Bisfenolo A fuorilegge nelle lattine, ma continueremo a berlo ancora per anni

Scorte già distribuite, deroghe e calendari differenziati rinviano il ricambio completo sugli scaffali europei

LA NOTIZIA IN BREVE – Il bisfenolo A esce di scena: sarà presto bandito dalle nuove lattine europee. La sua presenza nei supermercati continuerà tuttavia ad esser presente ancora a lungo. Il divieto introdotto dall’Unione europea interrompe l’arrivo di nuovi contenitori rivestiti con BPA, mentre quelli già distribuiti potranno essere riempiti fino al luglio 2027 e venduti fino all’esaurimento. Per alcune conserve la transizione si spingerà fino al 2029.

La stretta nasce dalla rivalutazione dell’EFSA, che ha ridotto di 20.000 volte la dose giornaliera tollerabile dopo aver esaminato possibili effetti sul sistema immunitario. La nuova soglia resta però al centro di un confronto scientifico, perché deriva soprattutto da alterazioni osservate nei topi e tradotte in un limite molto prudenziale per l’uomo.

La partita ora si sposta sui sostituti. Le nuove vernici dovranno proteggere gli alimenti senza introdurre bisfenoli simili o altri composti problematici. Il successo del divieto dipenderà meno dalle etichette “BPA free” e molto di più da controlli, tracciabilità e sicurezza reale dei materiali alternativi.

Infografica interattiva

Il Bisfenolo A spiegato attraverso una lattina

Il BPA viene utilizzato per produrre alcune resine applicate all’interno dei contenitori metallici. La barriera protegge alimenti e bevande, ma piccole quantità della sostanza possono migrare verso il contenuto.

Seleziona i diversi livelli della confezione per capire dove si trova il BPA e quale funzione svolge.
Il contenitore metallico Alluminio e acciaio garantiscono resistenza e leggerezza, ma devono essere separati dalle bevande acide e dalle conserve per limitare corrosione e alterazioni.
Il percorso

Come può arrivare dal materiale all’organismo?

Seleziona le diverse fasi per ricostruire il passaggio del BPA.

La resina viene applicata alla confezione

Il BPA può entrare nella produzione di alcune resine epossidiche destinate a rivestire la superficie interna del contenitore.

Migrazione chimica

Quali condizioni possono favorire il passaggio?

Il trasferimento dipende dal rivestimento, dall’alimento e dalle condizioni nelle quali la confezione viene trattata e conservata.

Propensione relativa alla migrazione Intermedia

Le condizioni selezionate possono favorire un trasferimento intermedio rispetto agli altri scenari.

L’indicatore ha finalità didattiche e qualitative: non misura la quantità reale di BPA presente in una specifica confezione.
La rivalutazione dell’EFSA

La dose giornaliera tollerabile è stata ridotta di 20.000 volte

I valori sono espressi nella stessa unità di misura per rendere immediato il confronto.

Valore precedente 4.000 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno
Nuovo valore EFSA 0,2 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno
Per una persona di 70 chilogrammi il nuovo valore equivale a 14 nanogrammi al giorno
Domande e risposte

Che cosa significa concretamente?

Apri le schede per distinguere il rischio cronico da quello immediato e capire che cosa significa davvero “BPA free”.

La dose giornaliera tollerabile riguarda l’esposizione ripetuta nel corso della vita. Non indica la quantità capace di provocare una malattia subito dopo il consumo di una singola bevanda.
La dicitura indica l’assenza di BPA aggiunto intenzionalmente, ma la sicurezza dipende anche dalla sostanza utilizzata al suo posto, dalla sua tossicità e dalla stabilità del nuovo rivestimento.
Alcuni bisfenoli alternativi possiedono una struttura simile al BPA e potrebbero esercitare effetti endocrini o riproduttivi comparabili. Sostituire una sostanza con una quasi identica trasferirebbe il problema senza risolverlo.
Il BPA protegge la confezione

Le resine riducono corrosione e alterazioni, ma possono contribuire all’esposizione quando alcune molecole migrano nel prodotto.

La sostituzione deve essere verificata

Un’alternativa efficace deve garantire sicurezza chimica, resistenza del rivestimento e protezione dell’alimento durante tutta la sua vita.

Infografica Aumentata di GiornaleTecnologico.net

Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento

L’APPROFONDIMENTO – Dal 20 luglio produttori e importatori non potranno più introdurre nel mercato europeo lattine monouso rivestite con bisfenolo A (BPA), sostanza impiegata nelle vernici interne che proteggono il metallo dalla corrosione. Il divieto, previsto dal Regolamento UE 2024/3190, nasce dalla rivalutazione dell’EFSA, che nel 2023 – richiamando possibili effetti sul sistema immunitario – ha abbassato di 20.000 volte la dose giornaliera tollerabile, portandola da 4.000 a 0,2 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo.

Le confezioni già entrate legalmente nella filiera continueranno però a circolare. Potranno essere riempite fino al 20 luglio 2027 e le bevande confezionate entro quella data resteranno in vendita fino all’esaurimento delle scorte. Per gli imballaggi destinati a frutta, ortaggi e prodotti ittici la transizione si spingerà fino al 2028-2029, mentre alcuni grandi serbatoi industriali manterranno una deroga subordinata all’assenza di migrazione rilevabile negli alimenti.

Che cosa cambia dal 20 luglio?

La data segna lo stop al primo ingresso nella catena commerciale europea di nuove lattine prodotte con rivestimenti contenenti intenzionalmente BPA. Il limite riguarda sia i fabbricanti dell’Unione sia gli importatori di contenitori provenienti da Paesi terzi.

Il Regolamento UE 2026/250, approvato nel febbraio 2026, ha chiarito che conta il momento in cui l’imballaggio viene immesso per la prima volta sul mercato europeo. I passaggi successivi tra produttori, distributori, imbottigliatori e rivenditori restano consentiti quando il contenitore è entrato legalmente nella filiera prima della scadenza.

Bruxelles ha scelto così una transizione graduale, evitando che milioni di imballaggi già fabbricati diventassero improvvisamente rifiuti. Il provvedimento interrompe l’arrivo di nuove scorte della vecchia generazione, senza imporre il ritiro immediato delle confezioni presenti nei depositi e nei supermercati.

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Perché il BPA si trova dentro le lattine?

Il bisfenolo A, identificato anche con il nome chimico 4,4’-isopropilidendifenolo e con il numero CAS 80-05-7, viene utilizzato nella produzione di policarbonati e resine epossidiche. Nel settore alimentare entra soprattutto nelle sottili vernici applicate all’interno di lattine, barattoli e coperchi metallici.

La pellicola separa birra, bibite e conserve dall’alluminio o dall’acciaio, limitando corrosione, alterazioni del sapore e deterioramento dell’imballaggio. Deve inoltre resistere all’acidità, alle temperature di sterilizzazione e a periodi di conservazione che, nel caso delle conserve, possono durare diversi anni.

La criticità riguarda la migrazione chimica. Piccole quantità di BPA rimaste libere nella resina possono passare dal rivestimento all’alimento. Il trasferimento varia in base alla formulazione della vernice, alla temperatura, alla durata del contatto, all’acidità, alla presenza di grassi e alle condizioni di conservazione. Il BPA non rappresenta quindi un ingrediente della bevanda, ma può raggiungerla attraverso il materiale della confezione.

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Perché l’EFSA ha abbassato la soglia di 20.000 volte?

Nel 2023 l’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha completato una nuova valutazione dei rischi legati alla presenza del BPA negli alimenti. Il lavoro, pubblicato sull’EFSA Journal, ha esaminato studi tossicologici, ricerche su animali e cellule, dati sui meccanismi biologici e osservazioni disponibili sull’uomo.

La nuova dose giornaliera tollerabile è stata fissata a 0,2 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno. Il valore temporaneo stabilito nel 2015 ammontava a 4 microgrammi, equivalenti a 4.000 nanogrammi per chilogrammo.

Per una persona di 70 chilogrammi la nuova soglia corrisponde a 14 nanogrammi complessivi al giorno. Il valore riguarda l’esposizione ripetuta nel corso della vita e non indica la quantità capace di provocare un effetto immediato dopo un singolo consumo. Il suo superamento segnala però che il margine di sicurezza individuato dall’EFSA è stato oltrepassato.

Confrontando la soglia con le stime alimentari disponibili, l’Autorità ha calcolato esposizioni superiori di due o tre ordini di grandezza, indicativamente da cento a mille volte, e ha indicato una preoccupazione sanitaria per tutte le fasce d’età. Parte dei dati utilizzati precede tuttavia le restrizioni più recenti: nuove campagne di controllo dovranno stabilire quanto l’esposizione sia già diminuita.

Quale effetto sul sistema immunitario ha pesato maggiormente?

La valutazione ha attribuito particolare importanza all’aumento delle cellule immunitarie Th17 osservato nella milza di topi esposti al BPA durante la gestazione e le prime fasi della vita. Questi linfociti partecipano alla difesa contro alcuni microrganismi e ai processi infiammatori; alterazioni della loro attività compaiono anche in diverse patologie immunitarie.

L’EFSA ha utilizzato questo indicatore come punto di partenza per calcolare la nuova soglia, applicando fattori di incertezza destinati a coprire le differenze tra animali e persone e la variabilità presente nella popolazione.

La scelta ha aperto un confronto con l’Agenzia europea per i medicinali. L’EMA ritiene ancora insufficiente la prova di un rapporto causale diretto tra l’aumento delle Th17 nei topi e una specifica malattia nell’uomo. L’EFSA considera invece il complesso delle evidenze abbastanza solido da giustificare un approccio prudenziale.

La divergenza riguarda quindi il peso attribuito a un indicatore biologico intermedio e il modo in cui gli studi animali vengono tradotti in un livello protettivo per l’uomo. L’Unione europea ha scelto l’impostazione più cauta, mentre la ricerca dovrà chiarire la reale portata clinica degli effetti osservati.

Quanto BPA può contenere una lattina?

La soglia fissata dall’EFSA non indica quanto BPA sia presente in ogni confezione. Per calcolare l’assunzione occorre conoscere la concentrazione realmente migrata nella bevanda, moltiplicarla per il volume consumato e rapportare il risultato al peso corporeo.

Il valore cambia a seconda del rivestimento, del prodotto contenuto, del tempo trascorso dal confezionamento e delle condizioni di trasporto e conservazione. Due lattine apparentemente simili possono quindi presentare concentrazioni differenti.

Una precedente indagine di Health Canada, condotta su 72 bevande in lattina, rilevò una media di circa 0,57 microgrammi per litro, pari a 570 nanogrammi, con valori compresi tra circa 32 e 4.500 nanogrammi per litro. I dati appartengono a un altro mercato e precedono le restrizioni più recenti, perciò non descrivono automaticamente i prodotti venduti oggi nell’Unione europea. Mostrano però quanto ampia possa essere la variabilità.

Applicando quella media a una lattina da 330 millilitri, la bevanda conterrebbe circa 188 nanogrammi di BPA. Per una persona di 70 chilogrammi l’assunzione equivarrebbe a circa 2,7 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo, oltre tredici volte la nuova soglia EFSA.

Il confronto non permette di attribuire un danno immediato a quella singola confezione. Evidenzia però quanto il margine prudenziale possa essere superato quando la migrazione raggiunge concentrazioni di quell’ordine e il consumo si ripete nel tempo.

Il consumatore non può ricavare il dato dall’etichetta. Servirebbe un’analisi di laboratorio oppure la pubblicazione dei test di migrazione eseguiti dal produttore. La dichiarazione di conformità accompagna il materiale lungo la filiera, ma normalmente non comunica al pubblico quanti nanogrammi siano presenti nella singola bevanda. Per questo la soglia EFSA non può essere trasformata autonomamente in un numero massimo di lattine consumabili.

Quando scompariranno le confezioni con BPA?

Gli imballaggi vuoti introdotti legalmente nella filiera prima del 20 luglio 2026 potranno essere utilizzati per altri dodici mesi. Le bevande riempite e sigillate entro il 20 luglio 2027 resteranno commerciabili fino all’esaurimento.

La normativa non stabilisce quindi una data nella quale tutte le vecchie lattine dovranno sparire contemporaneamente. La loro permanenza dipenderà dalla durata commerciale del prodotto, dalla velocità delle vendite e dalle quantità conservate nei magazzini.

Bibite ad alta rotazione consumeranno rapidamente le scorte, mentre birre speciali, prodotti stagionali o confezioni distribuite in volumi ridotti potrebbero restare sugli scaffali più a lungo. La presenza di una lattina dopo il luglio 2027 non dimostrerà da sola una violazione: occorrerà ricostruire quando il contenitore è entrato nella filiera e quando è stato riempito.

Perché le conserve avranno più tempo?

Gli imballaggi destinati a frutta, ortaggi e prodotti della pesca trasformati potranno essere introdotti nel mercato fino al 20 gennaio 2028 e riempiti fino al 20 gennaio 2029. Gli alimenti confezionati entro quel termine resteranno vendibili fino all’esaurimento.

Pomodoro, frutta, pesce, salamoie e alimenti ricchi di grassi interagiscono in modo diverso con i rivestimenti. Le confezioni affrontano inoltre trattamenti termici intensi e devono mantenere la propria integrità per anni.

Le nuove vernici richiedono quindi prove prolungate di adesione, corrosione, migrazione e stabilità. Un materiale con un profilo tossicologico migliore, ma incapace di proteggere il metallo, potrebbe favorire perdite, alterazioni, contaminazioni e sprechi alimentari. La finestra più lunga consente alle imprese di verificare le alternative prima dell’impiego su larga scala.

Perché alcuni grandi serbatoi resteranno esclusi?

Una deroga riguarda le resine epossidiche applicate a contenitori autoportanti con capacità superiore a 1.000 litri, come alcuni tank utilizzati nella produzione alimentare. Il BPA potrà essere ancora impiegato quando la sua migrazione nel prodotto risulterà non rilevabile.

La Commissione considera il rapporto tra superficie rivestita e volume complessivo. Nei grandi serbatoi l’area di contatto risulta proporzionalmente ridotta rispetto alla quantità di alimento, abbassando la possibile concentrazione finale.

Le imprese dovranno comunque dimostrare il rispetto del requisito attraverso documentazione tecnica e controlli analitici. La deroga potrà essere riesaminata quando saranno disponibili materiali alternativi capaci di offrire le stesse prestazioni.

Il divieto riguarda soltanto il BPA?

Il regolamento coinvolge anche bisfenoli e derivati classificati come cancerogeni, mutageni, tossici per la riproduzione o interferenti endocrini nelle categorie di maggiore pericolosità.

L’obiettivo consiste nell’evitare la regrettable substitution, la sostituzione rimpiangibile: eliminare il BPA per introdurre una molecola strutturalmente simile e dotata di effetti comparabili trasferirebbe il problema da una sostanza all’altra.

L’ECHA e gli Stati membri hanno valutato come gruppo 148 bisfenoli, individuando oltre trenta composti che potrebbero richiedere restrizioni europee per i possibili effetti endocrini o riproduttivi. La dicitura BPA free offre dunque un’informazione parziale, perché la sicurezza dipende anche dalla sostanza utilizzata come alternativa e dai composti che possono formarsi durante la produzione o l’invecchiamento del rivestimento.

Come dovranno muoversi le imprese italiane?

Il regolamento si applica direttamente alla filiera italiana e coinvolge produttori di lattine, importatori, birrifici, industrie conserviere, imbottigliatori e distributori. Ogni operatore dovrà poter ricostruire l’origine del contenitore, la data della sua prima immissione nel mercato europeo e la composizione del rivestimento.

Le linee guida pubblicate dalla Commissione nel dicembre 2025 assegnano un ruolo centrale alla dichiarazione di conformità, alla tracciabilità dei lotti e alla documentazione tecnica. Nei casi dubbi serviranno analisi di laboratorio capaci di misurare la migrazione delle sostanze.

Le imprese più grandi lavorano da tempo ai nuovi rivestimenti. Le aziende di dimensioni ridotte potrebbero incontrare maggiori difficoltà, perché dipendono maggiormente dai fornitori e dispongono di meno risorse per svolgere prove autonome. Metodi analitici condivisi e documentazione uniforme diventeranno quindi decisivi.

Come capiremo se il divieto ha funzionato?

L’efficacia del provvedimento si misurerà attraverso la diminuzione del BPA negli alimenti confezionati e nell’organismo dei cittadini europei. Campagne coordinate dovranno confrontare lattine, conserve e capsule prodotte prima e dopo la transizione, mentre il biomonitoraggio seguirà l’andamento dei diversi bisfenoli nella popolazione.

Una riduzione del BPA accompagnata dall’aumento di sostituti con proprietà tossicologiche simili rappresenterebbe un risultato soltanto apparente. I controlli dovranno quindi estendersi all’intera famiglia chimica e verificare anche la stabilità dei nuovi materiali. Le vernici alternative dovranno garantire insieme sicurezza chimica, protezione del metallo e conservazione degli alimenti.

Link utili:
Regolamento europeo consolidato sull’uso del BPA nei materiali alimentari
Valutazione scientifica EFSA 2023 sul bisfenolo A negli alimenti

Note per i lettori

L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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