Finora gli agenti isolati hanno infettato soltanto amebe, mentre il caso dell’antrace del 2016 mostra cosa può accadere quando il disgelo incontra animali vulnerabili LA NOTIZIA IN BREVE - Sotto il terreno gelato dell’Artico è rimasto sepolto per millenni un archivio biologico ancora in parte attivo. Nei campioni prelevati in Siberia, alcuni virus hanno conservato la capacità di infettare e replicarsi dopo oltre 48mila anni. Il loro bersaglio, finora, sono state soltanto le amebe, ma la scoperta obbliga a guardare con maggiore attenzione a ciò che il disgelo può riportare in superficie. Il caso più concreto arrivò nel 2016 dalla penisola dello Yamal, dove un focolaio di antrace uccise migliaia di renne e provocò la morte di un bambino. Le temperature eccezionali potrebbero aver favorito la riemersione delle spore, mentre…
La ricerca apre nuove strade contro le infezioni resistenti agli antibiotici, mentre cresce il nodo della biosicurezza LA NOTIZIA IN BREVE - L’intelligenza artificiale entra in un territorio finora dominato dalla biologia sperimentale: la progettazione di interi genomi virali. Il lavoro pubblicato su Science mostra che i modelli Evo possono proporre sequenze di DNA che, una volta sintetizzate, danno origine a batteriofagi realmente attivi. Il dato più interessante arriva però dai test sui batteri resistenti: alcune combinazioni dei nuovi fagi sono riuscite a colpire ceppi di Escherichia coli contro i quali il virus naturale di riferimento aveva perso efficacia. La prospettiva riguarda soprattutto la lotta all’antimicrobico-resistenza, perché in futuro sistemi simili potrebbero accelerare la ricerca di virus capaci di attaccare batteri sempre più difficili da trattare con gli antibiotici. Ma…
Dalle cellule T alla vita fetale, la ricerca ricostruisce una possibile traiettoria della malattia tra Epstein-Barr, diabete materno e vulnerabilità neurologica La sclerosi multipla potrebbe nascere da una catena biologica più lunga di quanto si pensasse. Uno studio del Karolinska Institutet, pubblicato su Cell, chiarisce il possibile ruolo del virus Epstein-Barr: in alcune persone i linfociti T imparano a riconoscere il virus, ma finiscono per reagire anche contro ANO2, una proteina del sistema nervoso. La somiglianza tra bersaglio virale e umano può trasformare le difese in un attacco da fuoco amico contro cervello e midollo spinale. Un secondo studio della Columbia University, su JAMA Neurology, sposta parte del rischio alla vita fetale: l’analisi dei registri norvegesi collega il diabete materno in gravidanza a un rischio più che doppio di sclerosi…
Due pazienti rientrati dall’Uganda sono stati trasferiti al Sacco di Milano con procedure di biocontenimento. Il rischio per la popolazione italiana resta basso L’Ebola, finora percepita come un’emergenza lontana, confinata in aree dell’Africa segnate da epidemie ricorrenti e sistemi sanitari fragili, è entrata nel perimetro dell’allerta sanitaria italiana. Due casi sospetti nel Comasco, riguardanti un uomo e una donna rientrati dall’Uganda, hanno fatto scattare il protocollo speciale e il trasferimento all’ospedale Sacco di Milano, centro di riferimento nazionale per le malattie infettive ad alto rischio. Al momento manca la conferma diagnostica, ma la notizia è sufficiente per far salire l’attenzione su un focolaio che riguarda un raro ceppo di Ebola, il Bundibugyo, oggi osservato con crescente preoccupazione dalle autorità sanitarie internazionali. I due pazienti, secondo le prime ricostruzioni, sono cooperanti…
Dopo il focolaio sulla MV Hondius, quarantena di 42 giorni per passeggeri ed equipaggio esposti, niente voli commerciali e test prioritari nei pazienti sintomatici Fissate le regole operative per gestire in Italia il rischio legato al virus Andes, il ceppo di hantavirus associato al focolaio individuato sulla nave da crociera MV Hondius. Con la circolare dell’11 maggio il Ministero della Salute dispone quarantena fiduciaria per sei settimane, sorveglianza sanitaria attiva, limitazioni agli spostamenti, uso di mascherine chirurgiche resistenti ai fluidi nei trasferimenti organizzati e una rete nazionale di laboratori regionali per la diagnostica. La misura riguarda soprattutto i contatti ad alto rischio, cioè passeggeri ed equipaggio della nave, persone che hanno avuto rapporti stretti con casi probabili o confermati e, per scelta precauzionale italiana, tutti i passeggeri di un volo…
Dopo tre decessi e otto infezioni collegate al viaggio, OMS ed ECDC ricostruiscono itinerari, contatti stretti e rientri dei passeggeri sbarcati a Sant’Elena Primo caso di hantavirus in Svizzera. Un uomo, rientrato nel paese elvetico dopo il viaggio sulla nave da crociera MV Hondius, è ricoverato all’Ospedale universitario di Zurigo. Infezione confermata dal laboratorio di riferimento degli Ospedali universitari di Ginevra. Cambia così il perimetro del focolaio internazionale, il paziente aveva lasciato l’imbarcazione a Sant’Elena ed era tornato a casa prima che la catena di sorveglianza sanitaria raggiungesse tutti i passeggeri sbarcati. Le autorità elvetiche hanno precisato che l’uomo ha chiamato il medico di famiglia dopo la comparsa dei sintomi, poi si è presentato in ospedale. Il test ha identificato il virus Andes, ceppo sudamericano degli hantavirus e variante al…
Un’inchiesta sanitaria internazionale è in corso mentre vengono ricostruiti i possibili punti di esposizione e monitorati i contatti a bordo; per gli esperti il rischio resta contenuto Tre morti, due casi confermati e altri sospetti, con una nave isolata al largo dell’Africa occidentale. È questo il quadro aggiornato al 4 maggio del presunto focolaio di hantavirus sulla nave da crociera MV Hondius, specializzata in viaggi expedition nelle aree polari, partita da Ushuaia per un itinerario di 42 notti con tappa in Antartide e destinazione Praia, a Capo Verde. A bordo si trovano circa 150 passeggeri provenienti da 23 Paesi, oltre all’equipaggio. La situazione si è sviluppata nell’arco di poche settimane e ha attivato il monitoraggio dell’Organizzazione mondiale della sanità, che ha avviato verifiche epidemiologiche per ricostruire l’origine del contagio e…
Mortalità fino al 75% e zero vaccini. Contagi confermati tra medici e infermieri, quarantene e tracciamenti estesi: cresce l’attenzione su un patogeno classificato ad alta priorità globale Il mondo torna a tremare. Dopo il Covid-19, un nuovo focolaio virale ad alta letalità riaccende l’attenzione dei sistemi sanitari internazionali. Il virus Nipah (NiV), già noto agli infettologi di tutto il mondo, torna a preoccupare la comunità internazionale a seguito di un focolaio nello Stato del Bengala Occidentale, in India. Le autorità, al 23 gennaio 2026, hanno confermato cinque casi di infezione. I contagi riguardano medici e infermieri in servizio presso un ospedale privato a Barasat, alle porte di Calcutta. Circa 100 le persone messe in quarantena, immediato l’innalzamento della sorveglianza epidemiologica locale. Il caso indice sarebbe un paziente deceduto prima dell’esito…
L’ A/H3N2 J.2.4.1, noto come sottoclade K, manda in tilt ospedali, scuole e piani d’emergenza ancor prima del picco stagionale. E l’Oms avverte: “L’aumento è rapido e globale” La chiamano “super influenza” e non è un’esagerazione giornalistica: il Regno Unito è precipitato in poche settimane in una spirale che gli esperti definiscono “scenario peggiore”. Prima ancora che arrivasse il picco stagionale, i ricoveri per influenza in Inghilterra hanno toccato livelli mai visti in questo periodo dell’anno, con più di 2.660 pazienti al giorno, contro i 1.717 della settimana precedente. Numeri che hanno messo in forte difficoltà il Servizio sanitario nazionale britannico (Nhs), già indebolito e sotto la minaccia di un nuovo sciopero dei medici. A trainare la curva dell’epidemia è un ceppo particolarmente aggressivo: il virus A/H3N2 J.2.4.1, noto come…
Il super-virus degli uccelli continua a replicarsi nonostante la febbre del soggetto malato. Allarme sul gene PB1 e sul rischio di nuovi ceppi ibridi L’allerta sull’influenza aviaria torna a salire, e questa volta il motivo spaventa anche i ricercatori più prudenti. Un nuovo studio pubblicato su Science mostra che alcuni virus aviari, soprattutto quelli dotati del gene PB1, possiedono una capacità sorprendente: riescono a replicarsi anche quando la temperatura del corpo umano aumenta per la febbre, eludendo così uno dei meccanismi di difesa più antichi ed efficaci dell’organismo. Secondo gli scienziati della University of Cambridge e della University of Glasgow, questi ceppi mantengono un’attività piena anche sopra i livelli che mettono in crisi i virus influenzali umani. Mentre i normali virus A (come il PR8) rallentano o si bloccano quando…