Indice
- 1 La nuova normativa europea ha avviato una lunga fase di transizione per l’industria del packaging, lasciando temporaneamente in circolazione i “vecchi prodotti”
- 2 Cos’è il Bisfenolo A e dove si trova
- 3 Perché l’Europa ha deciso la stretta
- 4 Energy drink sotto la lente dei test
- 5 Periodi transitori: perché le lattine restano
- 6 Cosa cambia per i consumatori
La nuova normativa europea ha avviato una lunga fase di transizione per l’industria del packaging, lasciando temporaneamente in circolazione i “vecchi prodotti”
La legge è cambiata. Gli scaffali dei nostri supermercati molto meno. Dal 2025 l’Europa ha avviato lo stop al Bisfenolo A nei materiali a contatto con gli alimenti, vietandone progressivamente l’uso nei nuovi imballaggi destinati al food. Eppure, chi oggi entra in un negozio trova ancora file ordinate di lattine della vecchia generazione. Il composto, quando presente, non è nel metallo del contenitore ma nel sottile rivestimento interno in resina epossidica che protegge bevande e alimenti.
Il motivo sta tutto nei tempi della normativa. Il regolamento europeo ha acceso il conto alla rovescia senza svuotare i magazzini dall’oggi al domani, prevedendo una fase di transizione per l’industria. Così il BPA è già nel mirino delle nuove regole, mentre nel mondo reale si consuma una lenta uscita di scena che molti consumatori non hanno ancora messo a fuoco.
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Cos’è il Bisfenolo A e dove si trova
Il Bisfenolo A (BPA) è una sostanza chimica utilizzata da oltre mezzo secolo nella produzione di plastiche in policarbonato e resine epossidiche. La sua diffusione è stata enorme perché garantisce resistenza, stabilità e una buona barriera protettiva per gli alimenti.
Nelle lattine il BPA non fa parte del metallo, ma della vernice interna che impedisce al contenuto di entrare in contatto diretto con alluminio o acciaio. Questa funzione tecnica ha reso il composto uno standard industriale per decenni.
La presenza della sostanza non riguarda solo le bevande in lattina. Il BPA può comparire anche in contenitori riutilizzabili, bottiglie in policarbonato, dispositivi medici e nella carta termica degli scontrini. Il nodo critico riguarda la possibile migrazione in tracce verso cibi e bevande in determinate condizioni.
Perché l’Europa ha deciso la stretta
Alla base del cambio di rotta c’è il lavoro dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), che ha rivisto in modo molto severo la dose giornaliera tollerabile della sostanza. Gli esperti classificano il BPA come interferente endocrino, cioè capace di interagire con il sistema ormonale.
Secondo quanto riportato anche dal professor Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova, l’esposizione al composto può associarsi a:
• alterazioni della fertilità;
• pubertà precoce;
• obesità e diabete;
• possibili tumori ormonodipendenti.
Il nuovo quadro scientifico ha spinto Bruxelles ad adottare un approccio più prudente, avviando la progressiva eliminazione del BPA dal contatto alimentare.
Energy drink sotto la lente dei test
A riportare il tema al centro dell’attenzione pubblica è stata anche un’indagine della rivista tedesca per consumatori Öko-Test, che ha analizzato 22 energy drink presenti sul mercato.
Nel 90% dei campioni sarebbe stata rilevata la presenza di Bisfenolo A nei rivestimenti interni delle lattine. Secondo i risultati riportati, per 14 prodotti su 22 un adolescente di 60 chilogrammi che consumi una lattina da 250 millilitri al giorno supererebbe il 100% della dose giornaliera tollerabile.
Per altri sei prodotti l’esposizione arriverebbe oltre il 50%. I dati si riferiscono a uno scenario di consumo specifico, ma hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza dei contenitori metallici e sulla velocità di adeguamento della filiera.
Periodi transitori: perché le lattine restano
Il punto più delicato riguarda proprio la presenza dei prodotti sugli scaffali. Il Regolamento (UE) 2024/3190 non ha imposto un ritiro immediato di tutte le confezioni esistenti. Bruxelles ha scelto una strategia graduale per permettere all’industria di aggiornare materiali, forniture e linee produttive.
In pratica, i prodotti fabbricati secondo la normativa precedente possono continuare a essere venduti se immessi sul mercato in modo conforme alle regole allora vigenti. È un meccanismo tipico della legislazione europea sui materiali a contatto con gli alimenti.
In diversi comparti l’adeguamento completo potrà estendersi fino al 2026-2028, a seconda delle applicazioni. Nel frattempo molte aziende stanno già introducendo rivestimenti alternativi e soluzioni BPA-free, segnale che la transizione è pienamente in corso.
Cosa cambia per i consumatori
Per chi fa la spesa, la fase attuale richiede soprattutto consapevolezza. La presenza di lattine tradizionali non indica automaticamente una violazione delle norme, ma riflette la convivenza temporanea tra vecchi e nuovi standard.
Nel medio periodo il mercato europeo dovrebbe orientarsi verso una progressiva riduzione del BPA nei materiali alimentari. La direzione normativa è ormai tracciata e spinge l’intera filiera verso soluzioni più aggiornate.
A cura della Redazione GTNews
