Due anni di osservazioni su 1.808 persone indicano che impegno, cura quotidiana e gestione dei conflitti pesano più della compatibilità ideale
LA NOTIZIA IN BREVE – La scienza ridimensiona il mito dell’anima gemella. Uno studio coordinato dallo psicologo Fabian Gander dell’Università di Basilea, con ricercatori della Johannes Gutenberg University di Magonza e della Michigan State University, ha seguito per due anni 1.808 persone riunite in 904 coppie. Il lavoro, pubblicato sull’European Journal of Personality, mostra che chi considera l’amore un percorso di crescita registra un calo leggermente più lento della soddisfazione. L’effetto resta però piccolo e correlazionale: la mentalità, da sola, non garantisce la durata del rapporto.
Anche la “scintilla” racconta soltanto una parte della storia. I circuiti cerebrali spiegano desiderio e motivazione, mentre gli algoritmi delle app di incontri riescono a stimare chi appare desiderabile ma faticano a prevedere l’attrazione tra due persone specifiche. Le ricerche indicano che il vero amore dipende soprattutto da impegno reciproco, apprezzamento, intimità, gestione dei conflitti e attenzioni quotidiane. La persona perfetta, dunque, potrebbe non esistere già pronta: una relazione duratura nasce dall’incontro, ma prende forma attraverso scelte ripetute, rispetto e capacità di cambiare insieme.
Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento
L’APPROFONDIMENTO – La scienza ridimensiona il mito dell’anima gemella: nessun profilo psicologico, circuito cerebrale o algoritmo conosciuto riesce a individuare in anticipo l’unica persona “giusta”. Uno studio coordinato dallo psicologo Fabian Gander dell’Università di Basilea, con ricercatori della Johannes Gutenberg University di Magonza e della Michigan State University, ha seguito per due anni 1.808 persone riunite in 904 coppie. Il lavoro, pubblicato sull’European Journal of Personality, mostra che chi considera l’amore un percorso di crescita registra un calo leggermente più lento della soddisfazione. L’effetto resta però piccolo e correlazionale: non prova che una determinata mentalità garantisca la durata del rapporto.
Anche la famosa “scintilla” racconta soltanto una storia parziale. I circuiti cerebrali spiegano desiderio e motivazione, mentre gli algoritmi faticano a prevedere l’attrazione specifica tra due persone. Le ricerche indicano che contano soprattutto impegno reciproco, apprezzamento, intimità, gestione dei conflitti e piccoli gesti quotidiani. Il vero amore sembra quindi meno simile a un incontro scritto nel destino e più a un legame costruito attraverso scelte ripetute, rispetto e capacità di adattarsi.
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Da dove arriva il mito della metà perfetta?
L’idea che ogni essere umano possieda una metà predestinata attraversa da secoli la cultura occidentale. Il riferimento più noto compare nel Simposio di Platone, all’interno del discorso pronunciato da Aristofane. Secondo il racconto, gli uomini originari avevano corpi doppi e una forza tanto grande da suscitare il timore degli dèi. Zeus li divise in due, condannando ciascuna metà a cercare quella perduta.
Il mito comprendeva unioni tra uomini, tra donne e tra uomini e donne. Descriveva il desiderio di recuperare una completezza originaria, più che una teoria sulla compatibilità sentimentale. Nei secoli, l’amor cortese, la letteratura romantica, il cinema e la pubblicità hanno trasformato quella metafora nella convinzione che esista, da qualche parte, una persona perfettamente adatta a ciascuno di noi.
La psicologia può studiare le conseguenze di questa credenza, mentre il destino rimane fuori dalla verifica sperimentale. I ricercatori misurano attrazione, soddisfazione, stabilità, desiderio, conflitti e capacità di adattamento. Nessuno di questi indicatori, preso da solo, coincide con il “vero amore”, espressione potente sul piano umano ma priva di una definizione scientifica universale.
Che cosa distingue il destino dalla crescita?
Alla fine degli anni Novanta lo psicologo statunitense C. Raymond Knee descrisse due modi diversi di interpretare le relazioni. Le destiny beliefs, o convinzioni di destino, portano a pensare che due persone siano naturalmente compatibili oppure inadatte. Quando il rapporto è quello giusto, secondo questa visione, dovrebbe funzionare quasi spontaneamente.
Le growth beliefs, o convinzioni di crescita, considerano invece i problemi come elementi affrontabili attraverso dialogo, impegno e cambiamento. Il conflitto perde così il significato di verdetto definitivo e diventa una situazione da comprendere e gestire.
Le due mentalità possono convivere. Una persona può sentire di avere incontrato qualcuno di speciale e, nello stesso tempo, accettare che il rapporto richieda attenzione. La difficoltà emerge quando ogni incomprensione viene interpretata come la prova che il partner è quello sbagliato. In quel momento, l’idea romantica della persona perfetta rischia di trasformarsi in un criterio rigido che rende fragile la relazione.
Come è stato condotto lo studio sulle 904 coppie?
Fabian Gander e i suoi colleghi hanno utilizzato i dati del progetto CouPers, costruendo uno dei più ampi studi longitudinali dedicati alle convinzioni romantiche. Il campione comprendeva 1.808 adulti, riuniti in 904 coppie, provenienti soprattutto da Germania, Svizzera e Austria.
I partecipanti avevano tra 18 e 81 anni. La durata mediana delle relazioni sfiorava i cinque anni, ma il campione comprendeva sia legami recenti sia rapporti iniziati oltre mezzo secolo prima. Il 96,6% delle coppie era formato da persone di sesso diverso, mentre circa tre coppie su dieci avevano figli.
I ricercatori hanno raccolto quattro rilevazioni nell’arco di due anni. Nelle prime sessioni hanno misurato le convinzioni di destino e di crescita; in tutte le rilevazioni hanno valutato la soddisfazione di coppia. I modelli statistici hanno considerato contemporaneamente le risposte dei due partner e hanno tenuto conto di variabili come età, durata del rapporto, personalità, autostima e stile di attaccamento.
Che cosa hanno scoperto i ricercatori?
All’inizio dello studio, i partecipanti mostravano convinzioni di crescita piuttosto elevate, con una media di 4,11 punti su 5. Le convinzioni di destino raggiungevano invece 2,88 punti. Nel corso dei due anni, la soddisfazione tendeva complessivamente a diminuire, un andamento frequente negli studi longitudinali sulle relazioni.
Chi credeva maggiormente nel destino dichiarava in partenza una soddisfazione più alta. Quando entrambi i partner condividevano fortemente questa visione, però, la soddisfazione tendeva a scendere più rapidamente. Le persone orientate alla crescita mostravano invece un declino leggermente meno marcato.
La differenza resta contenuta. Gli effetti misurati erano piccoli e non consentono di affermare che una determinata mentalità provochi direttamente il successo o il fallimento di una coppia. Una relazione soddisfacente può rafforzare la fiducia nel destino; una fase difficile può spingere i partner ad adottare un atteggiamento più orientato alla crescita. Cause e conseguenze si intrecciano.
Un risultato curioso riguarda la memoria del rapporto. La soddisfazione risultava in calo per l’84% delle coppie, eppure la maggioranza dei partecipanti ricordava un miglioramento rispetto al passato e immaginava un futuro positivo. Questo ottimismo potrebbe aiutare a proteggere il legame e la motivazione, anche se lo studio non permette di stabilirne gli effetti reali.
Che cosa accade nel cervello quando scatta l’attrazione?
L’innamoramento coinvolge aree cerebrali legate alla ricompensa, alla motivazione, all’attenzione e alle emozioni. Le ricerche di neuroimaging hanno osservato, tra le altre strutture, l’attivazione dell’area tegmentale ventrale, parte centrale dei circuiti dopaminergici che spingono a desiderare e ricercare una ricompensa.
Questa attività aiuta a spiegare perché una persona possa occupare pensieri, desideri e aspettative con una forza eccezionale. La cosiddetta chimica possiede dunque una base biologica concreta.
Il cervello, tuttavia, non assegna certificati di compatibilità. L’attivazione dei circuiti della ricompensa segnala desiderio e motivazione, mentre lascia aperte domande decisive: il partner è affidabile? Rispetta i confini? Sa gestire un conflitto? Condivide obiettivi e valori? La stessa intensità emotiva può comparire in relazioni equilibrate, non ricambiate, instabili o dannose.
Per questo anche l’espressione trauma bond richiede cautela. La letteratura scientifica la usa soprattutto per descrivere legami che si formano in rapporti caratterizzati da abuso intermittente, paura e forte squilibrio di potere. Definire in questo modo ogni attrazione intensa o ansiosa svuota il concetto del suo significato clinico e sociale.
Le app possono calcolare la compatibilità amorosa?
Gli algoritmi di incontri raccolgono preferenze, interessi, caratteristiche personali e comportamenti digitali. Possono restringere il campo, selezionare persone con requisiti compatibili e aumentare le occasioni di incontro. La capacità di prevedere la scintilla tra due individui specifici resta però molto limitata.
Nel 2017 Samantha Joel, Paul Eastwick ed Eli Finkel analizzarono, attraverso tecniche di machine learning, i dati di due esperimenti di speed dating. Prima degli incontri, i partecipanti avevano compilato oltre cento misure relative a personalità, gusti e interessi. Poi avevano parlato per quattro minuti con ciascun potenziale partner.
Gli algoritmi riuscivano a stimare chi tendeva generalmente ad apprezzare maggiormente gli altri e chi risultava, in media, più desiderabile. Fallivano però nel prevedere l’attrazione specifica tra due persone determinate. La scintilla sembrava emergere soprattutto durante l’interazione, attraverso elementi difficili da catturare in anticipo: tono della voce, postura, humour, espressioni, ritmo della conversazione e sensazione di essere ascoltati.
Un progetto ancora più ampio, pubblicato nel 2020 sui Proceedings of the National Academy of Sciences, ha analizzato 43 studi longitudinali, 11.196 coppie e oltre 2.400 variabili. Gli indicatori maggiormente associati alla qualità della relazione riguardavano il rapporto stesso: percezione dell’impegno del partner, apprezzamento, soddisfazione sessuale, livello di conflitto e attenzione al benessere dell’altro.
Nel complesso, le variabili relazionali spiegavano fino a circa il 45% della qualità percepita nel presente. Le caratteristiche individuali offrivano una capacità esplicativa più bassa e i tratti del partner, considerati isolatamente, aggiungevano ancora meno informazioni. Persino con migliaia di variabili, i modelli prevedevano con difficoltà come sarebbe cambiata la soddisfazione nel tempo.
La pillola può cambiare il modo in cui vediamo il partner?
Alcuni studi hanno ipotizzato che i contraccettivi ormonali possano modificare preferenze e percezione dell’attrazione. Una ricerca pubblicata nel 2014 su 365 coppie eterosessuali osservò una maggiore soddisfazione sessuale tra le donne il cui stato contraccettivo coincideva con quello presente al momento della scelta del partner.
Il risultato attirò grande attenzione, ma il disegno osservazionale e in parte retrospettivo lasciava aperte numerose spiegazioni. Il cambiamento del contraccettivo può coincidere con trasformazioni nell’età, nella salute, nel desiderio di maternità o nella fase attraversata dalla relazione. Tutti questi fattori possono influenzare la soddisfazione.
Una meta-analisi pubblicata nel 2025 su Hormones and Behavior ha ridimensionato l’ipotesi. Negli studi che confrontavano persone diverse, l’associazione media risultava molto piccola, pari a r=0,04. Le ricerche longitudinali mostravano segnali più consistenti, ma poggiavano su un numero limitato di stime.
Le prove attuali rendono quindi improbabile un grande effetto medio. Esperienze individuali differenti restano possibili, ma la scelta del contraccettivo richiede una valutazione medica personalizzata e non può diventare un test della “vera” compatibilità sentimentale.
La matematica ha trovato le anime gemelle?
Il titolo Matching Soulmates, pubblicato nel 2021 sul Journal of Public Economic Theory, suggerisce una ricerca sul partner ideale. Gli economisti Greg Leo, Jian Lou, Martin Van der Linden, Yevgeniy Vorobeychik e Myrna Wooders hanno però affrontato un problema differente: la formazione di coppie e coalizioni stabili all’interno della teoria dei giochi.
Nel modello, una soulmate coalition indica un gruppo i cui membri si preferiscono reciprocamente rispetto alle alternative ancora disponibili. L’algoritmo individua queste combinazioni, le rimuove dal gruppo e ripete il procedimento.
Il termine “anima gemella” assume quindi un significato tecnico, costruito su preferenze formalizzate. Il modello non misura emozioni, desiderio o qualità psicologica del rapporto. Può trovare applicazione nell’assegnazione di alloggi, nella scelta delle scuole, nella formazione di squadre e in altri problemi economici, ma non dimostra matematicamente l’esistenza di partner predestinati.
Perché i piccoli gesti pesano così tanto?
Il progetto britannico Enduring Love, coordinato dalle sociologhe Jacqui Gabb e Janet Fink, ha combinato un sondaggio online con interviste, diari e mappe emotive della vita domestica. La ricerca ha coinvolto 5.445 partecipanti e ha poi seguito in modo approfondito 50 coppie.
Quando gli studiosi hanno chiesto che cosa facesse sentire le persone apprezzate, sono emersi soprattutto regali inattesi, attenzioni pratiche e gesti premurosi. Li indicava il 22% delle madri e il 20% delle donne senza figli. Molti esempi apparivano ordinari: preparare una bevanda calda, accorgersi della stanchezza dell’altro, svolgere un compito senza che venisse richiesto.
Questi risultati derivano da testimonianze e non da un esperimento capace di dimostrare un rapporto causale. Documentano però un elemento ricorrente: il riconoscimento quotidiano può assumere un valore superiore ai grandi gesti occasionali. L’amore duraturo prende forma nella ripetizione di comportamenti che comunicano attenzione, affidabilità e presenza.
Quali limiti presenta la ricerca?
Lo studio sulle 904 coppie ha seguito i partecipanti per due anni, un periodo significativo ma breve rispetto all’intera durata di una relazione. Le convinzioni di destino e di crescita sono state misurate soltanto nelle prime due sessioni e potrebbero essere cambiate nel tempo.
Solo il 48,3% dei partecipanti ha completato tutte le rilevazioni. Tra coloro che hanno abbandonato lo studio comparivano più uomini e persone inizialmente meno soddisfatte, una selezione che potrebbe avere influenzato i risultati.
Il campione proveniva soprattutto dall’Europa centrale di lingua tedesca e includeva poche coppie dello stesso sesso. Anche la partecipazione di entrambi i partner può avere favorito rapporti più collaborativi o motivati. Le conclusioni richiedono quindi nuove verifiche in culture, generazioni e modelli familiari diversi.
La ricerca sulle relazioni incontra inoltre una difficoltà di fondo: convinzioni, soddisfazione e comportamenti si modificano a vicenda. La mentalità può influenzare il rapporto, ma anche il rapporto può trasformare la mentalità. Per distinguere queste direzioni serviranno esperimenti controllati, studi preregistrati e osservazioni più lunghe.
Chi ha finanziato lo studio e quali interessi emergono?
La ricerca coordinata da Fabian Gander ha ricevuto un finanziamento della Swiss National Science Foundation. L’articolo riporta l’approvazione del comitato etico di Basilea, dichiara l’assenza di conflitti di interesse e rende disponibili codice, materiali supplementari e descrizione delle variabili attraverso l’Open Science Framework.
Lo studio non presenta brevetti, prodotti commerciali o collaborazioni con piattaforme di incontri. Il progetto Enduring Love ha ricevuto fondi dall’Economic and Social Research Council britannico, mentre Matching Soulmates elenca finanziamenti provenienti da istituzioni pubbliche statunitensi.
Che cosa cambia per chi cerca una relazione?
Le prove scientifiche suggeriscono di spostare l’attenzione dalla domanda “È la persona giusta?” a interrogativi più concreti. Il rapporto consente di esprimere bisogni e limiti? Esiste rispetto reciproco? I partner riescono a riparare dopo un conflitto? Gli impegni vengono mantenuti? Le decisioni importanti trovano uno spazio condiviso?
L’attrazione iniziale conta e merita ascolto, ma la compatibilità si rivela attraverso il tempo. Intensità e familiarità emotiva possono accompagnare un rapporto sano oppure nascondere insicurezza, controllo e instabilità. Affidabilità, gentilezza e capacità di affrontare insieme i problemi forniscono indicazioni più solide della sola “chimica”.
Questo approccio possiede anche una dimensione pubblica. Educazione affettiva, salute sessuale, prevenzione della violenza e accesso ai consultori aiutano le persone a riconoscere la differenza tra un legame intenso e una relazione sicura.
Che cosa resta, allora, dell’anima gemella?
La scienza non può escludere il destino e non possiede strumenti per confermarlo. Mostra però che nessun test psicologico, circuito cerebrale o algoritmo disponibile individua in anticipo una persona unica e perfetta. Molte combinazioni possono trasformarsi in relazioni soddisfacenti. La scintilla apre una possibilità, mentre la vita quotidiana decide quanto quella possibilità possa crescere.
Link utili e fonti
Studi scientifici e materiali accademici utilizzati per verificare che cosa sappiamo sull’anima gemella, sull’attrazione e sulla qualità delle relazioni di coppia.
The role of relationship beliefs in predicting levels and changes of relationship satisfaction
Lo studio centrale dell’approfondimento: ha seguito 1.808 persone riunite in 904 coppie per due anni, analizzando convinzioni di destino, mentalità di crescita e andamento della soddisfazione di coppia.
Consulta lo studio ↗Is Romantic Desire Predictable? Machine Learning Applied to Initial Romantic Attraction
Due esperimenti di speed dating mostrano che gli algoritmi possono stimare alcune tendenze generali, ma faticano a prevedere in anticipo l’attrazione specifica tra due persone.
Consulta lo studio su PubMed ↗Machine learning uncovers the most robust self-report predictors of relationship quality across 43 longitudinal couples studies
Analisi di 43 studi longitudinali e 11.196 coppie. Tra i fattori più legati alla qualità del rapporto emergono impegno percepito, apprezzamento, soddisfazione sessuale e gestione dei conflitti.
Consulta lo studio ↗Matching Soulmates
Il lavoro usa il termine “anima gemella” in senso matematico per studiare abbinamenti e coalizioni stabili. È un modello di teoria dei giochi, non una prova dell’esistenza di partner predestinati.
Leggi lo studio completo ↗Telling moments and everyday experience: multiple methods research on couple relationships and personal lives
Il progetto Enduring Love? ha combinato un sondaggio su 5.445 persone con un’indagine approfondita su 50 coppie, mettendo in luce il ruolo attribuito alle attenzioni e ai gesti della vita quotidiana.
Consulta la ricerca ↗Testing the congruency hypothesis using meta-analysis: Are changes in oral contraceptive use correlated with partnered women’s sexual satisfaction?
La meta-analisi ridimensiona l’ipotesi che cambiare contraccettivo orale produca un forte cambiamento medio nella soddisfazione sessuale verso il partner: gli effetti osservati risultano piccoli e le prove complessive restano incerte.
Consulta la meta-analisi ↗Note per i lettori
L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale
