Conservanti alimentari sotto accusa: allarme cancro e diabete

Una ricerca francese solleva dubbi: i comuni additivi degli alimenti possono aumentare malattie anche gravi

Una grande indagine scientifica francese metto sotto accusa alcuni comuni conservanti alimentari, ritenuti responsabili dell’aumento dei rischi di tumore e diabete. In particolare, stando a quanto evidenzierebbe lo studio, pubblicato sulle pagine di Nature Communications e BMJ emerge che solfiti, nitrati e sorbati (noti come E220-E228, E249-E252 e E200-E203) sono associati a un’incidenza maggiore di malattie croniche.

Il risultato non significa necessariamente che chi consuma salumi e bevande sulfuree si ammalerà, ma il legame sarebbe reale e gli studiosi raccomandano di usare cautela. I ricercatori hanno potuto analizzare a fondo l’esposizione alimentare in una coorte di oltre 100.000 francesi, seguiti per anni con diari alimentari dettagliati. È emerso così che il consumo elevato di certi additivi (specie nitrito di sodio (E250), sorbati e solfiti) si accompagna a un aumento di tumori.

L’effetto maggiore è stato rilevato per il nitrito di sodio (E250) e il cancro alla prostata, con un rischio incrementato di circa un terzo rispetto ai non consumatori. Per fare un paragone, il fumo pesante aumenta il rischio di cancro ai polmoni più di 15 volte, ma anche aumenti più modesti possono avere un forte impatto sulla popolazione.

Altre notizie selezionate per te:
Cibo ultra-processato, l’allarme degli scienziati: salute a rischio

Combinazione di additivi alimentari aumentano il rischio diabete

Allarme di Touvier: meno cibi ultra-processati

“Non è perché consumiamo conservanti che ci ammaleremo subito di cancro, ma è bene limitare l’esposizione” – avverte la professoressa Mathilde Touvier, epidemiologa dell’Inserm che ha diretto i due studi. “Il messaggio per il grande pubblico è di scegliere alimenti meno trasformati”, sottolinea. In sostanza, le donne e gli uomini di scienza esortano i consumatori a privilegiare cibi freschi o minimamente lavorati. Gli esperti ricordano però che i rischi osservati sono moderati e gli studi sono ancora osservazionali; occorre quindi interpretare i dati con prudenza. Non è una sentenza di condanna immediata, ma una indicazione di attenzione.

I dati parlano chiaro: nitrito di sodio al primo posto

I due studi hanno analizzato per la prima volta con grande precisione ogni singolo conservante presente nel cibo quotidiano. La coorte NutriNet-Santé ha fornito informazioni dettagliate su oltre 100.000 partecipanti e le etichette dei prodotti consumati. Con questi dati gli autori hanno osservato che un’elevata assunzione di sorbati, solfiti e nitriti è collegata a più casi di tumore. In particolare, l’aumento di rischio più netto riguarda il nitrito di sodio (E250) e il tumore alla prostata: il suo consumo frequente fa salire il rischio di circa un terzo. Al contrario, non sono emersi legami significativi con molti altri additivi studiati. Questo conferma che non tutti i conservanti hanno lo stesso peso nel determinare malattie. Anche se il rischio aggiuntivo resta basso per individuo, è comunque un segnale importante di fronte all’uso così diffuso di questi additivi. Come osserva il prof. William Gallagher (che non ha partecipato allo studio), “questi aumenti sono modesti ma rilevanti a livello di popolazione”.

Diabete sotto esame: il sorbato di potassio in evidenza

Se per il cancro i numeri rimangono bassi a livello individuale, a livello di popolazione l’impatto è considerevole anche per il diabete di tipo 2. Secondo lo studio pubblicato su Nature Communications, l’assunzione abituale di sorbato di potassio (E202) si associa a un’incidenza di diabete quasi raddoppiata rispetto a chi ne fa uso minimo. Questo additive è usato per prolungare la durata di alcuni cibi (frutta in scatola, bevande analcoliche). Tuttavia, come ricorda la prof.ssa Touvier, l’evidenza resta solo associativa: gli studi non dimostrano un nesso di causa diretta tra additivo e malattia. Ad esempio, i solfiti sono soprattutto nelle bevande alcoliche: due esperti indipendenti (Wang e Giovannucci) sottolineano che il rischio segnalato potrebbe dipendere in parte dall’alcool.

La ricerca evidenzia così alcuni meccanismi biologici (infiammazione, alterazioni metaboliche) che potrebbero spiegare come questi additivi agiscono sull’organismo, ma servono conferme sperimentali. Nel frattempo, gli autori suggeriscono come precauzione di non eccedere con cibi ultra-processati. Anche nel commento dei colleghi non coinvolti emerge un bilancio tra benefici e rischi: i preservanti prolungano la shelf life dei prodotti, riducono gli sprechi e i costi alimentari, ma il loro uso “è molto comune e spesso scarsamente valutato, mentre i loro effetti a lungo termine sono incerti”. Questo porta a pensare a normative più stringenti: il team francese sollecita una rivalutazione regolatoria con “limiti più severi” sull’impiego di questi additivi.

Bevande, solfiti e nuove regole UE

È complicato separare l’effetto dei conservanti da quello del consumo di alcol: se molti solfiti li troviamo nel vino e nelle birre, il rischio cardiovascolare e tumorale dell’alcol può essere un fattore confondente. Tuttavia, la questione è già sul tavolo delle istituzioni. In Europa, l’EFSA ha fissato per i nitriti una dose giornaliera ammissibile (DGA) di 0,07 mg/kg di peso corporeo, e per i nitrati di 3,7 mg/kg, valori che attualmente non vengono superati con l’uso autorizzato nei cibi. L’Autorità europea raccomanda comunque ulteriori studi sui composti nitrosi e invita a ridurre i limiti attuali, riflettendo un atteggiamento di cautela. Già nel 2023 la Commissione UE ha approvato aggiornamenti (Reg. 2023/2108) che prevedono azioni come controlli più severi sulle concentrazioni residue di nitriti/nitrati negli alimenti tradizionali.

Sul fronte nazionale e internazionale si fa sentire la spinta a proteggere i consumatori: in UK, ad esempio, è stato vietato in orario diurno lo spot di certi cibi ultra-processati. Mentre in Italia e in UE si discute di un’etichettatura più chiara e di limiti più restrittivi per alcuni additivi considerati a rischio.

Consigli per il consumatore

Alla luce di queste evidenze, il messaggio per il pubblico è chiaro: limitare il consumo di alimenti eccessivamente industriali può essere vantaggioso. Non si tratta di un allarmismo da rifiuti alimentari, ma di un invito a moderazione. Leggere le etichette, preferire frutta e verdura fresche e carni non conservate, e variare la dieta, sono accorgimenti utili per ridurre l’esposizione complessiva ai conservanti E200-E228. Fino a quando la scienza non chiarirà i meccanismi, vale il buon senso: “mangiare meno additivi” è la raccomandazione condivisa dagli esperti, nell’attesa di nuovi studi.

A cura della Redazione GTNews

Lo studio completo:
Intake of food additive preservatives and incidence of cancer: results from the NutriNet-Santé prospective cohort – BMJ

Link di approfondimento:
ISSalute – Additivi alimentari: cosa sono, uso ed effetti sulla salute
Inserm Newsroom – Dietary Exposure to Nitrites Associated with Increased Type 2 Diabetes Risk (gennaio 2023)

Correlati