Tumore gastrico, dall’Italia una speranza concreta

Farmaci già in uso rallenta in maniera significativa la crescita del tumore

Il cancro dello stomaco è tra le neoplasie più diffuse e letali. Ogni anno oltre un milione di persone ricevono questa diagnosi e circa 770.000 muoiono a causa della malattia, secondo i dati Globocan 2020. Nella maggior parte dei casi la diagnosi arriva in fase avanzata, quando le possibilità terapeutiche sono ridotte e poco efficaci. Per decenni i ricercatori hanno cercato strategie innovative, ma i progressi sono stati limitati.

In questo scenario, un lavoro firmato dai ricercatori dell’IRCCS di Candiolo apre un capitolo inatteso. Non sono molecole sperimentali di nuova concezione, ma farmaci già approvati e ampiamente utilizzati per altre patologie oncologiche, come il carcinoma polmonare e quello del colon-retto. Si tratta degli inibitori dell’EGFR (Epidermal Growth Factor Receptor), una classe di medicinali che mira a bloccare i segnali di crescita cellulare. Fino a ieri erano considerati inefficaci nel tumore gastrico, ma un’analisi più attenta dei sottogruppi di pazienti ha ribaltato questa convinzione.

Le altre notizie del canale MEDICINA

Perché il tumore gastrico resiste alle cure tradizionali

Il tumore dello stomaco è una delle principali cause di morte per cancro nel mondo – sottolinea Cristina Migliore, prima autrice della ricerca – e purtroppo viene diagnosticato spesso in fase avanzata, quando le opzioni di trattamento sono poche”. L’aggressività della malattia si somma a una grande eterogeneità biologica: non esiste un solo “tipo” di cancro gastrico, ma diversi sottotipi che si comportano in modo differente.

Per anni si è provato a colpire il recettore EGFR, responsabile della proliferazione incontrollata delle cellule tumorali. I risultati clinici erano deludenti, al punto da far abbandonare quasi del tutto questa via. Oggi sappiamo che il problema non era nei farmaci, ma nella selezione dei pazienti. Solo una minoranza di tumori gastrici è realmente “dipendente” da EGFR: colpire indiscriminatamente tutti ha portato a risultati scarsi.

La scoperta delle molecole AREG ed EREG

La ricerca, pubblicata su Cancer Research, ha individuato un marcatore biologico capace di distinguere i pazienti che possono trarre beneficio. Alcuni tumori gastrici producono in grandi quantità due ligandi di EGFR: AREG (amfiregulina) ed EREG (epiregulina). Queste molecole si legano al recettore e ne attivano la cascata di segnali che favorisce la crescita tumorale.

Nei pazienti con livelli elevati di AREG ed EREG, gli anti-EGFR hanno mostrato un effetto tangibile: la crescita del tumore rallenta in maniera significativa. I dati preclinici sono stati confermati in uno studio clinico preliminare, dimostrando che la selezione dei pazienti è l’elemento decisivo. Non tutti devono ricevere il farmaco: solo chi presenta le caratteristiche molecolari adeguate può beneficiarne. È la logica della medicina di precisione, che punta a trattamenti su misura in base al profilo genetico e biologico del tumore.

Il ruolo strategico della Biobanca di Candiolo

Il lavoro attuale si collega a un precedente studio dello stesso gruppo. Analizzando centinaia di campioni custoditi nella Biobanca di Candiolo – che raccoglie oltre 250 casi di tumore gastrico, rappresentando una delle collezioni più complete al mondo – i ricercatori avevano già identificato un altro sottogruppo di pazienti. In quel caso, la sensibilità agli anti-EGFR era associata alla presenza di numerose copie del gene EGFR. Anche allora le evidenze sperimentali furono supportate da dati clinici.

La possibilità di avere a disposizione una banca biologica così ampia ha permesso di validare le ipotesi in modo rapido ed efficace. È un esempio concreto di come le infrastrutture di ricerca possano accelerare il passaggio dal laboratorio al letto del paziente.

Nuovi scenari terapeutici per i pazienti selezionati

Queste scoperte offrono una nuova speranza terapeutica a circa il 10-15% dei pazienti affetti da carcinoma gastrico – osserva Silvia Giordano, responsabile dello studio – che finora non avevano alternative efficaci. La selezione accurata dei pazienti permetterà di proporre cure più mirate, meno tossiche e con maggiore probabilità di successo”.

Il passo successivo sarà condurre studi clinici di dimensioni maggiori, dedicati esclusivamente a questi sottogruppi. L’obiettivo è consolidare le evidenze e inserire gli anti-EGFR nei protocolli terapeutici standard per il tumore gastrico. Non si tratta di una soluzione universale, ma di una strategia mirata che può migliorare la prognosi di migliaia di pazienti ogni anno.

L’Italia come riferimento internazionale

L’IRCCS di Candiolo si conferma un centro di eccellenza riconosciuto a livello internazionale. L’integrazione tra biologia molecolare, biobanca e studi clinici ha permesso di trasformare un approccio considerato fallimentare in un’opzione concreta.

Il messaggio che arriva è chiaro: un farmaco non è sempre inefficace in assoluto, ma può esserlo se somministrato ai pazienti sbagliati. L’oncologia di precisione ribalta la prospettiva: non una cura valida per tutti, ma la cura giusta per chi ha il profilo molecolare corretto. Per il tumore gastrico, una delle neoplasie più difficili da affrontare, è un passo avanti che apre nuove possibilità di trattamento.

Correlati