La Terra diventa più scura: cos’è l’albedo e perché può accelerare il riscaldamento globale

I satelliti registrano una crescita dell’energia trattenuta dal pianeta. Ghiacci, nubi e aerosol decidono quanta luce torna nello spazio, mentre gli oceani assorbono gran parte del calore che rimane

A cura di Roberto Zonca

LA NOTIZIA IN BREVE – La Terra sta trattenendo più energia rispetto ai primi anni Duemila. A indicarlo sono le misure satellitari del programma CERES della NASA, che mostrano un aumento dello squilibrio tra la radiazione solare assorbita e quella restituita nello spazio. Uno dei fattori è la riduzione dell’albedo, cioè della capacità del pianeta di riflettere la luce. Meno ghiaccio e neve significano superfici più scure, come oceani e terre emerse, che assorbono più calore. A pesare sono anche i cambiamenti delle nubi e la diminuzione degli aerosol atmosferici, ridotti dalle politiche contro l’inquinamento e dalle nuove regole sulle emissioni navali. Il fenomeno può amplificare il riscaldamento globale, anche se il principale motore resta l’accumulo di gas serra. Circa il 90% dell’energia in eccesso finisce negli oceani, che continuano così a scaldarsi e a immagazzinare gran parte del surplus termico del pianeta.

Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento

L’APPROFONDIMENTO – Sono anni che parliamo dei cambiamenti climatici, e quando lo facciamo li misuriamo in termini di temperature. Eppure il riscaldamento globale sta modificando anche un’altra caratteristica della Terra, osservabile soltanto se si osserva il pianeta dallo spazio: il nostro mondo sta subendo delle alterazioni che ne mutano la capacità di riflettere la luce.

Oltre alle emissioni di gas serra, considerate dalla comunità scientifica il principale motore della crisi climatica, gli studiosi stanno seguendo con crescente attenzione un altro segnale: il pianeta trattiene una quota maggiore dell’energia che riceve dal Sole. Il fenomeno prende il nome di riduzione dell’albedo terrestre e le osservazioni satellitari mostrano che può contribuire a rendere ancora più pesante il bilancio energetico della Terra.

La Terra riflette circa il 30% dell’energia che riceve dal Sole

La differenza non si vede guardando una fotografia del pianeta. Entra però nei conti che descrivono quanta energia la Terra riceve, quanta ne trattiene e quanta riesce a rimandare nello spazio. L’albedo misura la frazione di luce riflessa da una superficie. La neve fresca e il ghiaccio ne restituiscono una parte consistente. Il mare aperto, una foresta o un terreno scuro ne assorbono molta di più. Nel complesso, la Terra riflette verso lo spazio circa il 30% della radiazione solare incidente.

Da oltre vent’anni il programma Clouds and the Earth’s Radiant Energy System (CERES) della NASA segue proprio questi scambi. Gli strumenti installati sui satelliti misurano la radiazione solare riflessa e l’energia che il pianeta emette sotto forma di infrarosso. Confrontando le osservazioni raccolte nel tempo emerge uno spostamento del bilancio: rispetto ai primi anni Duemila, oggi resta nel sistema climatico una quantità maggiore di energia.

Lo squilibrio energetico terrestre è raddoppiato

Uno studio coordinato da Norman Loeb, del NASA Langley Research Center, ha messo a confronto due periodi della serie CERES. Lo squilibrio energetico medio della Terra, indicato con la sigla Earth Energy Imbalance (EEI), si aggirava intorno a 0,5 watt per metro quadrato tra marzo 2000 e febbraio 2010. Tra gennaio 2013 e dicembre 2022 è arrivato a circa 1 watt per metro quadrato. Il valore medio è quindi raddoppiato.

Il dato di un watt per metro quadrato, letto da solo, non sembra poter avere un peso rilevante. Esteso all’intera superficie terrestre, e mantenuto giorno dopo giorno, significa accumulare un’enorme quantità di energia. Nel confronto tra i due periodi, la radiazione solare assorbita è aumentata di circa 0,9 W/m². Contemporaneamente la Terra ha emesso verso lo spazio circa 0,4 W/m² in più sotto forma di radiazione infrarossa. L’aumento delle uscite, insomma, non ha compensato quello delle entrate.

NASA e NOAA avevano già individuato una tendenza simile studiando gli anni dal 2005 al 2019. In quel caso i ricercatori avevano confrontato le misure satellitari con il calore accumulato dagli oceani. Due sistemi di osservazione molto diversi avevano restituito un andamento coerente.

Domande e risposte Le risposte essenziali per capire che cos’è l’albedo e perché interessa il clima.
  • In breve

    Che cos’è l’albedo terrestre?

    L’albedo misura quanta luce solare una superficie riesce a riflettere. Neve e ghiaccio hanno un’albedo elevata, mentre oceani e terreni scuri assorbono più energia. Nel complesso, la Terra rimanda nello spazio circa il 30% della radiazione solare che riceve.

  • Cosa sta accadendo

    Perché si dice che la Terra sta diventando più scura?

    Non significa che il cambiamento sia visibile a occhio nudo. I satelliti rilevano che il pianeta sta riflettendo una quota minore della radiazione ricevuta e quindi ne assorbe di più. Tra le cause ci sono la perdita di neve e ghiaccio, alcuni cambiamenti delle nubi e la diminuzione degli aerosol atmosferici.

  • Il dato

    Quanto è aumentato lo squilibrio energetico della Terra?

    Le misure del programma CERES della NASA indicano che lo squilibrio energetico medio è passato da circa 0,5 watt per metro quadrato nel primo decennio degli anni Duemila a circa 1 W/m² nel periodo 2013-2022. Significa che nel sistema climatico resta più energia di quanta ne venga restituita allo spazio.

  • Effetti

    Dove finisce l’energia in eccesso accumulata dal pianeta?

    La maggior parte viene immagazzinata negli oceani. Secondo le stime scientifiche, il mare assorbe circa il 90% del calore in eccesso. Per questo il contenuto termico degli oceani è uno degli indicatori più importanti per capire l’evoluzione del riscaldamento globale.

  • Chiarimento

    La riduzione dell’albedo è la causa principale del riscaldamento globale?

    No. Il principale motore del riscaldamento globale resta l’aumento dei gas serra prodotti dalle attività umane. La diminuzione dell’albedo può però amplificarne gli effetti: meno ghiaccio, alcune variazioni delle nubi e la riduzione degli aerosol possono lasciare nel sistema climatico una quantità maggiore di energia.

Risposte elaborate e verificate dalla redazione di GiornaleTecnologico.net sulla base delle fonti indicate nell’articolo.

Gli oceani assorbono circa il 90% del calore in eccesso

Gran parte dell’energia che la Terra non riesce a disperdere finisce negli oceani. Le stime indicano che il mare assorbe circa il 90% del surplus energetico legato allo squilibrio climatico.

È anche per questo che la temperatura dell’aria racconta soltanto una parte di quello che sta accadendo. Un anno può risultare meno caldo del precedente mentre il sistema climatico continua comunque ad accumulare energia sotto la superficie oceanica.

A seguirne l’evoluzione contribuisce Argo, una rete internazionale formata da migliaia di galleggianti automatici. Gli strumenti scendono periodicamente in profondità, misurano temperatura e salinità dell’acqua e poi tornano in superficie per trasmettere i dati.

Le rilevazioni oceaniche hanno permesso agli scienziati di controllare con un metodo indipendente quello che i satelliti stavano già mostrando dall’alto.

Un’analisi pubblicata nel 2024 ha calcolato tra il 1993 e il 2022 un aumento dello squilibrio energetico pari a circa 0,29 W/m² per decennio. Nel periodo in cui è possibile confrontare direttamente le diverse serie, il segnale risulta compatibile con quello osservato da CERES.

Meno ghiaccio significa più energia assorbita

Una distesa di neve restituisce verso l’alto molta più luce solare rispetto all’acqua scura che compare quando il ghiaccio si scioglie. Il passaggio dall’una all’altra superficie cambia quindi anche la quantità di energia trattenuta.

Con la riduzione di neve e ghiaccio emerge una superficie più scura. L’assorbimento aumenta, la zona si scalda e la fusione può procedere più rapidamente. Il risultato è una catena che tende ad alimentarsi: meno ghiaccio, meno luce riflessa, più energia assorbita. I climatologi chiamano questo processo retroazione ghiaccio-albedo.

L’effetto assume particolare rilievo nell’Artico. Quando il ghiaccio marino arretra, lascia direttamente esposta l’acqua dell’oceano, molto meno riflettente. E la differenza non riguarda pochi punti isolati.

Il ghiaccio rappresenta comunque soltanto una parte del quadro. Sulla quantità di luce rimandata nello spazio incidono anche le nubi, il vapore acqueo e gli aerosol presenti nell’atmosfera.

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Le nubi possono spostare il bilancio in entrambe le direzioni

Le nubi riflettono verso lo spazio una parte della radiazione solare e, nello stesso tempo, trattengono una quota dell’infrarosso emesso dalla superficie terrestre. Possono quindi raffreddare oppure contribuire al riscaldamento, a seconda del tipo di nube, dell’altitudine, dello spessore e della zona in cui si forma.

Negli ultimi anni i ricercatori hanno osservato variazioni delle nubi basse sopra alcune aree oceaniche. Dove la copertura diminuisce, una quantità maggiore di luce raggiunge direttamente il mare e viene assorbita.

Su questi cambiamenti interviene anche la variabilità naturale. Nel Pacifico, per esempio, oscillazioni che durano diversi anni possono modificare la temperatura superficiale dell’acqua, la circolazione atmosferica e la distribuzione delle nubi.

È uno dei motivi per cui gli scienziati lavorano su serie di osservazioni lunghe. Un singolo anno può risentire molto delle oscillazioni naturali; quando lo stesso segnale compare per decenni diventa possibile distinguere meglio la tendenza di fondo.

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La riduzione degli aerosol ha tolto una parte dello “schermo” solare

La lotta all’inquinamento atmosferico ha prodotto un effetto climatico che a prima vista può sembrare contraddittorio. Per decenni industrie, centrali, veicoli e navi hanno immesso nell’atmosfera grandi quantità di aerosol, minuscole particelle capaci di riflettere una parte della radiazione solare. I solfati possono anche modificare alcune caratteristiche delle nubi, rendendole più riflettenti.

Queste particelle hanno quindi esercitato un effetto raffreddante e mascherato una parte del riscaldamento prodotto dai gas serra.

Le politiche che ne hanno ridotto le emissioni hanno portato benefici importanti alla salute pubblica. Particolato e composti dello zolfo aumentano infatti il rischio di malattie respiratorie e cardiovascolari e contribuiscono alle morti premature legate all’inquinamento atmosferico. Nel momento in cui le concentrazioni diminuiscono, però, si riduce anche la quantità di luce che quelle particelle riuscivano a rimandare nello spazio.

Uno studio pubblicato nel 2024 su Communications Earth & Environment ha stimato che il calo degli aerosol prodotti dalle attività umane abbia contribuito per circa 0,2 ± 0,1 W/m² per decennio all’aumento dello squilibrio energetico tra il 2001 e il 2019. Nello stesso periodo CERES registrava una crescita complessiva di circa 0,47 W/m² per decennio.

Una parte dell’aumento osservato potrebbe quindi dipendere proprio dalla progressiva pulizia dell’atmosfera.

Questo non trasforma l’inquinamento in una soluzione climatica. Quello che era un problema resta tale. Gli aerosol restano nell’atmosfera per periodi relativamente brevi, mentre la CO₂ si accumula e continua a influenzare il clima molto più a lungo. Lasciare nell’aria particelle nocive significherebbe mantenere un grave problema sanitario senza intervenire sulla causa principale del riscaldamento.

Dal 2020 le navi emettono molto meno zolfo

Il traffico marittimo offre uno degli esempi più chiari di questo effetto. Dal 1° gennaio 2020 l’International Maritime Organization ha abbassato dal 3,5 allo 0,5% il limite massimo di zolfo nei combustibili navali al di fuori delle aree soggette a restrizioni ancora più severe. Le emissioni di ossidi di zolfo sono diminuite drasticamente e la qualità dell’aria è migliorata lungo le rotte più trafficate e nelle zone costiere. Sopra gli oceani, però, sono calate anche le particelle che riflettevano una parte della radiazione solare o influenzavano la luminosità delle nubi.

Gli scienziati hanno cercato di capire quanto questo cambiamento abbia inciso sul forte aumento delle temperature registrato negli ultimi anni. Le stime non coincidono del tutto. Uno studio pubblicato nel 2024 ha calcolato, per tre grandi regioni oceaniche caratterizzate da intenso traffico navale e nubi basse, un forcing radiativo vicino a +0,074 W/m² associato alle nuove regole IMO.

Il segnale esiste, ma le dimensioni stimate non permettono di attribuire alla sola riduzione dello zolfo l’impennata delle temperature globali. Il caldo recente nasce dalla sovrapposizione dell’accumulo dei gas serra, delle oscillazioni naturali e di altri cambiamenti che interessano oceani e atmosfera.

Dal 2025 limiti più severi allo zolfo anche nel Mediterraneo

Dal 1° maggio 2025 il Mediterraneo è diventato un’area a controllo delle emissioni di zolfo. Le navi che lo attraversano devono utilizzare combustibili con un contenuto massimo dello 0,10%, contro lo 0,50% previsto dallo standard internazionale generale. Per l’Italia significa meno emissioni nelle vicinanze dei porti e lungo una delle aree marittime più trafficate al mondo. Il provvedimento interessa direttamente città come Genova, Trieste, Venezia, Livorno, Civitavecchia, Napoli, Palermo e Cagliari, oltre a numerosi altri centri costieri.

I benefici sulla qualità dell’aria arrivano rapidamente. La riduzione degli ossidi di zolfo e del particolato abbassa l’esposizione delle popolazioni che vivono nelle aree portuali e lungo le coste.

Sul clima i tempi sono diversi. L’effetto raffreddante degli aerosol diminuisce rapidamente quando le emissioni vengono tagliate; ridurre l’accumulo di CO₂ richiede invece interventi strutturali sul consumo di combustibili fossili e produce effetti su una scala temporale molto più lunga.

È una differenza che pesa soprattutto durante questa fase di transizione: l’atmosfera diventa più pulita, mentre gran parte dei gas serra emessi negli anni precedenti continua a esercitare il proprio effetto.

La perdita di albedo amplifica un riscaldamento già in corso

L’aumento dei gas serra prodotti dalle attività umane resta il principale motore del riscaldamento globale. La diminuzione dell’albedo agisce sopra questo cambiamento e, in determinate condizioni, ne rafforza gli effetti. Accade quando il ghiaccio scompare e lascia posto all’oceano, quando alcune nubi diminuiscono o quando nell’atmosfera restano meno particelle capaci di riflettere la luce. Ogni fenomeno ha un peso diverso e non tutti seguono lo stesso andamento anno dopo anno.

Per questo il dato sulle temperature viene ormai affiancato sempre più spesso da quello sul bilancio energetico terrestre. Il primo misura quanto si è scaldato il pianeta; il secondo permette di capire se il sistema sta ancora accumulando energia. Le osservazioni degli ultimi due decenni indicano che il saldo resta positivo e che lo squilibrio è cresciuto. Gran parte di quel surplus continua a finire negli oceani.

La Terra, dunque, non sta soltanto diventando più calda. Sta trattenendo più energia di quanta riesca a restituirne allo spazio. Ed è questo accumulo, molto più di una semplice variazione di “colore”, a spiegare perché la riduzione dell’albedo interessa così da vicino chi studia l’evoluzione del clima.

Link e fonti

Studi scientifici, dati NASA e documenti ufficiali per approfondire albedo, squilibrio energetico terrestre, aerosol e riscaldamento globale.

  • Programma NASA

    CERES – Clouds and the Earth’s Radiant Energy System

    Ente: NASA Langley Research Center · Consultazione:

    È il programma satellitare della NASA che misura la radiazione solare riflessa dalla Terra e l’energia infrarossa emessa verso lo spazio, dati fondamentali per ricostruire il bilancio energetico del pianeta.

    Consulta CERES
  • Studio scientifico

    Observational Assessment of Changes in Earth’s Energy Imbalance Since 2000

    Autori: Norman G. Loeb e altri · Pubblicazione:

    Lo studio basato sui dati CERES documenta il passaggio dello squilibrio energetico medio terrestre da circa 0,5 a circa 1 W/m² e analizza l’aumento della radiazione solare assorbita dal pianeta.

    Leggi lo studio
  • NASA e NOAA

    Joint NASA, NOAA Study Finds Earth’s Energy Imbalance Has Doubled

    Enti: NASA e NOAA · Pubblicazione:

    L’analisi confronta le osservazioni satellitari CERES con le misure della rete oceanica Argo. I due sistemi indipendenti mostrano un forte aumento dell’energia trattenuta dalla Terra; circa il 90% del surplus finisce negli oceani.

    Consulta l’analisi
  • Studio sugli aerosol

    Recent reductions in aerosol emissions have increased Earth’s energy imbalance

    Rivista: Communications Earth & Environment · Pubblicazione:

    La ricerca stima che la diminuzione degli aerosol prodotti dalle attività umane abbia contribuito per circa 0,2 ± 0,1 W/m² per decennio alla crescita dello squilibrio energetico osservato tra il 2001 e il 2019.

    Leggi lo studio
  • Ricerca 2026

    Aerosol effective radiative forcing increases Earth’s energy imbalance in recent decades

    Rivista: Nature Communications · Pubblicazione:

    Lo studio utilizza osservazioni satellitari per ricostruire il ruolo delle interazioni tra aerosol e nubi. Gli autori collegano il calo delle particelle antropiche a una crescita del forcing radiativo sugli oceani tra il 2003 e il 2023.

    Leggi la ricerca
  • Regole internazionali

    Nuovi limiti alle emissioni di zolfo nel Mediterraneo

    Ente: International Maritime Organization – IMO · Entrata in vigore:

    Il Mediterraneo è diventato un’area a controllo delle emissioni di zolfo. Il limite nei carburanti delle navi è sceso allo 0,10%, rispetto allo 0,50% previsto dallo standard globale fuori dalle aree ECA.

    Consulta l’IMO
Fonti consultate e verificate dalla redazione di GiornaleTecnologico.net. Ultimo controllo: .

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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