Indice
- 1 La revisione Cochrane ridimensiona l’uso quotidiano del farmaco per tutti e richiama l’attenzione su benefici selettivi, rischio di sanguinamenti e importanza dello screening
- 2 Che cosa dice la revisione Cochrane?
- 3 Quale rischio va considerato?
- 4 Quando l’aspirina può avere un ruolo?
- 5 Che cosa può fare chi vuole prevenire?
- 6 Quale messaggio deve arrivare ai pazienti?
La revisione Cochrane ridimensiona l’uso quotidiano del farmaco per tutti e richiama l’attenzione su benefici selettivi, rischio di sanguinamenti e importanza dello screening
L’aspirina è uno dei farmaci più conosciuti e utilizzati al mondo. Molte persone la associano al mal di testa, ai dolori, ai sintomi influenzali e alla prevenzione cardiovascolare. Proprio questa familiarità può però farla percepire come una soluzione sempre sicura, anche quando si parla di prevenzione oncologica. La nuova revisione Cochrane sull’uso dell’aspirina e degli altri antinfiammatori nella prevenzione del tumore del colon-retto aiuta a rimettere ordine in un tema spesso raccontato con troppa semplicità. L’aspirina a basse dosi può avere un ruolo in alcuni percorsi selezionati, soprattutto in presenza di specifiche condizioni genetiche o molecolari, mentre l’uso quotidiano nella popolazione generale richiede prudenza e valutazione medica individuale.
Il tema riguarda una malattia molto diffusa. Il tumore del colon-retto è la terza neoplasia più comune al mondo e la seconda causa di morte oncologica. Nel 2022 sono stati stimati circa 1,9 milioni di nuovi casi e oltre 900 mila decessi. Colpisce soprattutto dopo i 50 anni, anche se in diversi Paesi cresce l’attenzione per l’aumento delle diagnosi in fasce più giovani. La prevenzione resta quindi una priorità sanitaria, ma gli strumenti più solidi partono dallo screening, dallo stile di vita e dalla valutazione del rischio personale.
Che cosa dice la revisione Cochrane?
La revisione è stata condotta da ricercatori del West China Hospital della Sichuan University e pubblicata nel 2026 nel Cochrane Database of Systematic Reviews. Gli autori hanno analizzato studi clinici randomizzati dedicati alla prevenzione primaria del tumore del colon-retto e degli adenomi nella popolazione generale. In totale, la sintesi ha considerato 10 studi e 124.837 partecipanti. L’analisi si è concentrata soprattutto sull’aspirina, perché per gli altri antinfiammatori gli studi disponibili erano insufficienti.
Il risultato ridimensiona l’idea della compressa quotidiana come protezione valida per tutti. Nei primi 5-15 anni di utilizzo, l’effetto preventivo dell’aspirina sul tumore del colon-retto appare minimo nella popolazione generale. Alcuni possibili benefici oltre i 10-15 anni emergono in singoli studi, ma la certezza dell’evidenza viene giudicata molto bassa.
Le osservazioni molto lunghe sono difficili da interpretare. Nel tempo i partecipanti possono interrompere il farmaco, iniziarlo autonomamente, assumere altre terapie o cambiare condizioni di salute. Per questo la revisione invita a evitare conclusioni troppo nette e raccomandazioni generalizzate.

Quale rischio va considerato?
L’aspirina agisce anche sulle piastrine e sulla coagulazione. L’effetto può essere utile in pazienti con precise indicazioni cardiovascolari, ma aumenta il rischio di eventi emorragici. La revisione Cochrane segnala un aumento dei sanguinamenti extracranici gravi e un probabile aumento dell’ictus emorragico. Il rischio riguarda anche le basse dosi, soprattutto negli anziani, nelle persone con storia di ulcera, sanguinamenti, fragilità vascolare o terapie concomitanti che favoriscono emorragie. Un eventuale beneficio oncologico nella popolazione generale richiede tempi lunghi e resta incerto, mentre il rischio di sanguinamento può comparire prima.
Per questo l’aspirina quotidiana assunta con l’obiettivo di prevenire il tumore intestinale va discussa con il medico. La scelta deve tenere insieme età, familiarità, storia personale, pressione, rischio cardiovascolare, farmaci assunti, precedenti gastrointestinali e probabilità individuale di sanguinamento.
Quando l’aspirina può avere un ruolo?
Il quadro cambia quando si passa dalla popolazione generale ai pazienti selezionati. Esistono condizioni in cui l’aspirina mostra un potenziale più concreto, soprattutto nell’ambito della prevenzione personalizzata. La stessa Cochrane ricorda precedenti evidenze su possibili benefici nelle persone ad alto rischio genetico, come i portatori della sindrome di Lynch.
Un altro filone riguarda i pazienti già operati per tumore del colon-retto con specifiche alterazioni molecolari. Lo studio ALASCCA, pubblicato sul New England Journal of Medicine nel settembre 2025, ha valutato l’aspirina a basse dosi nei pazienti con tumori localizzati e alterazioni della via PI3K. In quel gruppo, il farmaco ha ridotto in modo significativo l’incidenza di recidiva rispetto al placebo.
Si tratta però di un contesto molto diverso dall’autoprevenzione in una persona sana. Qui parliamo di pazienti con tumore già diagnosticato e trattato chirurgicamente, sottoposti a valutazione molecolare e seguiti in un percorso oncologico. La direzione futura sembra quindi quella della prevenzione di precisione, dove il farmaco viene valutato in base al profilo biologico del tumore o al rischio genetico.
Che cosa può fare chi vuole prevenire?
Per i cittadini il punto più utile riguarda gli strumenti già disponibili. L’Organizzazione mondiale della sanità indica diversi fattori modificabili associati al tumore del colon-retto, tra cui alimentazione ricca di carni lavorate, scarso consumo di frutta e verdura, sedentarietà, obesità, fumo e alcol. La prevenzione passa quindi da abitudini e ripetute nel tempo.
In Italia, lo strumento centrale resta lo screening. Il Ministero della Salute indica il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci ogni due anni nelle persone tra 50 e 69 anni, con estensioni fino ai 74 anni in alcune Regioni. In caso di positività, il percorso prevede la colonscopia di approfondimento, che consente di osservare il colon-retto e rimuovere eventuali lesioni precancerose.
I dati dell’Istituto superiore di sanità mostrano un margine ampio di miglioramento. Nel biennio 2023-2024, il 41% degli intervistati tra 50 e 69 anni ha riferito di aver eseguito il test del sangue occulto nei due anni precedenti. Aumentare l’adesione allo screening può produrre benefici reali, puntando su strumenti già validati invece che su un’assunzione farmacologica non personalizzata.
Quale messaggio deve arrivare ai pazienti?
L’aspirina non può essere presentata come uno scudo quotidiano contro il tumore intestinale, ma il suo possibile valore nei pazienti selezionati merita attenzione. La lettura corretta sta nella selezione dei casi. Per chi ha già avuto un tumore del colon-retto, per chi ha una sindrome ereditaria, per chi presenta alterazioni molecolari specifiche o per chi assume aspirina per motivi cardiovascolari, la decisione deve restare dentro un percorso medico. Per chi è sano e pensa di iniziare una compressa al giorno per proteggersi dal cancro, la scelta più sicura è confrontarsi prima con il medico e concentrarsi sugli strumenti con efficacia consolidata.
Link utili:
Cochrane, revisione su aspirina e prevenzione del tumore intestinale
OMS, scheda sul tumore del colon-retto
Ministero della Salute, screening del cancro del colon-retto
ISS Epicentro, dati PASSI sullo screening colorettale
Note per i lettori
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono in alcun modo parere medico o prescrizione. Prima di intraprendere qualsiasi terapia o integrazione, è necessario consultare il proprio medico curante.
L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale
