un bersaglio senza un successivo intervento umano e illustra le principali questioni giuridiche.

    Consulta la definizione
  • Direttiva militare

    Direttiva statunitense sull’autonomia nei sistemi d’arma

    Ente: Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti · Data:

    Il documento stabilisce principi, responsabilità, verifiche e procedure per lo sviluppo e l’impiego di sistemi d’arma dotati di funzioni autonome o supervisionate.

    Consulta la direttiva
  • Documento italiano

    Strategia della Difesa italiana in materia di Intelligenza artificiale

    Ente: Ministero della Difesa · Data:

    La strategia nazionale affronta l’integrazione dell’AI nella Difesa, i sistemi autonomi, il coordinamento degli sciami e la necessità di conservare responsabilità e controllo umano.

    Consulta la strategia
Fonti consultate e verificate dalla redazione di GiornaleTecnologico.net. Ultimo controllo: .

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

Correlati