Dal 4 settembre la visita in ambulatorio acquista lo stesso valore di quella domiciliare, ma weekend e festività restano esclusi
A cura di Roberto Zonca
LA NOTIZIA IN BREVE – L’Inps estende alle visite ambulatoriali la possibilità di riconoscere la malattia dal giorno precedente al rilascio del certificato. La nuova disciplina, applicabile dal 4 settembre supera il criterio che riservava questa tutela alle sole visite domiciliari e adegua le procedure alla crescente difficoltà di ottenere un appuntamento medico nella stessa giornata. La retroattività non è però automatica. Il medico deve riportare nel certificato la data effettiva di inizio dell’evento e può recuperare una sola giornata. Se il lavoratore viene visitato con due o più giorni di ritardo, la copertura previdenziale parte dalla data della certificazione.
Restano esclusi sabati, domeniche e festivi infrasettimanali: in queste giornate occorre rivolgersi alla continuità assistenziale. La decorrenza anticipata può modificare il calcolo dei tre giorni di carenza, dell’indennità e del periodo massimo assistibile. Non cambia, invece, l’obbligo di comunicare subito l’assenza al datore di lavoro e di rispettare le regole sulle visite fiscali.

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L’APPROFONDIMENTO – Un giorno di ritardo nella visita medica non farà più perdere automaticamente la tutela previdenziale al lavoratore. Dallo scorso 4 settembre la malattia potrà decorrere dalla giornata precedente al rilascio del certificato anche quando il paziente viene visitato in ambulatorio. Finora questa possibilità era riconosciuta soltanto se il medico si recava a domicilio ma l’Inps ha deciso di eliminare quella che era una disparità difficile da giustificare nell’attuale organizzazione dell’assistenza territoriale: si può recuperare una sola giornata e la deroga non vale per sabati, domeniche e festività infrasettimanali.
Che cosa cambia con la circolare Inps
La modifica è contenuta nella circolare n. 92 del 4 settembre 2026, adottata d’intesa con il ministero del Lavoro. Il provvedimento interviene su un punto apparentemente tecnico che può produrre conseguenze concrete sulla busta paga: la data dalla quale l’Inps considera iniziata la malattia. La regola di base rimane intatta. Normalmente la tutela decorre dal giorno in cui il medico visita il paziente, accerta l’incapacità temporanea al lavoro e redige il certificato. Esiste però un’eccezione per la giornata immediatamente precedente.
Fino al 3 settembre quella giornata poteva essere riconosciuta soltanto in presenza di una visita domiciliare. Il medico doveva inoltre compilare il campo “Dichiara di essere ammalato dal…”, riportando la data del giorno prima. Una visita effettuata nello studio del professionista, invece, escludeva la retroattività. Dal 4 settembre il luogo della visita non fa più la differenza. Il lavoratore può ottenere la tutela della giornata precedente anche se si reca nell’ambulatorio del medico curante, purché il certificato ne indichi correttamente la decorrenza.
GTnews Domande e risposte Altri chiarimenti su errori nel documento, ferie, guarigione anticipata e assenze insorte all’estero.
Che cosa bisogna fare se il medico indica una data sbagliata?
Occorre contattare immediatamente il medico che ha trasmesso il documento. Il lavoratore non può modificare autonomamente i dati presenti negli archivi Inps. A seconda dell’errore, il professionista dovrà annullare l’invio e predisporne uno corretto oppure utilizzare la funzione di rettifica consentita dal sistema.
È quindi utile verificare subito il certificato, senza attendere la chiusura della prognosi. La correzione tardiva potrebbe non essere sufficiente a recuperare giornate rimaste prive di tutela.
Il certificato può essere rilasciato anche dal pronto soccorso o da un medico privato?
Sì, non è una competenza riservata al medico di famiglia. Possono certificare la malattia anche la continuità assistenziale, il pronto soccorso, le strutture ospedaliere e gli altri medici abilitati alla trasmissione telematica.
Se l’invio online risulta eccezionalmente impossibile, il lavoratore deve farsi consegnare il documento cartaceo e trasmetterlo all’Inps e al datore di lavoro entro i termini previsti. Una semplice prescrizione o il referto della visita, da soli, potrebbero non sostituire il certificato di incapacità lavorativa.
Se ci si ammala durante le ferie, i giorni vengono restituiti?
La malattia può interrompere le ferie quando impedisce concretamente il recupero psicofisico. Non basta però accusare un disturbo lieve: lo stato deve essere certificato e comunicato tempestivamente al datore di lavoro, che conserva la possibilità di richiedere un controllo.
L’interruzione dipende quindi dalla natura e dalla gravità della patologia, valutate nel caso concreto. Le giornate di ferie non godute potranno essere utilizzate successivamente secondo le regole aziendali e contrattuali.
Come ci si comporta se la malattia inizia mentre si è all’estero?
Bisogna rivolgersi a un medico del Paese in cui ci si trova fin dal primo giorno. Il documento deve attestare l’incapacità temporanea al lavoro e contenere i dati necessari a individuare lavoratore, prognosi e struttura o professionista che lo ha rilasciato.
Quando non opera una trasmissione diretta tra istituzioni, il certificato completo deve essere inviato alla sede Inps competente e l’attestato privo della diagnosi al datore di lavoro, normalmente entro due giorni dal rilascio. Procedure e necessità di traduzione possono variare in base al Paese.
Si può tornare al lavoro prima della data indicata nella prognosi?
Sì, ma il certificato deve essere rettificato prima del rientro. La semplice sensazione di essere guariti non consente di riprendere autonomamente l’attività mentre il documento attesta ancora un’incapacità lavorativa.
Il lavoratore deve rivolgersi al medico affinché anticipi la fine della prognosi e trasmetta la rettifica all’Inps. Rientrare senza questo passaggio può creare problemi assicurativi e comportare conseguenze legate agli obblighi di reperibilità.
Perché l’Inps ha cambiato orientamento
Dietro la decisione non c’è una modifica della malattia come prestazione sociale, ma la presa d’atto di come sono cambiati gli studi medici. L’Inps cita la progressiva diminuzione dei medici di medicina generale, i carichi di lavoro più pesanti e l’aumento delle incombenze organizzative e assistenziali. A questo si aggiunge la diffusione degli appuntamenti programmati, utilizzati per evitare sale d’attesa sovraffollate. Essere visitati nello stesso giorno in cui compaiono i sintomi, quindi, non è sempre possibile.
La vecchia applicazione produceva un risultato singolare. Due lavoratori potevano ammalarsi nello stesso momento e contattare subito il proprio medico, ma ricevere un trattamento diverso: chi otteneva una visita a domicilio conservava la copertura del giorno precedente; chi veniva ricevuto in studio la perdeva. L’Istituto parla di interpretazione evolutiva. In sostanza, una disposizione risalente al Regolamento per le prestazioni economiche dell’INAM del 1963 viene adattata alle modalità con cui oggi funziona l’assistenza territoriale.
Come si recupera il giorno precedente
Immaginiamo che un dipendente si senta male lunedì mattina, avvisi l’azienda e contatti il medico. Il primo appuntamento disponibile è martedì. Se durante la visita il professionista accerta lo stato di malattia e indica il lunedì nel campo “Dichiara di essere ammalato dal…”, l’evento può essere riconosciuto a partire dal lunedì. Quel giorno non viene recuperato sulla base della sola dichiarazione del paziente. Per vederlo riconosciuto dall’Inps serve comunque il certificato medico e spetta al professionista attestare l’incapacità temporanea a svolgere l’attività lavorativa.
Se la visita avviene mercoledì e il lavoratore dichiara di essere malato da lunedì, l’Inps non riconosce due giorni arretrati. In questo caso la tutela previdenziale decorre dalla data di redazione del certificato. Lo stesso criterio si applica ai certificati di continuazione e di ricaduta. Anche in queste situazioni il medico può indicare il giorno precedente, non un periodo più lungo.
Che cosa succede se ci si ammala nel fine settimana
Sabati, domeniche e festività restano fuori dalla nuova apertura. L’Inps ritiene che in quelle giornate il lavoratore possa rivolgersi al servizio di continuità assistenziale, ancora comunemente chiamato guardia medica. Chi si ammala domenica, quindi, non può aspettare il lunedì e chiedere al proprio medico di far partire il certificato dal giorno prima. Per tutelare anche la domenica deve contattare la continuità assistenziale.
Il limite vale anche quando il ritardo appare inevitabile perché lo studio del medico di famiglia è chiuso. Se i sintomi compaiono sabato e la visita ambulatoriale avviene lunedì, il certificato del medico di base non permette di recuperare l’intero fine settimana. La nuova regola tiene conto delle difficoltà di ottenere rapidamente un appuntamento nei giorni lavorativi, ma considera weekend e festivi già coperti da un altro presidio sanitario.
Quanto incide sulla busta paga?
La data iniziale stabilisce da quando si calcolano i tre giorni di carenza, cioè le prime giornate di malattia non indennizzate dall’Inps. Molti contratti collettivi prevedono che siano pagate, in tutto o in parte, dal datore di lavoro, ma condizioni e importi cambiano a seconda del settore.
Facciamo un esempio. Il lavoratore si ammala lunedì, viene visitato martedì e resta assente fino a venerdì. Se il certificato decorre dal lunedì, la carenza comprende lunedì, martedì e mercoledì; l’indennità Inps può partire da giovedì. Se l’evento fosse riconosciuto soltanto dal martedì, i tre giorni di carenza terminerebbero giovedì e la prestazione scatterebbe venerdì.
La differenza economica, però, non è uguale per tutti. Dipende dalla durata dell’assenza, dalla categoria professionale e dalle integrazioni previste dal contratto collettivo.
Per la generalità dei lavoratori privati coperti dall’indennità, l’Inps riconosce normalmente il 50% della retribuzione media giornaliera dal quarto al ventesimo giorno e il 66,66% dal ventunesimo al centottantesimo. Alcuni settori seguono percentuali differenti; in molti casi il datore integra la somma.
Per un’assenza di due o tre giorni, tutta compresa nella carenza, il vantaggio non consiste necessariamente in una maggiore indennità Inps. Può cambiare, invece, il trattamento dovuto dall’azienda secondo il contratto applicato.
Quali altri conteggi possono cambiare?
La decorrenza incide anche sul periodo massimo assistibile, sulle percentuali di indennizzo e sulle eventuali sanzioni previdenziali. L’Inps lo chiarisce nella stessa circolare: individuare il primo giorno non è una formalità, perché da quella data partono diversi conteggi.
Il possibile effetto sul periodo di comporto merita più cautela. Il comporto è l’intervallo durante il quale il dipendente assente per malattia conserva il posto di lavoro. Durata, modalità di calcolo e possibilità di sommare più eventi dipendono soprattutto dal contratto collettivo e dalle norme applicabili al singolo rapporto.
La giornata retrodatata può entrare nel conteggio dell’assenza, ma la circolare Inps non modifica direttamente le regole dei vari CCNL. Per chi si trova vicino al limite, il calcolo va verificato sulla propria posizione e non ricavato automaticamente dalla disciplina dell’indennità.
Il lavoratore può aspettare la visita prima di avvisare l’azienda?
La novità concede più tempo per ottenere la certificazione, non per comunicare l’assenza. Il dipendente deve avvisare tempestivamente il datore di lavoro secondo le modalità e i termini previsti dal contratto collettivo o dalle disposizioni aziendali. Se si ammala lunedì ma viene visitato martedì, deve comunque segnalare l’assenza già lunedì.
Il medico trasmette il certificato telematico all’Inps e consegna al paziente il numero di protocollo. Il datore può consultare direttamente l’attestato, nel quale compaiono la prognosi e le informazioni necessarie a gestire l’assenza, ma non la diagnosi. Se l’azienda lo richiede, il lavoratore deve comunicare il numero identificativo.
Prima di lasciare lo studio conviene controllare la data iniziale, la durata della prognosi e soprattutto l’indirizzo di reperibilità. Un errore segnalato subito è generalmente più semplice da correggere; intervenire quando il periodo di malattia è già trascorso può diventare molto più complicato.
Cambiano anche le regole sulle visite fiscali?
La circolare n. 92 non modifica le fasce di reperibilità e non introduce nuove modalità di controllo. Il suo effetto è un altro: quando viene riconosciuto, il giorno precedente entra nel periodo certificato di malattia. Il datore di lavoro può chiedere una visita medica di controllo fin dal primo giorno di assenza. Per questo il dipendente deve comunicare immediatamente sia l’assenza sia il domicilio presso il quale sarà reperibile, senza attendere l’appuntamento con il medico.
L’Inps richiama espressamente le sanzioni per l’assenza alla visita fiscale tra gli aspetti influenzati dalla data iniziale. Questo non significa che la circolare abbia creato una nuova sanzione: continuano ad applicarsi la disciplina generale dei controlli, le fasce previste e le regole sulle giustificazioni.
L’estensione della tutela, in altre parole, porta con sé anche gli obblighi collegati al periodo riconosciuto. Il lavoratore guadagna una giornata di copertura, ma deve comportarsi fin dall’inizio come persona assente per malattia: avvisare l’azienda, indicare dove si trova e rendersi reperibile quando previsto.
Le nuove regole valgono per tutti i dipendenti?
L’impatto economico diretto riguarda i lavoratori coperti dalla prestazione previdenziale di malattia erogata dall’Inps. Categoria, qualifica e settore possono però modificare importi, durata e modalità di pagamento. Per i dipendenti pubblici il certificato telematico continua a individuare il periodo di assenza, mentre il trattamento economico segue regole proprie e non coincide necessariamente con quello dei lavoratori privati assicurati dall’Inps.
Link utili e fonti
I documenti ufficiali per verificare la nuova decorrenza della tutela e gli obblighi dei lavoratori.
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Fonte primaria
Circolare Inps n. 92 del 4 settembre 2026
Il provvedimento che estende al giorno precedente la tutela previdenziale anche quando il medico effettua la visita in ambulatorio.
Consulta la circolare -
Guida ufficiale
Certificazione di malattia e visite mediche di controllo
La guida Inps dedicata a certificati telematici, indirizzo di reperibilità, controlli domiciliari e adempimenti del dipendente.
Consulta la guida
Note per i lettori
L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale
