Diete vegetariane e vegane, l’intervista alla dottoressa Pilotto: “Essere vegetariani non protegge automaticamente dal cancro”

Lo studio su 1,8 milioni di persone mostra benefici e limiti dei regimi a base vegetale. La prevenzione passa da equilibrio nutrizionale, fibre, peso, movimento e riduzione degli alimenti processati

Le diete vegetariane e vegane possono rientrare in una strategia di prevenzione oncologica, a condizione che siano pianificate in modo corretto. È il messaggio centrale dell’intervista alla dottoressa Sara Pilotto, oncologa, ricercatrice AIRC e Professore Associato di Oncologia Medica all’Università di Verona, a partire dal grande studio pubblicato sul British Journal of Cancer. La ricerca indica nei vegetariani un rischio più basso per alcuni tumori, tra cui pancreas, mammella, prostata, rene e mieloma multiplo, ma segnala anche risultati da leggere con cautela, compresa l’associazione osservata tra dieta vegana e tumore del colon-retto. La prevenzione passa dalla qualità complessiva dell’alimentazione e dallo stile di vita. Cereali integrali, legumi, frutta, verdura, fibre, peso adeguato, attività fisica regolare, astensione dal fumo e limitazione dell’alcol hanno un ruolo più concreto della sola esclusione della carne. Per chi segue una dieta vegana restano centrali anche i nutrienti critici, dalla vitamina B12 alla vitamina D, fino a calcio, iodio, ferro, zinco e omega-3.

Se la sintesi della notizia ti ha incuriosito ecco di seguito l’intervista che abbiamo realizzato per te:

Le diete vegetariane e vegane vengono associate a salute, prevenzione e minore esposizione ai rischi legati al consumo di carne rossa e lavorata, ma i dati raccolti su quasi 1,8 milioni di persone, seguite fino a 16 anni, raccontano un quadro più articolato. Il grande studio internazionale pubblicato sul British Journal of Cancer conferma una riduzione del rischio per alcuni tumori tra chi segue un’alimentazione vegetariana o pescetariana, con segnali favorevoli per sedi come mammella, prostata, pancreas, rene e colon-retto, a seconda del modello alimentare considerato. La ricerca, allo stesso tempo, invita a superare letture automatiche e semplificate, perché la prevenzione oncologica dipende dalla qualità complessiva della dieta, dall’equilibrio dei nutrienti, dagli stili di vita, dall’età, dal peso corporeo, dal consumo di alcol, dal fumo e dalla storia individuale. Eliminare la carne può ridurre alcuni fattori di rischio, ma una dieta vegetale costruita male può lasciare spazio a carenze e squilibri. E’ dunque fondamentale comprendere in che modo un’alimentazione a base vegetale può contribuire alla prevenzione dei tumori, come anche conoscere i possibili rischi derivanti l’esclusione di intere categorie di alimenti. Abbiamo affrontato il complesso e sempre più attuale tema con la dottoressa Sara Pilotto, oncologa, ricercatrice AIRC e Professore Associato di Oncologia Medica all’Università di Verona.

Professoressa, prima di entrare nel tema, ci racconta di lei, dove lavora e quali progetti di ricerca o attività cliniche segue?
Sono Sara Pilotto, oncologa e Professore Associato di Oncologia Medica all’Università di Verona. Mi sono laureata e specializzata in Oncologia Medica presso l’Università di Verona, dove ho poi proseguito il mio percorso clinico e scientifico. Durante la mia formazione ho avuto anche l’opportunità di svolgere attività clinica e di ricerca all’Instituto Oncológico Dr. Rosell di Barcellona, grazie a una fellowship della International Association for the Study of Lung Cancer, un’esperienza molto importante per approfondire in particolare la ricerca traslazionale in oncologia toracica.

Ho conseguito un Dottorato di Ricerca in Infiammazione, Immunità e Cancro e, nel corso degli anni, ho cercato di integrare sempre più strettamente l’attività clinica con quella di ricerca. Oggi coordino il team clinico e di ricerca dedicato alle neoplasie toraciche, con particolare attenzione al tumore del polmone, e il team FORCE, orientato a un approccio integrato e multidimensionale alla persona con diagnosi oncologica. Una parte importante del mio lavoro riguarda infatti non solo le terapie antitumorali, ma anche tutto ciò che può contribuire a migliorare il percorso di cura, la qualità di vita e, quando possibile, gli esiti dei pazienti.

 In questa direzione si inserisce anche il progetto STARLighT, sostenuto da Fondazione AIRC, che studia il ruolo di nutrizione ed esercizio fisico nei pazienti con tumore polmonare in fase precoce. L’obiettivo è capire come interventi mirati sullo stile di vita possano affiancare i trattamenti oncologici e contribuire a una presa in carico più completa della persona.

Mangiare vegetariano riduce il rischio di cancro?
Può essere associato a un rischio più basso per alcuni tumori, ma non possiamo dire che “essere vegetariani” protegga automaticamente dal cancro. Lo studio pubblicato sul British Journal of Cancer ha osservato nei vegetariani un rischio più basso di alcuni tumori, in particolare pancreas, mammella, prostata, rene e mieloma multiplo, rispetto ai consumatori di carne rossa o processata. Tuttavia, lo stesso studio ha osservato anche un rischio più alto di carcinoma squamoso dell’esofago nei vegetariani; quindi il messaggio non può essere semplicemente “vegetariano uguale protettivo”.

Il punto centrale è il modello alimentare complessivo. Le raccomandazioni WCRF/AICR, cioè del World Cancer Research Fund e dell’American Institute for Cancer Research, vanno in questa direzione: privilegiare un’alimentazione ricca di cereali integrali, legumi, frutta, verdura e fibre, riducendo gli alimenti processati e le carni lavorate. Questo modello va inserito in uno stile di vita più ampio, che includa attività fisica regolare, mantenimento di un peso corporeo adeguato, astensione dal fumo e limitazione dell’alcol. Non bisogna quindi guardare solo all’etichetta “vegetariano”, ma alla qualità della dieta e allo stile di vita nel suo insieme.

Una dieta vegana protegge dai tumori oppure può esporre anche a rischi?
Una dieta vegana ben pianificata può essere coerente con molte raccomandazioni di prevenzione, perché esclude carne rossa e carni lavorate e può favorire un maggior consumo di alimenti vegetali, come legumi, cereali integrali, frutta, verdura, frutta secca e semi. Tuttavia, non è automaticamente protettiva in senso oncologico.

Come per qualsiasi modello alimentare, conta la qualità complessiva della dieta. Una dieta vegana può essere molto salutare se varia, equilibrata e basata su alimenti poco processati; può invece diventare meno favorevole se è povera di varietà o se si basa soprattutto su prodotti raffinati, dolci, bevande zuccherate o alimenti industriali di bassa qualità nutrizionale.

Per questo eviterei un messaggio troppo semplice: una dieta vegana può essere una scelta compatibile con la prevenzione, ma solo se ben costruita e inserita in uno stile di vita complessivamente sano. Lo studio va letto proprio in questa prospettiva: non valuta una dieta ideale, ma categorie alimentari molto ampie, al cui interno possono esserci comportamenti nutrizionali molto diversi.

Perché nello studio i vegani sembrano avere un rischio più alto di tumore al colon-retto?
Questo è uno dei dati più delicati dello studio e va interpretato con molta prudenza. Gli autori non dimostrano che la dieta vegana causi il tumore del colon-retto. Osservano un’associazione, che però si basa su un numero relativamente limitato di casi tra i vegani. Questo rende la stima meno solida rispetto a quelle ottenute in gruppi più numerosi. Inoltre, l’aumento di rischio si attenuava e non risultava più statisticamente significativo dopo l’esclusione dei primi quattro anni di follow-up, un’analisi utile per ridurre il possibile effetto di malattie già presenti ma non ancora diagnosticate al momento dell’arruolamento.

Gli autori non danno una spiegazione definitiva, ma avanzano alcune ipotesi. Una possibile spiegazione riguarda il calcio. I vegani dello studio non consumavano latticini e avevano, in media, apporti di calcio più bassi rispetto ai livelli raccomandati. Questo è rilevante perché le evidenze disponibili indicano un possibile ruolo protettivo del calcio nei confronti del tumore del colon-retto. Potrebbero poi contare anche altri fattori, come bassi apporti di alcuni nutrienti, per esempio omega-3 a lunga catena, o aspetti della qualità complessiva della dieta che lo studio non riusciva a misurare in modo preciso. In sintesi, è un segnale da approfondire, non un motivo per concludere che la dieta vegana aumenti di per sé il rischio di tumore del colon-retto.

Il dato sui vegani deve preoccupare chi ha eliminato carne, pesce, uova e latticini?
Non parlerei di allarme, ma di attenzione consapevole. Lo studio non dimostra che la dieta vegana causi il tumore del colon-retto, né significa che chi è vegano debba cambiare alimentazione. Ci ricorda però che una dieta vegana non può essere improvvisata.

Chi elimina tutti gli alimenti di origine animale deve assicurarsi di avere un’alimentazione completa, con adeguate fonti di proteine vegetali, come legumi, soia, tofu, seitan, frutta secca e semi, e con attenzione a nutrienti come vitamina B12, vitamina D, calcio, iodio, ferro, zinco e omega-3. Per la vitamina B12, in particolare, è necessaria una fonte affidabile, generalmente attraverso integrazione; per altri nutrienti, l’eventuale supplementazione va valutata in base alla dieta, agli esami e ai fabbisogni individuali.

Il punto non è usare integratori come protezione oncologica, ma prevenire o correggere carenze nutrizionali che, nel tempo, possono avere conseguenze sulla salute. Per questo una dieta vegana, soprattutto se seguita per molti anni, non dovrebbe essere improvvisata: va pianificata e monitorata periodicamente. È consigliabile confrontarsi con il medico e con un dietista o nutrizionista esperto in alimentazione vegetale, così da valutare la qualità complessiva della dieta, gli eventuali esami da controllare e le integrazioni realmente necessarie.

Quali tumori sembrano diminuire di più nelle persone vegetariane?
Nello studio, rispetto ai consumatori di carne rossa o processata, le persone vegetariane mostravano un rischio più basso di alcuni tumori: pancreas, mammella, prostata, rene e mieloma multiplo. Tuttavia, non tutti i risultati hanno la stessa solidità.

Il dato più consistente, tra quelli favorevoli, riguarda la riduzione del rischio di tumore del rene nei vegetariani. Per il tumore della mammella, la riduzione sembrava riguardare soprattutto le donne in postmenopausa e potrebbe essere almeno in parte legata a differenze di peso e composizione corporea. Per pancreas, prostata e mieloma multiplo, invece, i risultati vanno interpretati con maggiore cautela, perché alcune associazioni si attenuavano nelle analisi di controllo o perché le evidenze disponibili sono ancora limitate. È importante ricordare che si tratta di associazioni osservate, non di una prova di causalità: lo studio non dimostra che la dieta vegetariana, da sola, sia la causa diretta della riduzione del rischio.

Ridurre la carne rossa basta per abbassare il rischio oncologico?
Ridurre la carne rossa può essere utile, soprattutto se il consumo è elevato, ma da solo non basta. Il rischio oncologico è influenzato da molti fattori: fumo, alcol, peso corporeo, attività fisica, qualità complessiva della dieta, consumo di fibre, cereali integrali, frutta e verdura, e adesione agli screening raccomandati.

Le raccomandazioni WCRF/AICR insistono molto su questo punto: la prevenzione funziona come un insieme di abitudini, non come un singolo intervento isolato. Non basta togliere una bistecca se poi la dieta resta ricca di alcol, bevande zuccherate, alimenti ultraprocessati e povera di fibre. Conta la direzione complessiva, ossia costruire uno stile di vita complessivamente sano sostenuto nel tempo: più alimenti vegetali poco processati, attività fisica regolare, peso adeguato, niente fumo e poco o niente alcol.

Carne rossa e carne lavorata hanno lo stesso peso nel rischio di cancro?
No, non hanno esattamente lo stesso peso. Le carni lavorate hanno evidenze più forti di associazione causale con il tumore del colon-retto. La IARC, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha classificato le carni lavorate come cancerogene per l’uomo e la carne rossa come probabilmente cancerogena. Questo non significa che il rischio sia identico nei due casi: la classificazione IARC indica soprattutto quanto sono solide le prove scientifiche disponibili. Le evidenze sono più forti per le carni lavorate, soprattutto in relazione al tumore del colon-retto; per la carne rossa l’associazione è considerata probabile e il consiglio è di limitarne il consumo.

Per questo le raccomandazioni sono diverse: se si consuma carne rossa, è bene limitarla a quantità moderate, indicativamente non oltre tre porzioni alla settimana, pari a circa 350-500 grammi di peso cotto. Le carni lavorate, invece, andrebbero consumate il meno possibile. Per carne rossa si intendono manzo, vitello, maiale, agnello e simili; per carni lavorate si intendono prodotti trasformati con salatura, stagionatura, fermentazione, affumicatura o altri processi di conservazione, come salumi, wurstel, bacon, prosciutti e carni in scatola.

Una dieta vegetariana fatta male può diventare meno salutare di una dieta onnivora equilibrata?
Sì. Una dieta vegetariana può essere molto sana se è costruita su legumi, cereali integrali, frutta, verdura, frutta secca, semi e alimenti poco processati. Può però diventare sbilanciata se si basa prevalentemente su farine raffinate, dolci, snack, bevande zuccherate, formaggi in eccesso, prodotti industriali o prodotti industriali molto processati.

Lo studio ricorda proprio questo: le diete vegetariane sono definite soprattutto da ciò che escludono, cioè carne e pesce, ma non necessariamente da ciò che includono. Possono quindi essere ricche di alimenti protettivi, ma anche di prodotti di bassa qualità nutrizionale. Per questo una dieta onnivora equilibrata, ricca di alimenti vegetali, povera di carni lavorate e con poco alcol, può essere più salutare di una dieta vegetariana sbilanciata. La qualità e la varietà complessiva della dieta sono fondamentali.

Quali carenze deve controllare chi segue una dieta vegana per molti anni?
Chi segue una dieta vegana nel lungo periodo dovrebbe prestare particolare attenzione ad alcuni nutrienti che si trovano più facilmente negli alimenti di origine animale o che possono essere più difficili da assumere in quantità adeguate, come vitamina B12, vitamina D, calcio, iodio, ferro, zinco e omega-3 a lunga catena, oltre all’apporto proteico complessivo. Non tutti questi aspetti richiedono necessariamente integrazione, ma è importante che la dieta sia valutata nel suo insieme da un professionista.

Anche nello studio citato vegetariani e vegani avevano in media apporti più bassi di proteine, vitamina B12 e vitamina D rispetto ai consumatori di carne, e nei vegani erano più bassi anche gli apporti di calcio. Questo non significa che la dieta vegana sia carente per definizione, ma che va pianificata bene. Nella pratica, sono consigliabili controlli periodici con il medico e, soprattutto se la dieta è seguita da anni o in fasi particolari della vita, con un professionista della nutrizione. La vitamina B12, in particolare, deve essere assunta regolarmente tramite integrazione; per gli altri nutrienti, eventuali supplementazioni vanno personalizzate.

Conta di più eliminare alcuni alimenti oppure costruire uno stile di vita sano nel suo insieme?
Conta di più costruire uno stile di vita sano nel suo complesso. Ridurre alcuni alimenti può essere utile, per esempio carni lavorate e alcol, ma il rischio di cancro dipende da una combinazione di fattori.

Il messaggio più importante è che non esiste un singolo alimento miracoloso. Alcuni alimenti o esposizioni, come carni lavorate, alcol e fumo, vanno certamente ridotti o evitati secondo le raccomandazioni disponibili; tuttavia, la prevenzione non si costruisce su un singolo elemento, ma su un insieme di abitudini mantenute nel tempo. La prevenzione passa attraverso più dimensioni: alimentazione prevalentemente vegetale e ricca di fibre, peso corporeo adeguato, attività fisica regolare, niente fumo, limitazione dell’alcol e riduzione degli alimenti ultraprocessati. Conta la traiettoria complessiva delle abitudini, mantenuta nel tempo.

Che consiglio darebbe a chi vuole cambiare alimentazione per prevenire i tumori?
Consiglierei di partire da obiettivi realistici e sostenibili, cercando di rendere la dieta più varia, più ricca di fibre e meno ricca di alimenti processati, senza trasformare il cambiamento in una scelta rigida o improvvisata. In pratica significa aumentare legumi, cereali integrali, verdura, frutta, frutta secca e semi; ridurre il più possibile il consumo di carni lavorate; mantenere la carne rossa, se eventualmente consumata, entro quantità moderate; limitare fortemente l’alcol; curare il peso corporeo; muoversi regolarmente; non fumare e aderire agli screening oncologici raccomandati.

A chi sceglie una dieta vegetariana o vegana direi che può essere una scelta compatibile con la salute e in linea con le raccomandazioni di prevenzione oncologica, se ben pianificata. Non basta togliere carne, pesce, uova o latticini: bisogna sostituirli con alimenti adeguati e controllare i nutrienti critici. E per chi ha già avuto una diagnosi oncologica o è in trattamento, ogni scelta alimentare dovrebbe essere discussa con il team curante e con un professionista della nutrizione.

La prevenzione deve essere sostenibile, personalizzata e mantenibile nel tempo.

Fonte:
Studio scientifico sul British Journal of Cancer – Articolo principale su diete vegetariane, vegane e rischio tumori, con dati di 9 coorti e quasi 1,8 milioni di partecipanti

Link utili:
Sara PILOTTO | Professor (Assistant) | Doctor of Medicine | University of Verona, Verona | UNIVR | Department of Medicine | Research profile

AIRC – Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro

Note per i lettori

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono in alcun modo parere medico o prescrizione. Prima di intraprendere qualsiasi terapia o integrazione, è necessario consultare il proprio medico curante.

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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