Indice
- 1 Uno studio clinico su BRCA1/2 rivoluziona il trattamento: con la nuova strategia pre-operatoria, tutte le pazienti trattate sono sopravvissute dopo tre anni
- 2 Il ruolo del tempismo e dell’intervallo di 48 ore
- 3 Olaparib: da farmaco mirato a strumento di prevenzione
- 4 Un’intuizione nata da una conversazione
- 5 Verso studi più ampi e applicazioni estese
Uno studio clinico su BRCA1/2 rivoluziona il trattamento: con la nuova strategia pre-operatoria, tutte le pazienti trattate sono sopravvissute dopo tre anni
Una nuova strategia terapeutica per il tumore al seno ereditario ha raggiunto un traguardo senza precedenti: il 100% di sopravvivenza a tre anni nelle pazienti trattate. Il protocollo, testato su donne portatrici delle mutazioni BRCA1 e BRCA2, combina una chemioterapia mirata con l’aggiunta del farmaco Olaparib, somministrato prima dell’intervento chirurgico. I risultati, pubblicati su Nature Communications, provengono dallo studio britannico Partner Trial, guidato dall’Università di Cambridge. L’obiettivo? Potenziare l’efficacia delle cure nella fase ad alto rischio post-operatorio. Il risultato sorprendente apre nuove prospettive per il trattamento dei tumori mammari tripli negativi, spesso associati a queste mutazioni genetiche.
Il ruolo del tempismo e dell’intervallo di 48 ore
La novità della sperimentazione è duplice: l’aggiunta di Olaparib in fase pre-chirurgica e l’introduzione di una pausa di 48 ore tra la somministrazione della chemioterapia e del farmaco.
Secondo i ricercatori, questo intervallo permette al midollo osseo di recuperare, lasciando le cellule tumorali più vulnerabili all’azione di Olaparib. Lo studio ha coinvolto 39 pazienti, tutte sopravvissute a distanza di tre anni dal trattamento. Solo una ha avuto una recidiva. Nel gruppo di controllo (45 pazienti con sola chemioterapia), il tasso di sopravvivenza si è fermato all’88%.
Olaparib: da farmaco mirato a strumento di prevenzione
Olaparib è un inibitore di PARP già disponibile nel SSN. Finora veniva somministrato dopo l’operazione per 12 mesi. Nel nuovo protocollo è stato somministrato per 12 settimane prima dell’intervento. Questo ha prodotto benefici sia clinici sia economici: meno tossicità, tempi ridotti, maggiore efficacia. Secondo la Prof.ssa Jean Abraham, responsabile dello studio, “È raro ottenere un tasso di sopravvivenza del 100% in tumori aggressivi. Questo approccio ha un potenziale trasformativo”.
Un’intuizione nata da una conversazione
L’idea di introdurre la finestra di 48 ore è nata da un confronto informale tra la Prof.ssa Abraham e Mark O’Connor di AstraZeneca. Quest’ultimo ha spiegato: “Abbiamo sfruttato cellule staminali del midollo per individuare il momento ottimale della combinazione terapeutica. I risultati sono entusiasmanti”.
Il successo della collaborazione tra sistema sanitario, università e industria farmaceutica rafforza anche la visione del futuro Cambridge Cancer Research Hospital, centro d’eccellenza per la medicina oncologica di precisione.
Verso studi più ampi e applicazioni estese
I benefici della terapia non si limitano al solo carcinoma mammario. Secondo i ricercatori, l’approccio potrebbe funzionare anche contro tumori legati a mutazioni BRCA, come quelli ovarici, pancreatici e alla prostata. Michelle Mitchell, direttrice di Cancer Research UK, sottolinea: “Sfruttare al meglio i farmaci già disponibili è una via concreta per accelerare la lotta contro il cancro”.
Lo studio proseguirà con una nuova fase clinica per confermare la validità dell’approccio Partner su un campione più ampio. L’obiettivo è rendere il trattamento meno tossico, più accessibile e più sostenibile per i sistemi sanitari.
Fonte:
