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Si tratta di un fenomeno mai osservato prima: Avi Loeb rilancia la sfida all’ignoto
L’oggetto interstellare 3I/ATLAS continua a sorprendere e ora aggiunge un capitolo inatteso alla breve storia degli astri provenienti da altri sistemi stellari: emette raggi X, un comportamento mai osservato né in 1I/‘Oumuamua, né in 2I/Borisov. A sottolinearlo è il fisico e astronomo Avi Loeb, che nel suo blog su Medium definisce la rilevazione “senza precedenti in un oggetto interstellare”.
Il fenomeno, spiegano le agenzie spaziali, non è di per sé insolito nelle comete, perché i raggi X rappresentano un prodotto naturale di alcune interazioni tra vento solare e gas espulsi dal nucleo. Tuttavia, il fatto che un visitatore proveniente da un altro sistema stellare mostri la stessa firma ha suscitato grande interesse. Come ricorda la NASA, i raggi X sono radiazioni elettromagnetiche ad alta energia e lunghezza d’onda molto corta, studiate più in termini di energia che di frequenza.
Di solito emergono da fenomeni estremi come buchi neri, pulsar e stelle di neutroni, ma possono comparire anche nelle comete quando la chioma si riempie di gas ionizzati. In questo caso, quindi, nulla suggerisce una natura artificiale dell’oggetto: l’emissione rientra nei meccanismi noti della fisica cometaria. Ma resta il fatto che 3I/ATLAS è il primo oggetto interstellare a presentare questa caratteristica, e questo basterebbe da solo a trasformarlo nel nuovo caso di studio più discusso dell’astronomia moderna.
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XRISM e la rilevazione dei raggi X
A identificare l’emissione è stato il team internazionale che lavora alla missione XRISM (X-Ray Imaging and Spectroscopy Mission), sviluppata da JAXA con la collaborazione di NASA ed ESA. La sonda, progettata per studiare le emissioni ad alta energia di galassie e materia oscura, è equipaggiata con due strumenti cruciali: Xtend, un imager basato su sensori CCD, e Resolve, uno spettrometro per analisi di precisione. Gli scienziati hanno puntato XRISM verso 3I/ATLAS tra le 23:20 del 26 novembre e le 20:38 del 28 novembre 2025, accumulando 17 ore di esposizione. È stato necessario attendere che la cometa si allontanasse abbastanza dal Sole per garantire una misurazione sicura e non disturbata dal forte bagliore solare.
Le analisi hanno rivelato un debole bagliore esteso per 5 minuti d’arco, pari a circa 400.000 chilometri attorno al nucleo. Gli scienziati della missione hanno spiegato in un comunicato che “questa estensione è difficile da spiegare solo con la sfocatura dovuta alle prestazioni di imaging di XRISM, suggerendo la possibilità di una nube diffusa di gas che circonda la cometa e che emette un debole bagliore nei raggi X per diverse centinaia di migliaia di chilometri”. Un indizio che conferma la presenza di una chioma ampia e dinamica, coerente con il comportamento delle comete che iniziano a sublimare rapidamente quando il calore solare raggiunge i ghiacci superficiali.
Perché una cometa emette raggi X
La causa del fenomeno è nota da tempo e prende il nome di reazione di scambio di carica. Avviene quando uno ione carico positivamente cattura un elettrone da un atomo neutro, si porta in uno stato energetico elevato e, tornando stabile, rilascia raggi X. Nel caso delle comete, il processo si innesca quando il vento solare, composto da particelle ionizzate, collide con i gas liberati dal nucleo. La chioma nasce infatti dal degassamento: mentre la cometa si avvicina al Sole, la superficie ghiacciata sublima e libera composti volatili che si espandono nello spazio. In particolari condizioni, questo processo può diventare persino distruttivo, come accaduto recentemente alla cometa C/2025 K1, il cui nucleo si è frammentato. Il comportamento di 3I/ATLAS rientra dunque nel quadro fisico noto, ma rappresenta una prima assoluta per un oggetto arrivato dall’esterno del Sistema Solare.
Lo spettro di 3I/ATLAS e le analisi di Avi Loeb
Nel suo articolo, il professor Loeb spiega che lo spettro ottenuto con lo strumento Xtend mostra “componenti di emissione in eccesso associate a carbonio, azoto e ossigeno, oltre all’emissione di fondo della Via Lattea o all’emissione atmosferica terrestre”. Una firma coerente con la chimica delle comete, ma che gli scienziati vogliono comprendere nel dettaglio per valutare eventuali anomalie. Loeb stesso aggiunge che sarebbe importante “verificare se ci siano altre caratteristiche nei raggi X diverse dalle firme attese delle reazioni di scambio di carica con il vento solare”, suggerendo che l’indagine non si fermerà qui.
Con l’avvicinarsi della cometa alla distanza minima dalla Terra – attesa per il 19 dicembre – il numero di strumenti puntati su 3I/ATLAS aumenterà. È probabile che telescopi e osservatori sensibili ai raggi X tentino nuove misurazioni per confermare l’estensione del bagliore e ricostruire la composizione esatta della nube di gas. Ogni nuova osservazione contribuirà a definire con più precisione la fisica del terzo oggetto interstellare mai rilevato.
Link utili per approfondire:
XRISM observes a cometary interloper 3I/ATLAS from beyond the solar system | TOPICS | XRISM X-Ray Imaging and Spectroscopy Mission | JAXA
