Indice
- 1 Uno studio internazionale mostra come le strategie per limitare il riscaldamento globale possano modificare rese agricole, prezzi alimentari e disponibilità di cibo entro il 2050
- 2 L’evoluzione della fame entro il 2050
- 3 Politiche climatiche e aumento dei prezzi agricoli
- 4 Il ruolo inatteso dell’ozono nella produttività agricola
- 5 Africa subsahariana e India tra le regioni più interessate
- 6 Politiche climatiche e sicurezza alimentare: equilibrio delicato
- 7 Come progettare politiche climatiche compatibili con il cibo
Uno studio internazionale mostra come le strategie per limitare il riscaldamento globale possano modificare rese agricole, prezzi alimentari e disponibilità di cibo entro il 2050
Il mondo discute ormai da anni di clima, transizione energetica e riduzione delle emissioni. Il dibattito, particolarmente acceso nei paesi industrializzati, raramente ha valutato con chiarezza tutti gli effetti delle politiche promosse, soprattutto quelli che possono riflettersi sul cibo che arriva nei nostri piatti. Una nuova ricerca internazionale mostra quanto il quadro sia più complesso di quanto spesso si immagini. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Food, le politiche climatiche progettate per mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 °C potrebbero produrre conseguenze inattese sul sistema alimentare mondiale.
Le simulazioni indicano che alcune strategie di mitigazione climatica potrebbero aumentare il rischio globale di fame entro il 2050, soprattutto a causa dell’aumento dei costi agricoli e della crescente competizione per l’uso dei terreni. Allo stesso tempo, però, queste stesse politiche riducono l’inquinamento atmosferico e in particolare l’ozono troposferico, un gas che danneggia le colture. L’aria più pulita migliora quindi le rese agricole e compensa una parte dell’impatto negativo previsto.
Lo studio è stato condotto da ricercatori della University of Tokyo, della Ritsumeikan University, della Kyoto University e del National Institute for Environmental Studies, insieme ad altri partner internazionali. Il gruppo ha utilizzato sei modelli agroeconomici globali per simulare l’evoluzione dei sistemi alimentari fino alla metà del secolo. I risultati descrivono un quadro complesso, nel quale politiche climatiche, qualità dell’aria, prezzi agricoli e disponibilità di cibo si intrecciano in modi spesso poco intuitivi.
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L’evoluzione della fame entro il 2050
Per capire gli effetti delle politiche climatiche, i ricercatori hanno prima costruito uno scenario di riferimento. Questo scenario ipotizza che il clima e l’inquinamento atmosferico restino simili a quelli attuali e che il mondo segua il percorso socioeconomico noto come SSP2, spesso definito “middle of the road”. Con crescita demografica e tecnologica in linea con i trend storici, le simulazioni mostrano una tendenza incoraggiante.
Secondo la mediana dei sei modelli analizzati, la disponibilità globale di cibo continuerebbe ad aumentare nel corso dei prossimi decenni. Questo miglioramento porterebbe a una riduzione significativa del rischio di fame nel mondo. Rispetto al 2020, il numero di persone esposte a insicurezza alimentare potrebbe diminuire di circa 390 milioni entro il 2050. La popolazione globale a rischio fame scenderebbe così a circa 330 milioni di persone.
Una dinamica che riflette l’espansione agricola, il progresso tecnologico e il miglioramento delle catene alimentari globali.
Politiche climatiche e aumento dei prezzi agricoli
Lo scenario cambia quando entrano in gioco politiche climatiche molto ambiziose. Nel modello che simula un percorso compatibile con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C, indicato come scenario SSP2–2.6, entrano in funzione diversi strumenti economici.
Tra questi spiccano prezzi del carbonio più elevati, incentivi alla bioenergia e programmi di riforestazione su larga scala. Strategie queste che riducono le emissioni ma esercitano una pressione significativa sull’uso dei terreni agricoli. La competizione tra produzione alimentare, bioenergia e riforestazione tende infatti ad aumentare.
Il risultato è un aumento dei costi di produzione agricola e dei prezzi delle materie prime alimentari. Secondo i modelli analizzati, questo processo porterebbe a una diminuzione della disponibilità complessiva di cibo. Di conseguenza, entro il 2050 il numero di persone a rischio fame potrebbe risultare più alto di circa 56 milioni rispetto allo scenario di base. In termini percentuali, lo studio stima un incremento globale del rischio di fame pari a circa il 17%.
Il ruolo inatteso dell’ozono nella produttività agricola
Le politiche climatiche producono anche effetti collaterali positivi. La riduzione delle emissioni industriali e dei combustibili fossili diminuisce infatti la presenza di precursori dell’ozono troposferico nell’atmosfera. L’ozono a bassa quota rappresenta un inquinante che danneggia la vegetazione e riduce la resa di molte colture.
Una concentrazione più bassa di ozono nell’aria migliora quindi la produttività agricola. Secondo lo studio, questo beneficio ambientale aumenta le rese di alcune colture e contribuisce ad abbassare i prezzi alimentari. Di conseguenza cresce la disponibilità complessiva di cibo nei mercati globali.
I modelli stimano che questo effetto compensi circa 8,4 milioni di casi di fame entro il 2050. In termini percentuali si tratta di circa il 15% dell’aumento di rischio generato dalle politiche di mitigazione.
Africa subsahariana e India tra le regioni più interessate
Gli effetti positivi della riduzione dell’ozono non risultano distribuiti in modo uniforme nel mondo. Secondo le simulazioni, oltre la metà dei benefici si concentra in due aree del pianeta già fortemente esposte all’insicurezza alimentare.
Si tratta in particolare dell’Africa subsahariana e dell’India. Queste regioni rappresentano circa il 56% della riduzione del rischio di fame legata al calo dell’ozono. La spiegazione risiede in diversi fattori. In molte aree tropicali l’ozono troposferico ha un impatto significativo sulla crescita delle colture.
Una diminuzione delle concentrazioni può quindi tradursi in incrementi di resa più marcati rispetto ad altre regioni del mondo. Questo effetto contribuisce ad aumentare la produzione agricola locale e a migliorare la disponibilità alimentare.
Politiche climatiche e sicurezza alimentare: equilibrio delicato
Lo studio evidenzia come il rapporto tra politiche climatiche e sistemi alimentari sia molto più articolato di quanto spesso si immagini. La mitigazione del cambiamento climatico resta fondamentale per la stabilità degli ecosistemi e dell’agricoltura nel lungo periodo. Allo stesso tempo, alcune misure possono modificare profondamente i mercati agricoli, l’uso del suolo e la distribuzione globale del cibo.
Le simulazioni suggeriscono che una valutazione completa delle politiche climatiche dovrebbe includere clima, qualità dell’aria, produzione agricola e prezzi alimentari. Solo un’analisi integrata permette di comprendere davvero le interazioni tra questi fattori.
Lo studio sottolinea inoltre che alcune ricerche precedenti potrebbero aver sovrastimato gli effetti negativi della mitigazione climatica sulla sicurezza alimentare, perché non consideravano i benefici della riduzione dell’ozono. Gli autori ricordano tuttavia che politiche climatiche molto ambiziose possono comunque aumentare il rischio di fame se gli effetti sui prezzi e sull’uso del suolo restano senza gestione.
Come progettare politiche climatiche compatibili con il cibo
Gli autori indicano una direzione chiara per le strategie future. Le politiche climatiche dovrebbero integrare fin dall’inizio obiettivi di sicurezza alimentare.Ciò significa valutare con attenzione le conseguenze di bioenergia, riforestazione e mercati del carbonio sui sistemi agricoli. Una pianificazione più attenta dell’uso dei terreni potrebbe ridurre la competizione tra produzione energetica e produzione alimentare.
Gli autori spiegano che «per limitare l’aumento futuro del rischio di fame è essenziale andare oltre le sole emissioni di gas serra e includere esplicitamente gli effetti sulla sicurezza alimentare nella progettazione delle strategie climatiche».
Una transizione energetica efficace richiede quindi politiche coordinate tra clima, agricoltura e sviluppo economico.
A cura della Redazione GTNews
