L’IA tra crescita record e sospetto sia soltanto una bolla

Valutazioni record, miliardi che bruciano nei data center e startup già “unicorni”: ma l’IA potrebbe esser solo la più grande bolla del secolo

Negli ultimi due anni il mondo ha assistito a una corsa sfrenata verso l’intelligenza artificiale. Le grandi aziende tecnologiche hanno investito miliardi in infrastrutture, chip e data center, mentre i mercati finanziari hanno premiato i titoli legati al settore con rialzi spettacolari. Allo stesso tempo, le startup nate intorno a questa tecnologia hanno raccolto finanziamenti colossali in tempi record, trasformandosi da semplici idee a società valutate miliardi in pochi mesi.
Il punto è che la matematica economica non mente. Quando un’azienda genera ricavi nell’ordine di 100 mila euro e viene valutata miliardi, si entra in territorio anomalo. E se questo non riguarda più un caso isolato, ma decine o centinaia di società, allora la domanda diventa inevitabile: siamo di fronte a una bolla?

Molti esperti temono che la dinamica ricordi pericolosamente cicli speculativi già visti in passato. Le valutazioni delle imprese legate all’IA sono schizzate a multipli mai registrati, gli investimenti sono partiti a valanga e il sentiment dei mercati sembra aver dimenticato qualsiasi freno. Ma cosa rende questo fenomeno diverso da altre bolle? E quali elementi indicano che potremmo trovarci a un passo da una correzione brutale?

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Dal 2023 al 2025: l’impennata dell’IA

Il caso NVIDIA è l’esempio lampante. La sua capitalizzazione è passata da 360 miliardi nel 2022 a oltre 2.500 miliardi a metà 2024, fino a toccare i 4.500 miliardi oggi. Un’ascesa che ha trainato l’intero indice S&P 500. Ma il Nasdaq, simbolo del settore tecnologico, ha visto crescere quasi esclusivamente le aziende legate all’IA, mentre molte altre restavano ferme o in calo.
Il boom non si è limitato ai mercati azionari. Nel 2023 le aziende di IA generativa hanno raccolto circa 25 miliardi di dollari in finanziamenti. Nel 2024 la cifra è quadruplicata, superando i 100 miliardi. E poi ci sono i big deal: NVIDIA ha annunciato un investimento da 100 miliardi in OpenAI, un colosso appena nato che continua ad attirare capitali come se fosse già una multinazionale consolidata.

Il cuore della spesa è l’infrastruttura. I tre grandi hyperscaler americani – Microsoft, Amazon e Google – hanno spinto nel 2024 oltre 170 miliardi di dollari in data center e chip, con un +40% in un solo anno. Parallelamente, startup come Anthropic o Cohere hanno raccolto fondi miliardari pur con fatturati ancora ridotti. La domanda è la stessa che aleggia su tutto il comparto: questi investimenti produrranno ritorni concreti o resteranno cattedrali nel deserto?

Dove finiscono i miliardi dell’IA

Le risorse si concentrano in tre direzioni: infrastrutture, laboratori e mercati finanziari.
Gli hyperscaler costruiscono enormi data center per alimentare i modelli di IA generativa. Nel frattempo, laboratori come OpenAI (con l’alleanza Microsoft) e Anthropic (sostenuta da Amazon e Google) bruciano capitali nella corsa all’addestramento di modelli sempre più grandi. Infine, i mercati: venture capital, fondi sovrani e persino fondi pensione riversano capitali sull’IA, spinti dall’idea che il settore rappresenti la “nuova internet”.
Il fenomeno ha pochi precedenti per scala e velocità. Non si investe in un solo anello della catena, ma ovunque: dai chip ai modelli, dall’energia alle reti. Questa massa di capitali sembra razionale, ma la domanda resta sospesa: saranno sufficienti i ricavi per giustificare valutazioni tanto elevate?

Hardware e dipendenza da NVIDIA

Al centro della corsa ci sono gli acceleratori IA, indispensabili per allenare e gestire i modelli. Sono diventati una sorta di “materia prima digitale”, ricercata da tutti e al centro di limitazioni all’export.
NVIDIA domina il settore ma dipende da TSMC per la produzione. Per questo ha stretto partnership con Intel, cercando di diversificare la filiera. Nel frattempo, l’intera supply chain – dai macchinari ASML ai fornitori di materie prime – è sotto pressione.
Il rischio? Se l’entusiasmo si spegnesse, il mondo si ritroverebbe con infrastrutture gigantesche e costi irrecuperabili. È lo schema classico delle bolle: costruire troppo, troppo in fretta, per poi trovarsi con capacità inutilizzate.

Ricavi miliardari… o quasi

Le valutazioni delle grandi piattaforme di IA fanno tremare i polsi. OpenAI viene stimata 300 miliardi, ma nel 2024 ha fatturato circa 3,4 miliardi. Anthropic oscilla tra i 60 e i 180 miliardi di valutazione, con ricavi di appena 1 miliardo.
Anche le big tech affrontano lo stesso dilemma: integrano l’IA nei loro servizi, aumentando i ricavi ma assorbendo costi colossali. Il risultato è che i numeri crescono, ma il rapporto tra investimenti e ritorni resta fragile.

In sintesi: sì, il mercato paga per l’IA, ma i multipli di valutazione sono talmente alti da alimentare il sospetto di una sopravvalutazione sistemica.

Il rebus dei moltiplicatori

Per valutare un’azienda si usano multipli come utile, ricavi o EBITDA. In media, una startup tecnologica si attesta intorno a 6X. Le società mature arrivano a 30X.
NVIDIA, invece, ha raggiunto livelli di 60X. Le startup spesso viaggiano su multipli dieci volte superiori agli standard. Sono numeri che presuppongono anni di crescita senza ostacoli e un’adozione universale dell’IA.

Negli anni ’90, durante la bolla internet, le dot-com toccavano multipli sopra 100 volte i ricavi pur senza business plan. Oggi la differenza è che l’IA ha già ricavi tangibili e un’adozione reale. Ma la somiglianza con il passato è troppo evidente per non destare preoccupazione.

Altri indizi di speculazione

Gli indici IPO sono un primo segnale: sempre più aziende si preparano a sbarcare in Borsa sfruttando l’euforia. Poi ci sono i volumi record sulle call option di titoli come NVIDIA o Microsoft, che ricordano i comportamenti speculativi delle meme stock.
Non mancano i round miliardari di finanziamento a startup con ricavi ridotti e il boom del margin debt, cioè il capitale preso a prestito per comprare azioni. Tutti elementi che storicamente hanno preceduto correzioni violente.

Lezioni dalle bolle storiche

Il parallelo più immediato è con la bolla dot-com: aziende senza modello di business che raccoglievano miliardi solo per avere “.com” nel nome. Il Nasdaq crollò dell’80%. Oggi la differenza è che l’IA ha già basi solide e infrastrutture.
Un altro esempio è la crisi immobiliare del 2008. Lì la convinzione che i prezzi sarebbero saliti all’infinito alimentò mutui tossici e titoli derivati. Quando il mercato si fermò, il sistema collassò. La lezione è chiara: ogni volta che si pensa “questa volta è diverso”, la storia tende a dimostrare il contrario.

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