Nuovi legami tra colesterolo e Alzheimer: scoperta sui grassi che proteggono il cervello

Bassi livelli di colesterolo “cattivo” e alcuni marcatori lipidici sembrano ridurre il rischio di Alzheimer

Un gruppo di ricercatori del Glenn Biggs Institute for Alzheimer’s and Neurodegenerative Diseases presso la UT Health San Antonio ha individuato nuove connessioni tra i livelli di lipidi nel sangue e il rischio di Alzheimer, la forma più diffusa di demenza al mondo. Lo studio, pubblicato sulla rivista Neurology e basato sui dati dell’ampia e storica Framingham Heart Study, ha analizzato più di 800 soggetti anziani. I risultati mostrano che alti livelli di particelle di colesterolo piccolo e denso (sdLDL-C), già noti per aumentare il rischio di malattie cardiovascolari, sono associati a un rischio maggiore di sviluppare Alzheimer. Tuttavia, alcuni marcatori del trasporto dei grassi, come l’ApoB48, sembrano correlati a un rischio significativamente più basso. In modo sorprendente, anche livelli bassi del cosiddetto “colesterolo buono” (HDL-C) sono risultati associati a un rischio ridotto della malattia.

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Il ruolo del colesterolo e dei lipidi nel rischio di demenza

Il colesterolo LDL, soprattutto nella sua forma piccola e densa (sdLDL-C), è da tempo sotto osservazione per il suo impatto sull’apparato cardiovascolare. Lo studio ha rivelato che un aumento di una deviazione standard nei livelli di sdLDL-C comporta un +21% di rischio di sviluppare Alzheimer.

Allo stesso tempo, l’ApoB48—una proteina che trasporta i grassi alimentari dal tratto intestinale al sangue—se presente in livelli più alti, è associata a una riduzione del rischio del 22%. Questo potrebbe suggerire che alcuni meccanismi di trasporto lipidico siano protettivi per il cervello, in contrasto con altri più noti per i loro effetti negativi sul cuore.

Buono o cattivo? Quando il colesterolo sorprende

Un altro risultato inatteso dello studio riguarda l’HDL-C, storicamente definito “colesterolo buono”. I partecipanti con i livelli più bassi di HDL-C si sono rivelati il 44% meno inclini a sviluppare l’Alzheimer rispetto a quelli con quantità superiori.

Inoltre, le persone con valori di sdLDL-C sotto la mediana hanno mostrato un rischio ridotto del 38% rispetto a chi presentava concentrazioni più elevate. In sintesi, l’equilibrio tra diversi tipi di lipidi nel sangue potrebbe influenzare in modo decisivo i processi neurologici legati alla demenza.

La ricerca: un’analisi di comunità con decenni di dati

Il lavoro si è basato sul Framingham Heart Study, iniziato nel 1948 nel Massachusetts. I partecipanti originali, selezionati tra i 30 e i 59 anni, sono stati monitorati per decenni attraverso 32 cicli di esami medici, analisi del sangue e valutazioni cognitive.

Lo studio più recente ha incluso 822 soggetti di almeno 60 anni, liberi da segni di demenza all’inizio dell’analisi (1985-1988). Il follow-up è durato fino al 2020, osservando la comparsa di nuovi casi di Alzheimer. Nel periodo, 128 partecipanti hanno sviluppato la malattia.

Colesterolo e cervello: una nuova frontiera nella prevenzione

Secondo l’autore principale Sokratis Charisis, “questi risultati mettono in luce le complesse relazioni tra lipidi ematici e salute di cuore e cervello”. Le conclusioni suggeriscono che i marcatori lipidici nel sangue potrebbero essere usati in futuro per prevedere, stratificare e forse prevenire il rischio di Alzheimer.

“La modulazione dei grassi nel sangue potrebbe diventare una strategia chiave nella lotta alla demenza”, ha aggiunto il team, che comprende anche scienziati della Boston University, della UT Rio Grande Valley e dello stesso Framingham Study.

Fonte:

Neurology

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