Accade in Corea del Nord. Il Rodong Sinmun inserisce il dangogi guk tra gli alimenti nutrienti consigliati durante l’ondata di calore. Non è una prescrizione obbligatoria, ma resta un messaggio di Stato che usa la salute per legittimare una pratica crudele
LA NOTIZIA IN BREVE – La stampa di Stato nordcoreana ha inserito la zuppa di carne di cane tra gli alimenti consigliati durante l’ondata di caldo che sta colpendo la penisola coreana. Il Rodong Sinmun, quotidiano del Partito dei Lavoratori, ha pubblicato indicazioni sanitarie contro esaurimento e colpo di calore, affiancando a consigli corretti – come il consumo di anguria, cetrioli e fagioli mung – pietanze considerate nutrienti, tra cui porridge di pesce, porridge di fagioli rossi e dangogi guk.
Non risulta che il consumo sia stato imposto né presentato come unica terapia, ma il richiamo a una tradizione priva di specifiche basi scientifiche è stato inserito in un messaggio ufficiale di prevenzione sanitaria. La carne di cane non possiede infatti proprietà documentate contro il caldo: una zuppa può fornire liquidi e calorie, ma non previene il colpo di calore.
Il caso riapre il confronto tra le due Coree. Mentre Pyongyang continua a promuovere il dangogi come parte della cucina nazionale, Seoul ha approvato il divieto della filiera, che entrerà pienamente in vigore nel febbraio 2027.
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IL COMMENTO – Stavolta non ho retto! Chi segue GTNews sa che il nostro è un magazine attento alle problematiche ambientali e a temi come scienza e innovazione. Niente banner che massacrano e ostacolano la lettura, niente titoli farlocchi acchiappaclick, niente sensazionalismi. Cerchiamo le notizie che reputiamo più interessanti – e qui, inevitabilmente, la curiosità personale di ognuno di noi contribuisce a dettare la linea –, le verifichiamo e, dopo accurate ricerche, approfondiamo il tema con obiettività e onestà intellettuale, fortunatamente supportati anche dall’intelligenza artificiale, senza mai piegarci a interessi di parte.
Quando ieri sera sul monitor del mio computer è comparsa la notizia della quale sto per parlarvi, sono letteralmente saltato sulla sedia. Sono onnivoro, ma non per questo mangio carne o pesce tre volte al giorno. Sono soprattutto un amante della natura e del mondo animale. Condivido la mia casa con tre splendidi labrador, uno dei quali, adottato all’età di due anni e mezzo, ha oggi superato i quindici anni. Certe cose, però, proprio non riesco a mandarle giù.
Quando ho letto che in Corea del Nord la stampa di Stato consigliava la zuppa di carne di cane per affrontare il caldo, ho sperato in un mio errore di traduzione. Accertata la correttezza della notizia, ho pensato a un titolo volutamente forzato. Non sarebbe la prima volta che un fatto proveniente da Pyongyang viene reso più grottesco di quanto sia realmente.
Questa volta, però, era tutto drammaticamente vero.
Domenica 2 agosto il Rodong Sinmun, quotidiano del Partito dei Lavoratori di Corea, ha pubblicato una serie di indicazioni per resistere all’ondata di calore. Un medico del Pyongyang General Hospital ha ricordato che l’esaurimento e il colpo di calore possono aggravare malattie cardiovascolari, diabete e ipertiroidismo. Fin qui nulla da eccepire.
Le cose sono cambiate quando ho letto l’elenco degli alimenti consigliati ai cittadini: anguria, cetrioli e fagioli mung, insieme a pietanze considerate particolarmente nutrienti, come il porridge di pesce, quello di fagioli rossi e il dangogi guk, la zuppa di carne di cane. Esatto, avete letto bene: il principale giornale del regime ha inserito la carne di cane tra gli alimenti ritenuti utili ad affrontare un’emergenza climatica.
La penisola coreana sta vivendo giorni eccezionali. Nel Nord le temperature si sono avvicinate ai 40 gradi e Pyongyang ha registrato cinque notti tropicali consecutive. Nel Sud, investito dalla stessa massa di calore ma amministrato da uno Stato completamente diverso, la città di Yangsan ha toccato i 42,5 °C, il valore più alto in 122 anni di osservazioni.
Al 4 agosto le autorità sudcoreane attribuivano all’afa 19 morti e 2.025 casi di malori legati alle alte temperature. Questi ultimi dati riguardano la Corea del Sud e non possono naturalmente essere utilizzati per valutare la risposta sanitaria del regime nordcoreano. Servono soltanto a dare la misura di un fenomeno estremo che sta colpendo l’intera penisola.
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La carne di cane protegge dal caldo?
Assolutamente no. Non esiste alcuna prova scientifica che dimostri qualcosa del genere. La carne contiene proteine, grassi, vitamine e minerali, come molte altre carni. Una zuppa può contribuire all’apporto di liquidi e calorie, ma non esistono ragioni documentate per attribuire alla carne di cane una capacità specifica di prevenire l’esaurimento o il colpo di calore.
L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di bere regolarmente, evitare le ore più calde, limitare gli sforzi fisici, mantenere freschi gli ambienti e prestare particolare attenzione ad anziani, malati cronici e persone che vivono sole. In presenza di sintomi gravi occorre abbassare rapidamente la temperatura corporea e chiedere assistenza medica.
Nell’elenco non compaiono alimenti miracolosi, carni rinvigorenti o ricette tradizionali. Il Rodong Sinmun, per la precisione, non ha presentato la zuppa di cane come unica terapia e non risulta che abbia imposto ai cittadini di consumarla. Sarebbe scorretto trasformare il consiglio in un ordine personale di Kim Jong-un, come hanno fatto alcuni titoli sensazionalistici.
Questo, però, non cambia il punto centrale: un organo ufficiale del regime ha collocato una pietanza controversa all’interno di un messaggio di prevenzione sanitaria, attribuendole implicitamente autorevolezza.
Quando un giornale di partito mescola indicazioni mediche corrette e credenze prive di verifica, il confine tra informazione e propaganda si assottiglia fino quasi a scomparire. La parte scientificamente fondata presta credibilità a quella tradizionale e il camice del medico finisce per “coprire” anche la ciotola di dangogi guk.
Perché in Corea si mangiava carne di cane durante l’estate?
Il consumo è legato anche ai sambok, i tre periodi tradizionalmente considerati più caldi dell’estate coreana. Secondo un’antica credenza, mangiare pietanze calde e molto nutrienti aiuterebbe a recuperare l’energia persa con la sudorazione. Da qui la diffusione di zuppe considerate rinvigorenti.
In Corea del Nord la carne di cane viene chiamata dangogi, espressione traducibile come “carne dolce”. È una parola edulcorata, quasi rassicurante, che allontana l’immagine dell’animale e rende più presentabile ciò che viene servito.
Pyongyang promuove da anni il piatto come parte della cucina nazionale e ha persino organizzato competizioni gastronomiche dedicate. Il messaggio del 2 agosto non nasce quindi dal nulla, ma riprende una linea culturale sostenuta da tempo dalle autorità.
La storia della pratica chiarisce come siamo arrivati fin qui, ma non la rende moralmente accettabile. Ogni società possiede tradizioni che, a un certo punto, vengono abbandonate perché incompatibili con una sensibilità più matura. Nessuna cultura viene distrutta quando rinuncia a una crudeltà. Al contrario, dimostra di essere viva.
La tradizione può assolvere qualsiasi comportamento?
“È una tradizione” è una frase che spesso chiude il dibattito prima ancora che inizi. La si utilizza come una frontiera invalicabile: chi critica diventerebbe automaticamente arrogante, colonialista o incapace di comprendere culture diverse dalla propria.
Personalmente non condivido questa impostazione. Il rispetto per una cultura non impone di sospendere ogni giudizio davanti alla sofferenza. Una tradizione può avere radici profonde ed essere, allo stesso tempo, civilmente superata.
Naturalmente, poiché sono onnivoro, sarebbe ipocrita indignarmi per i cani coreani ignorando le condizioni nelle quali vengono allevati e uccisi milioni di bovini, maiali e polli nel resto del mondo.
La familiarità con una specie influenza il nostro giudizio. Il cane vive nelle nostre case, riconosce la voce del proprietario, cerca il contatto e viene percepito come un membro della famiglia. Altri animali finiscono invece dietro i muri degli allevamenti e scompaiono più facilmente dalla nostra coscienza.
Questa incoerenza deve farci riflettere. Nel mondo esistono innumerevoli forme di sofferenza animale e, prima di assolvere gli altri o noi stessi, dovremmo ragionare sulle possibili soluzioni. Non si può però assolvere un abuso semplicemente perché altrove ne avvengono di peggiori.
Perché il ruolo dello Stato rende tutto più grave?
Nel caso della Corea del Nord non si discute soltanto della libertà individuale di mangiare un determinato alimento. Stiamo parlando di uno Stato autoritario che seleziona una consuetudine, la presenta come espressione della cultura nazionale e la inserisce persino nelle proprie raccomandazioni sanitarie.
È anche vero che nessuno può sapere quanti cittadini seguiranno realmente il consiglio. In Corea del Nord non esiste un dibattito pubblico libero e le opinioni delle persone restano spesso confinate tra le mura domestiche. Non sappiamo quanti nordcoreani condividano ancora questa consuetudine e quanti, invece, la considerino un residuo del passato.
La raccomandazione contiene inoltre un evidente paradosso. Secondo le ricostruzioni disponibili, la zuppa di carne di cane resta una pietanza costosa e, per molti cittadini, fuori portata.
Che cosa sta accadendo dall’altra parte del confine?
Il confronto con la Corea del Sud è, per il regime nordcoreano, imbarazzante. Il 9 gennaio 2024 l’Assemblea nazionale di Seoul ha approvato la legge che porterà alla chiusura della filiera della carne di cane. Dal 7 febbraio 2027 entrerà pienamente in vigore il divieto di allevare, macellare e distribuire cani destinati al consumo umano.
Non è una scelta imposta dall’esterno a una popolazione immobile, ma il risultato di un cambiamento culturale maturato all’interno della stessa Corea, favorito dalla diffusione degli animali da compagnia e dal crescente rifiuto della pratica, soprattutto tra le generazioni più giovani.
A maggio 2026 il ministero sudcoreano dell’Agricoltura ha comunicato che 1.265 dei 1.537 allevamenti registrati, circa l’82 per cento, avevano già cessato l’attività. Ne restavano 272, sottoposti a controlli e programmi di riconversione in vista dell’entrata in vigore definitiva della legge.
Nessuna accusa al popolo nordcoreano
Non trovo corretto trasformare questa vicenda nell’ennesima caricatura di un popolo arretrato e crudele. La propaganda vorrebbe far credere che lo Stato e la popolazione siano la stessa cosa, ma non è così. I nordcoreani non possono scegliere liberamente i propri rappresentanti, non possono contestare apertamente il governo né costruire un dibattito pubblico sul rapporto con gli animali.
Mi limito quindi, da giornalista e da amante degli animali e della natura, a contestare il contenuto del Rodong Sinmun. Posso giudicare crudele la pratica e scientificamente inconsistente il tentativo di attribuirle un valore particolare contro il caldo.
Qual è la risposta a un’ondata di calore?
Durante un’emergenza climatica le persone non hanno bisogno di simboli gastronomici, ma di acqua potabile, elettricità affidabile, abitazioni ventilate, luoghi pubblici freschi, assistenza medica e protezione per chi lavora all’aperto. Hanno bisogno di informazioni precise sui sintomi, di orari di lavoro modificati in maniera intelligente e di reti capaci di raggiungere anziani e malati cronici. Una ciotola di zuppa di carne di cane, probabilmente, costa politicamente molto meno di un sistema capace di proteggere la popolazione.
Che cosa resta dopo l’indignazione?
Resta una pratica crudele, che non diventa accettabile semplicemente perché antica, e resta un consiglio sanitario privo di basi specifiche, inserito accanto a indicazioni mediche corrette per conferirgli una credibilità.
Link utili:
Bangkok Post – North Korea advises citizens to eat dog meat to beat the summer heat
Organizzazione mondiale della sanità – Come proteggersi durante le ondate di calore
Ministero dell’Agricoltura della Corea del Sud – Chiusura degli allevamenti di cani entro il 2027
Note per i lettori
L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale
