Altman frena l’IA: “Corre troppo veloce. Spero non diventi perfetta”

In appena 3 anni l’intelligenza artificiale ha conquistato di fatto tutti i settori. Uno dei suoi primi creatori lancia però l’allarme: tra sanità, scienza e potere economico, Sam Altman teme che il mondo non sia pronto

In appena tre anni, l’intelligenza artificiale è passata da curiosità tecnologica a infrastruttura globale. Una velocità senza precedenti, mai osservata prima in nessun’altra rivoluzione tecnologica. E questo oggi preoccupa persino Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, la società che ha creato ChatGPT e che più di ogni altra ha incarnato questa rivoluzione.

Intervenendo al The Tonight Show di Jimmy Fallon, Altman ha ricostruito le tappe dell’ascesa del chatbot, ammettendo che non tutto è andato come previsto. Anzi. La sensazione, ha spiegato, è che l’IA abbia rimodellato il mondo troppo in fretta, senza lasciare alla società il tempo necessario per capire, regolare e metabolizzare il cambiamento.

“Quello che mi preoccupa di più è proprio la velocità con cui l’IA è stata adottata”, ha dichiarato. “Questa tecnologia ha solo tre anni. Nessun’altra ha avuto un successo così rapido”. Un’affermazione che pesa, detta da chi guida l’azienda simbolo dell’era generativa.

Altre notizie selezionate per te:
Altman sull’IA e il “non vero lavoro”: quando l’arroganza pretende di riscrivere la dignità umana
Google lancia Gemini 3 Pro, OpenAI corre per salvare ChatGPT

Creata la prima startup in grado di operare senza dipendenti umani

Sanità, scienza e regole: il nodo della responsabilità

Altman non mette in discussione il potenziale dell’IA. Al contrario, ne riconosce apertamente le promesse, soprattutto in ambito medico e scientifico. Ma è proprio lì che emergono le sue maggiori inquietudini.

Da un lato, l’intelligenza artificiale potrebbe aiutare a risolvere problemi complessi, accelerare la ricerca e migliorare le cure. Dall’altro, però, il rischio è che le norme e la cultura collettiva non riescano a stare al passo, lasciando spazio a usi impropri o pericolosi.

“L’anno prossimo, spero che inizieremo a vedere questi modelli fare davvero piccole ma importanti nuove scoperte scientifiche”, ha spiegato Altman. “E tra cinque anni, magari guariranno le malattie. Ma dobbiamo presentare questa cosa al mondo in modo responsabile”.

Un passaggio chiave, che chiarisce come la sfida non sia tecnica, ma sociale e politica.

OpenAI in allerta: tra “codice rosso” e modelli criticati

Le parole di Altman arrivano in un momento delicato per OpenAI. Pochi giorni prima dell’intervista, l’azienda aveva dichiarato internamente un “codice rosso”, chiedendo ai dipendenti di concentrare più energie sul miglioramento di ChatGPT. Solo ad agosto era scattato il “codice arancione”, dopo che l’ultimo modello non aveva convinto una parte degli utenti, sollevando critiche su affidabilità e qualità delle risposte. Un segnale chiaro: nonostante il successo planetario, la corsa dell’IA non è priva di inciampi. E proprio questa fragilità, unita a una diffusione rapidissima, alimenta le preoccupazioni del suo stesso creatore.

Un’IA perfetta? “Spero che non accada mai”

Alla domanda diretta su quando si potrà raggiungere un’intelligenza artificiale “perfetta”, Altman ha risposto senza esitazioni: “Spero mai”.

“Come umani siamo sempre spinti a migliorare, a voler raggiungere una vetta più alta. E spero che questo continui per sempre”, ha detto. Un’affermazione che suona quasi filosofica, ma che nasconde un messaggio preciso: un’IA definitiva, chiusa, “completa” potrebbe spegnere proprio quella tensione al progresso che definisce l’essere umano.

Eppure, i progressi restano impressionanti. “Abbiamo iniziato quest’anno con modelli che potevano fare un po’ di matematica”, ha ricordato Altman, “e alla fine del 2025 stanno facendo matematica meglio degli esperti, primeggiando nelle competizioni più difficili”.

Disney investe un miliardo: l’IA entra nell’intrattenimento

Mentre il dibattito etico e sociale si accende, i grandi investitori continuano a scommettere su OpenAI. L’ultima in ordine di tempo è Disney, che ha raggiunto un accordo per investire un miliardo di dollari nella società. L’intesa prevede anche la concessione in licenza di oltre 200 personaggi Disney, che potranno essere utilizzati per generare immagini e brevi video attraverso la piattaforma Sora. Un’operazione che rafforza il legame tra IA e industria dell’intrattenimento e che, allo stesso tempo, solleva nuove domande su diritti, creatività e controllo.

Una corsa da rallentare, non da fermare

Le parole di Sam Altman tracciano un confine sottile ma cruciale. L’intelligenza artificiale non va arrestata, ma governata, l’IA deve essere uno strumento che l’uomo deve poter controllare e non qualcosa che lo sostituisce definitivamente. E certo preoccupa vedere proprio uno dei suoi principali “promotori” chiedere prudenza.

Correlati